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IL CANADA ADESSO DOMINA… A 'MENO VENTI': ECCO COME

Prima Denis Shapovalov, ora Felix Auger-Aliassime e Bianca Andreescu: nessuno ha compiuto 20 anni

di Enzo Anderloni | 26 marzo 2019

Prima Denis Shapovalov, ora Felix Auger-Aliassime e Bianca Andreescu: nessuno ha compiuto 20 anni. Con loro un paese con scarsa tradizione tennistica ha invertito la tendenza e ora ha tre fenomeni pronti a esplodere

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

Una storia d’amicizia. Una storia di successo. Denis Shapovalov, Felix Auger-Aliassime e Bianca Andreescu: una nazione come il Canada, senza una grande storia tennistica alle spalle, si sta aprendo a un futuro diverso.
Nato in Israele, in Canada da quando ha nove mesi, Shapovalov ha costruito le basi del suo tennis così personale con la madre, Tessa, che gestisce un’accademia a Vaughan. Continua a lavorare con lei e Rob Steckley, che sta cercando di incanalare la naturale aggressività del suo gioco. “A 19 anni vuoi tutto e subito - ha detto al sito dell’ATP - ma così alzi solo le aspettative e rischi di perderti, di farti condizionare dalle paure. Va imparato che non c’è niente di male a stare nello scambio, serve capire quando premere sull’acceleratore e quando passare al piano B”. Shapovalov, tornato al best ranking di numero 23 grazie ai quarti a Montpellier e Rotterdam e agli ottavi a Indian Wells quest’anno, si è convinto che il percorso di crescita passa anche per la scelta dei momenti in cui dare sfogo all’ispirazione.

Oltre hockey e lacrosse
Il Canada ha identificato nel 1994 hockey e lacrosse come sport nazionali. Nel tennis, dopo Mike Belkin, arrivato ai quarti all’Australian Open 1968, si è riconosciuto nei grandi doppisti come Grant Connell o Sebastien Lareau, primo canadese a vincere uno Slam e capace di conquistare anche l’Oro olimpico nel 2000 con Daniel Nestor (il primo nella storia a vincere Olimpiadi, tutti gli Slam, i Masters 1000 e le ATP Finals almeno una volta). Nestor ha ispirato la generazione di Milos Raonic e Vasek Pospisil. E loro hanno cambiato anche le prospettive di chi è venuto dopo.
“Ci hanno fatto capire che con il duro lavoro potevi diventare un tennista di successo, anche se eri nato in Canada”, ha detto Shapovalov.

Amici veri
La rivalità sul circuito non ha allentato l’amicizia stretta con Felix Auger-Aliassime, con cui ha dimostrato anche di poter giocare benissimo in doppio in Davis contro la Slovacchia: un ostacolo in più per l’Italia che esordirà proprio contro il Canada nelle Davis Cup Finals, nuova versione. Si scambiano storie su Snapchat ogni giorno da più di due mesi, ha detto Shapo di recente. Perché l’amicizia è una forma di elezione: se nasce da giovanissimi resta speciale e magari dura tutta la vita. Madre canadese, padre originario del Togo che ha insistito perché mantenesse i due cognomi, Felix può anteporre “il più giovane” a quasi tutto quello che ha ottenuto: vincere un match in un Challenger, passare un turno in un Masters 1000 dal 1990, raggiungere la finale in un ATP 500 dal 2009. È entrato nella Top 200 nel 2017: era il più giovane a farcela dai tempi di Rafa Nadal. La prossima settimana sarà nei primi 50.

Senza pressioni
La famiglia l’ha cresciuto senza mettergli pressioni. Bastano quelle che si è sempre messo addosso da solo. Competitivo da sempre, già da quando giocava con la sorella maggiore, non vuole essere ricordato “solo per aver giocato una finale o vinto un torneo a 18 anni”, come dice lui. Fisico e testa perfetti per il tennis moderno, con una sveltezza di piedi degna del miglior Muhammad Ali, ha condiviso il piano di lungo periodo di Tennis Canada: nessuno voleva gettarlo in pasto ai leoni troppo presto.
I risultati, però, rispecchiano un modo di pensare. “Quando sono arrivato in Canada - ha detto il vicepresidente del dipartimento Alta Prestazione e Sviluppo degli Atleti della Federazione, Louis Borfiga - i giovani tennisti canadesi non avevano ambizione. Poi sono arrivati Raonic, Pospisil, Bouchard che invece questa spinta interiore ce l’avevano. Loro ci hanno permesso di cambiare anche la mentalità delle generazioni successive”.

Filosofia… Bianca
Anche Bianca Andreescu non ha mai dovuto faticare troppo per trovare le motivazioni. Il resto l’ha fatto un tennis fatto di studiate e continue variazioni di ritmo e una volontà che l’ha portata a battere due volte in poche settimane Angelique Kerber, in finale a Indian Wells e a Miami. La tedesca l’ha etichettata come “la peggior drama-queen del circuito”. Anche se Andreescu si è poi ritirata nel match successivo. Ed essere di origine straniera, come Shapovalov e Auger-Aliassime, ha detto lei, non è un fattore. Non cambia nulla.

Tra una partita e l’altra Andreescu continua a studiare online per finire la scuola, “perché la conoscenza è potere”, ha spiegato in conferenza stampa a Indian Wells. È curiosa, guarda il basket NBA, le piace andare ai concerti, provare ristoranti e cucine diverse, si diverte con i monologhi comici su Netflix. Auger-Aliassime e Shapovalov l’hanno incitata e apprezzata via Twitter per i suoi successi delle ultime settimane. Perché in fondo ogni loro successo è uno stimolo per gli altri.

“Se posso farcela io, possono riuscirci anche loro. E viceversa”, ha spiegato Bianca, senza nessun timore di essere considerata a 18 anni già a suo modo un riferimento. Non solo in questo ristretto gruppo.
La crescita dei risultati, ha spiegato Borfiga, sta facendo aumentare il numero di ragazzi che vogliono provare a giocare. Anche per loro ha indicato la strada con una scritta iconica sulle pareti del centro tecnico di Tennis Canada a Montreal. Il motto ha già dimostrato di essere più che valido nelle ultime due generazioni: “Dona, ricevi, condividi e il tuo sogno si realizzerà”.