-
Archivio News

INCONTENIBILE SINNER, NEXT GEN AZZURRO

Jannik, altoatesino come Seppi, è il primo classe 2001 al mondo a conquistare un Challenger Atp

di Enzo Anderloni | 26 febbraio 2019

Jannik, altoatesino come Seppi, è il primo classe 2001 al mondo a conquistare un Challenger Atp. Si allena con Piatti e a Bergamo ha battuto giocatori solidi e in forma (come Marcora). Ora è n.324 e 13 della Race to Milan

di Alessandro Nizegorodcew - foto A. Milesi

Sguardo verso il proprio angolo, un timido sorriso, nessun gesto eclatante. È stata questa la reazione di Jannik Sinner, 17 anni e 6 mesi, dopo il match point vincente della finale di Bergamo, nella quale ha annichilito il bravo Roberto Marcora lasciandogli la miseria di quattro giochi. Sinner, altoatesino come il suo idolo Andreas Seppi, è divenuto il primo classe 2001 al mondo a conquistare un titolo challenger arrivando al best ranking di numero 324 Atp. Il percorso verso i piani alti del tennis è molto complesso e ricco di insidie, ma le potenzialità del Next Gen azzurro sono eccezionali. “La strada è lunga, ne sono consapevole; ci saranno settimane in cui giocherò meglio e altre in cui giocherò peggio. Nei challenger la differenza la fanno pochi punti importanti e dovrò essere bravo a giocarli nell’arco di tutta la stagione - ha detto Jannik -. Al momento non penso alla classifica, non voglio mettermi pressione, ma a questo livello posso giocarmela con tutti”.

Da Sesto a Bordighera
Sinner nasce a Sesto, piccolo comune in Val Pusteria, il 16 agosto del 2001 da papà Hanspeter e mamma Siglinde, rispettivamente cuoco e cameriera in un rifugio della Val Fiscalina. Tra il piccolo Jannik e il tennis non è però amore a prima vista. “Ho iniziato a giocare a 4 anni, mi piaceva - racconta il giovane altoatesino - ma ero più bravo con gli sci ai piedi. A 7 anni ho ripreso in mano la racchetta e non l’ho più abbandonata”. Sinner continua a dedicarsi con successo anche agli sport invernali, tanto da divenire nel 2008 campione italiano junior in slalom gigante, “ma non era la disciplina adatta a me: a me piace giocare e uno sport in cui la prestazione dura meno di due minuti non mi entusiasmava; per non parlare dei possibili infortuni, che sulla neve sono all’ordine del giorno”. Jannik comincia a fare sul serio tra Tc Brunico e Tc San Giorgio, dove viene seguito da Heribert ‘Hebi’ Mayr (storico maestro della zona che ha cresciuto anche Florian Allgauer e le sorelle Mayr) e Andrea Spizzica. “Ricordo che ero appena arrivato in Alto Adige - spiega ques’ultimo - e non capivo una parola di tedesco, mentre Sinner non parlava ancora bene italiano. Tra di noi, nonostante le difficoltà linguistiche, è nato sin da subito un grande feeling. Il suo pregio più grande? Già da bambino apprendeva e immagazzinava rapidamente tutto quello che gli veniva insegnato, senza mai avere il timore di mettere in pratica in partita ciò che provava in allenamento. Tutto ciò giocando davvero poco. Alla Lambertenghi (campionati italiani under 12, ndr), allenandosi solamente due volte a settimana, arrivò a sorpresa in semifinale battendo, tra gli altri, Lorenzo Musetti”.

La svolta a Bordighera
A 14 anni arriva la grande svolta. Jannik, anche grazie all’intuizione dell’ex ‘Pro’ Alex Vittur, da sempre a stretto contatto con Max Sartori, si trasferisce a Bordighera sotto l’egida di Riccardo Piatti. “All’inizio non è stato facile - ammette Sinner - perché ho lasciato casa e famiglia per andare a vivere in Liguria, a casa del maestro croato Luka Cvjetkovic, con tutta la sua famiglia e il suo cane. Dopo le prime difficoltà, però, mi sono trovato benissimo e ora i figli di Luka sono come fratelli”. Oggi Sinner vive da solo, si allena al Piatti Tennis Center (dove ha potuto incrociare la racchetta anche con campioni come Roger Federer, Novak Djokovic e David Goffin) e gira il mondo con il giovane coach Andrea Volpini, “con cui mi trovo benissimo sotto tutti i punti di vista”, dice.

Il trionfo di Bergamo
Jannik partecipa ai tornei Junior Itf fino al 2017 quando decide di passare, con largo anticipo rispetto alla media, al professionismo. “Lo scorso anno ho disputato solamente il Trofeo Bonfiglio (raggiungendo i quarti di finale; ndr) - spiega Sinner - dedicandomi alle prime esperienze nel mondo Futures e Challenger. È stata una mia precisa scelta e non ho mai preso in considerazione la possibilità di prolungare l’attività giovanile. Volevo subito confrontarmi con un livello più alto”.

La stagione 2018 porta Sinner alla sua prima finale Futures a Santa Cristina Val Gardena e alla prima partita vinta in un main draw Challenger a Ortisei, “ma pensavo e speravo di raggiungere risultati migliori”. Il 2019 inizia con il botto: semifinale nel torneo da 25.000 dollari di Aktobe e, ovviamente, il clamoroso trionfo nel Challenger di Bergamo. Sinner ha messo in fila tutti ottimi tennisti di categoria: Lucas Miedler (7-6 6-1), Salvatore Caruso (6-2 2-6 6-2), Viktor Galovic (7-5 1-6 6-4), Gianluigi Quinzi (6-2 6-3), Tristan Lamasine (6-2 6-3) e Roberto Marcora (6-3 6-1). “Prima della finale ero teso, ma dopo la vittoria contro Caruso al 2° turno sentivo che avrei potuto vincere il torneo. Ho vissuto tante emozioni. È stato fantastico giocare un derby italiano davanti a un pubblico così numeroso”.

Il tennis di Jannik
Rovescio da urlo, ottimo diritto, servizio potente e vario, testa da giocatore vero. Jannik Sinner è l’emblema del tennista moderno, arricchito però da capacità mentali fuori dalla norma. Poche parole, tanti fatti. “È vero - racconta Sinner - noi altoatesini parliamo poco e siamo piuttosto tranquilli.
Anche se qualche momento di nervosismo ogni tanto può capitare, con qualche pallata tirata fuori dal campo.
Questo inverno ho lavorato tanto dal punto di vista fisico, aspetto sul quale devo ancora migliorare tanto rispetto ai miei coetanei, dedicando intere giornate solamente alla preparazione atletica senza toccare la racchetta”. Coach Andrea Volpini sottolinea che “in inverno abbiamo dedicato tanto tempo al servizio, cambiandone l’esecuzione tecnica e lavorando su variazioni e percentuali, oltre che sull’equilibrio del diritto stando anche tanto in campo con Riccardo Piatti e Cristian Brandi. L’obiettivo? Volevamo fargli incontrare quelle che chiamiamo ‘difficoltà costruttive’, così da farlo crescere costantemente sotto tutti gli aspetti, tennistici, fisici e mentali”.
Piedi sempre dentro al campo, coraggio, capacità di vivere con lucidità i momenti importanti e un tennis potente e moderno.
La ricetta di Jannik Sinner è vincente, ma ci vorrà tempo per arrivare in alto. Le parole d’ordine dovranno essere: pazienza, ambizione, sudore e lavoro.