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QUANDO IL TENNIS VA OLTRE… I QUARANT'ANNI

A Indian Wells Ivo Karlovic è stato il primo over 40 a vincere un match nel circuito Atp quasi 25 anni dopo Jimmy Connors, l’ultimo grande ‘vecchio’ del tour

di Enzo Anderloni | 16 marzo 2019

A Indian Wells Ivo Karlovic è stato il primo over 40 a vincere un match nel circuito Atp quasi 25 anni dopo Jimmy Connors, l’ultimo grande ‘vecchio’ del tour. Prima di lui, anche Pancho Gonzales e Ken Rosewall

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

A quarant’anni si può ancora vincere. Anche nel tennis moderno che tanto chiede al fisico. A Indian Wells, Ivo Karlovic è diventato il più anziano a passare un turno in un Masters 1000. Quella su Matthew Ebden al primo turno è la sua prima vittoria da over 40. In due tie-break, allo Stadium 5, il croato ha firmato un altro piccolo grande primato. Era dai tempi di Jimmy Connors che nel circuito maschile non si registrava la vittoria di un ultra-quarantenne. Al torneo di Halle del 1995, Connors eliminò al primo turno il canadese Sébastien Lareau, futuro vincitore in doppio dello Us Open 1999 e dell’Oro olimpico nel 2000, e al secondo Martin Sinner, tedesco che quell’anno conquistò i suoi unici due titoli in singolare. Perderà nei quarti contro Marc Rosset.

Pancho e Ken
Oltre a “Jimbo”, restano i due i campioni di longevità nel tennis maschile nell’era Open: Pancho Gonzales e Ken Rosewall. “C’è un circolo virtuoso nello sport: più ti diverti più ti alleni; più ti alleni più migliori; più migliori più ti diverti”, diceva Gonzales, uno che vinceva la metà dei punti solo col terrore che riusciva a incutere negli avversari: parola di Jack Kramer. Figlio di un addetto agli arredi di scena di uno studio cinematografico, cresciuto forte e ribelle nell’America della Grande Depressione. Ha 40 anni quando scatta l’era Open e 41 quando gioca la partita che ne definisce l’epica e la carriera, a Wimbledon nel 1969. Charlie Pasarell, statunitense di 25 anni di origini portoricane, vince i primi due set. “Pancho” convince il referee a interrompere il match e rinviarlo al giorno dopo. Al rientro, salva sette match point e vince 22-24 1-6 16-14 6-3 11-9. Ha giocato 112 giochi totali, 5 ore e 12 minuti. Dopo quel match, Jimmy Van Alen riprende una sua vecchia idea, e inventa la “sudden death”, il tiebreak. Ha vinto in rimonta anche la finale che l’ha incoronato il più anziano vincitore di un torneo ATP nell’era Open. A quasi 44 anni, nel febbraio del 1972, va sotto di due set contro il francese Georges Goven, che ha vent’anni di meno. Si gioca a Des Moines, un tempo città più grande dell’Iowa. “Se dovessi scegliere qualcuno che giochi per la mia vita - diceva il giornalista Bud Collins - sceglierei Pancho Gonzales”. Che infatti rimonta e vince 3-6 4-6 6-3 6-4 6-2.

6 titoli da Over 40
Restano forse inarrivabili i sei titoli da over 40 di Ken Rosewall, che per tutta la vita si è portato dietro un soprannome da contrappasso, Muscles, lui di corporatura minuta e rimasta peraltro quasi intatta. Nel 1975, a oltre 40 anni, vince tre tornei: a Jackson, Houston e Gstaad, dove il centrale lo intitoleranno anni dopo a Roy Emerson. Ne ha già 41, a fine anno, quando chiude da numero 6 del mondo. I primi tre della classifica di fine anno potrebbero essere suoi figli: Jimmy Connors (numero 1) e Guillermo Vilas (numero 2) hanno 23 anni, Bjorn Borg addirittura 19. Nessuno ha mai chiuso in Top 10 una stagione a un’età più avanzata.
Rosewall vince gli ultimi due titoli a Hong Kong nel 1976 e nel 1977. È di fatto semi-ritirato, si limita a giocare in Australia e in Asia, anche perché ha iniziato anche a lavorare come coach in Giappone attraverso un amico fotografo, Eiichi Kawatei. Nel 1978, a 44 anni, riesce ancora a passare due turni all’Australian Open: è il più anziano a esserci mai riuscito in uno Slam.

C’è anche il doppio
In un’epoca ben diversa Henri Cochet continuò a giocare fino a oltre cinquant’anni. Nel 1949 arrivò in finale ai British Hard Court Championships; a dicembre di quell’anno, a 48 anni, vinse un torneo a Barcellona. Ne aveva 56 di anni quando passò un turno in doppio con Bernard Destremau a St. Moritz, teatro del suo primo trionfo 36 anni prima.

Anche gli anni Duemila, la stagione dei ‘Millennials’, testimoniano quanto per l’antico sia sempre difficile arrendersi al moderno, al futuro che avanza. Proprio nel 2000 era tornata in campo Martina Navratilova, dopo il primo addio al tennis sei anni prima. A 46 anni, con il titolo in doppio misto all’Australian Open, è diventata la terza giocatrice nella storia ad aver vinto tutte le prove di tutti gli Slam in carriera. In coppia con Leander Paes, nato nel 1973 quando Martina vinceva il suo primo major, a 46 anni e 8 mesi ha vinto quell’anno anche a Wimbledon. Il ventesimo titolo complessivo ai Championships, eguagliato il primato di Billie Jean King, l’ha resa anche la più anziana campionessa Slam. E non finisce qui. Un anno dopo, sempre a Wimbledon, ha lasciato un game in singolare al primo turno a Catalina Castaño. A 47 anni e 8 mesi, firma il primato di longevità in singolare nell’era Open. Ha vinto il suo ultimo titolo allo Us Open del 2006, nel doppio misto, un mese prima di compiere 50 anni. Con lei, il tempo è rimasto solo un’illusione.