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LASLO DJERE, UNA VITTORIA NEL SEGNO DI GUGA KUERTEN

Il serbo ha perso il padre un paio di mesi fa e a Rio de Janeiro, nello stadio intitolato al campione brasiliano, alla prima finale in carriera ha conquistato il ...

di Enzo Anderloni | 25 febbraio 2019

Il serbo ha perso il padre un paio di mesi fa e a Rio de Janeiro, nello stadio intitolato al campione brasiliano, alla prima finale in carriera ha conquistato il primo titolo. Intanto a Delray Beach Albot mette la Moldavia sulla mappa

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

“Ho perso mia madre sette anni fa e mio padre due mesi fa. Spero che mi stiano guardando e che siano fieri di me”. Laslo Djere è cresciuto col poster in camera di Guga Kuerten. E sul Centrale di Rio de Janeiro, che al campione capace di trasformare il dolore in un sorriso di speranza è intitolato, ha commosso tutti. Il suo discorso nella cerimonia di premiazione, dopo il primo titolo vinto alla prima finale in carriera, non è la festa di un campione, è l’omaggio di un figlio. “Hanno dedicato la loro vita a me, mi dispiace che non possano godersi questo momento”, ha detto ai cronisti del sito dell’Atp. “Siamo con te, campione”, ha twittato Nick Kyrgios. “You’ll never walk alone”, “non camminerai mai solo”, ha scritto Frances Tiafoe con evidente riferimento a quello che è diventato l’inno simbolo del Liverpool.

La settimana perfetta del serbo Djere, passato in una settimana dal numero 90 al numero 37 del mondo, è iniziata contro Dominic Thiem, vincitore nel 2017. Djere completa la prima vittoria in carriera contro un Top 10 e non si ferma più. Batte Taro Daniel e Casper Ruud, sfrutta in semifinale il walkover di Aljaz Bedene - che ha sconfitto Cecchinato per la sesta volta in sei scontri diretti - e in finale fa sfoggio di leggerezza, lucidità e delicatezza sotto rete contro Felix Auger-Aliassime.

Il canadese commette 47 gratuiti, 23 solo di diritto, e 17 errori forzati. In una settimana di emozioni, sorprese e prime volte, non toglie a Kei Nishikori ilprimato di ultimo under 19 ad aver vinto un titolo Atp (aveva 18 anni e 50 giorni quando trionfò a Delray Beach nel 2008). Tuttavia Aliassime, che 19 anni li compirà il prossimo 8 agosto, è il più giovane finalista in un Atp 500 da quando è stata introdotta questa categoria di tornei nel 2009. Più formato e maturo, nel fisico e nella testa, di quel che l’anagrafe suggerirebbe: ha guadagnato 44 posizioni e si presenta per la prima volta in top 100 da numero 60.

Rio vale 500 punti?
Il torneo di Rio, però, lascia qualche domanda sul suo status di Atp 500, non solo perché tutte le prime otto teste di serie sono uscite prima dei ‘quarti’, e a livello Atp non succedeva da Stoccarda 2011. Il ranking medio dei semifinalisti è stato di 80,25, il terzo più basso dall’inizio del 2019 dopo Montpellier (105,75 ma in quel caso pesava la classifica di Tsonga, allora n.210) e Delray Beach (80,75), due tornei di categoria inferiore. Anche il tabellone, se rapportato agli altri 500 finora disputati o in corso (Rotterdam, Dubai e Acapulco) è di qualità inferiore. Rio è l’unico in cui l’ottava testa di serie fosse fuori dai primi 40 (Jarry, 47) e che presentasse un cut-off oltre la posizione numero 100 (Pedro Sousa, n.103). Nei tornei con tabellone a 32, solo nell’Atp 250 di Delray Beach l’ultimo ammesso direttamente in tabellone aveva un ranking più basso (118, Peter Polansky).

Albot, moldavo nella storia
A Delray Beach Radu Albot (nella foto sotto) è diventato il primo moldavo a conquistare un titolo Atp. Ha vinto le ultime tre partite nel torneo dopo aver perso il primo set; in quella decisiva ha assorbito i 56 minuti di interruzione per pioggia e salvato tre match point a Dan Evans nella prima finale chiusa al tie-break del terzo nella storia del torneo dal 2006. Lo chiamano “La Macchina”, perché lotta su ogni palla come fosse l’ultima. La sua è una storia che inizia da lontano, quando il tennis lo giocava per divertimento e lo guardava alla tv. In una nazione con pochi campi pubblici, emergere è più difficile.
Deve aspettare il 2015, a 25 anni, per entrare in Top 100. Da quando vengono registrate le classifiche Atp, solo un altro moldavo è entrato nei primi 200, tale Roman Borvanov. Nel 2017 si è dato un obiettivo, entrare tra i primi 50. L’anno scorso ha giocato la prima semifinale nel tour, a Metz. Da inizio 2019 ne ha già centrate due. A Delray Beach ha battuto McDonald e si è avvicinato al suo obiettivo. Questa settimana è n.52 del mondo, il suo nuovo best ranking. Ora i giovani moldavi hanno almeno un modello cui ispirarsi senza doverli cercare lontano da casa.