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SINNER, LO SCALATORE PRECOCE: MAI NESSUN AZZURRO MEGLIO DI LUI

Dopo il Challenger di Bergamo il 17enne altoatesino è arrivato a 11 partite vinte di fila e ha conquistato il torneo Itf di Trento

di Enzo Anderloni | 05 marzo 2019

Dopo il Challenger di Bergamo il 17enne altoatesino è arrivato a 11 partite vinte di fila e ha conquistato il torneo Itf di Trento. Mentre lui tira dritto, noi scopriamo che… nessuno italiano ha mai fatto così in fretta

di Viviano Vespignani

Prima Bergamo, adesso la vittoria a Trento. Sinner non si ferma più. Nella storia del tennis italiano, vincere un torneo Challenger da junior era accaduto un’unica volta, trent’anni or sono. La clamorosa impresa era riuscita nel 1989 a Stefano Pescosolido, impegnato a disputare il terzo torneo della sua carriera pro sui campi del Parioli. Alla fine dello scorso febbraio a fare il bis, per di più a un’età ancor più verde, ci ha pensato proprio Jannik, altoatesino di poche e misurate parole, nato in un affascinante angolo dell’Alto Adige. Allievo da quattro anni a questa parte di Riccardo Piatti, si allena a Bordighera dove viene seguito dallo staff del coach comasco e, principalmente, da Andrea Volpini.
Stefano si era imposto un mese prima di compiere 18 anni, Jannik gli ha strappato il record nazionale di giovinezza a 17 anni e mezzo a Bergamo davanti a 2.500 spettatori. Per entrambi il passaporto per il main draw è stata una lungimirante wild card e per entrambi la famosa “prova del nove” di Rino Tommasi (basata sull’esame della qualità del match che fa seguito a un exploit) ha avuto piena e concreta realtà. Stefano lasciò appena tre game a Renzo Furlan e all’austriaco Oliver Fuchs dopo aver prevalso su Cristiano Caratti nei quarti di finale. “Turbo-Jannik” ha fatto ancor meglio battendo 6-2 6-3 Gianluigi Quinzi, 6-2 6-3 il francese Tristan Lamasine e 6-3 6-1 Roberto Marcora sulla scia del confronto con Salvatore Caruso che si era tradotto in una forte iniezione di fiducia.

Meglio di tutti
Sempre attingendo alla storia del tennis azzurro, ad attestare l’eccezionalità dell’impresa compiuta da Jannik Sinner a Bergamo troviamo le età alle quali sono giunti al primo successo challenger i due italiani che seguono direttamente Stefano Pescosolido. Si tratta di Filippo Volandri, primo a Biella nel 2000 a 19 anni e 19 giorni d’età, e Massimo Valeri, che si impose a Messina nel 1991 quando aveva 19 anni, 6 mesi e 9 giorni. Entrambi, quindi, vinsero dopo aver lasciato il mondo junior ma pur sempre prima dei vent’ anni, età alla quale leggiamo il primo successo Challenger di Francesco Cancellotti (Galatina 1983), Omar Camporese (Vienna, Aut, 1988), Renzo Furlan (Tampere, Fin, 1990), Massimo Ardinghi (Kanegawa, Jnp, 1991), Andrea Gaudenzi (Bangalore, Ind, 1993) e Daniele Bracciali (Olbia, 1998).

In classifica? Nessuno come lui
La vittoria riportata a Bergamo ha consentito a Jannik di guadagnare in un sol colpo ben 222 posizioni nella classifica mondiale ATP col risultato di balzare sulla 324a poltrona. Vale allora la pena chiederci quali classifiche hanno occupato, esattamente a 17 anni e mezzo, gli italiani più precoci. Diego Nargiso fu classificato 363° a metà settembre del 1987 e Gianluigi Quinzi 385° all’inizio di agosto del 2013. Dunque, Jannik ha fatto ancor meglio di Diego e Gianluigi anche in questo, e ancor di più ha fatto, sempre alla stessa età, nei confronti degli italiani Top 30 degli Anni 2000 a cominciare da Fabio Fognini e Andreas Seppi, suo punto di riferimento degli anni più verdi come oggi. Se poi prendiamo in considerazione il quadro degli under 18 oggi presenti nella classifica mondiale scopriamo che l’azzurro è l’unico junior a essere presente nella Top 400. È riuscito a raggiungere tutti questi traguardi, se così si può dire, in punta di piedi, come ci si attende da un ragazzo che coach Volpini dipinge molto serio, molto tranquillo, capace di un approccio “ideale” al mondo del tennis dopo esser stato un campione in erba dello sci. In campo ha dimostrato una notevole solidità di carattere, una forte capacità di concentrazione, un talento genuino seppur con angolazioni ancora tutte da scoprire. Il suo exploit ha sorpreso tutti con l’eccezione, probabilmente, di Riccardo Piatti che già nel 2015 si era convinto delle notevoli qualità potenziali di Jannik e che non ha mai esitato a pronosticargli un eccellente futuro. Ebbene, se una tal predizione giunge da un tecnico come Piatti noi tutti abbiamo un motivo in più per seguirne passo passo la carriera.