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UGO HUMBERT, LO 'SCALATORE' DI METZ

Nel 2018 guardava gli Australian Open in tv, poi in un anno ha vinto quattro Challenger (l’ultimo la scorsa settimana) e ha scalato la classifica dal n

di Enzo Anderloni | 21 febbraio 2019

Nel 2018 guardava gli Australian Open in tv, poi in un anno ha vinto quattro Challenger (l’ultimo la scorsa settimana) e ha scalato la classifica dal n.381 al 75. Nella preparazione i segreti dell’ascesa, grazie anche alle racchette… da neve

di Alessandro Nizegorodcew - foto Getty Images

Viso imberbe, talento cristallino, una grande cultura del lavoro e vittorie, tante vittorie. Ugo Humbert, nuova stella del firmamento tennistico francese, non è più una sorpresa, bensì una solida realtà del circuito Atp. Vent’anni, attualmente al best ranking di numero 75 Atp dopo il trionfo nel challenger di Cherbourg, il transalpino si candida prepotentemente per un posto alle Next Gen Atp Finals 2019.

Da Metz a Melbourne
Nato a Metz il 26 giugno 1998, Ugo Humbert ha vissuto una buona carriera giovanile che lo ha portato nel gennaio 2016 al n.18 al mondo juniores. Mancino, dotato di grande talento e sensibilità, il Next Gen francese ha scalato la classifica in maniera vertiginosa nella passata stagione, passando dal numero 381 del mondo alla piazza 84. Poco più di un anno fa, durante il Futures di Breissure (dove fu sconfitto nei quarti di finale), Humbert seguiva gli Australian Open in televisione sognando un giorno di poter arrivare a calcare i campi di Melbourne. A distanza di 12 mesi il mancino di Metz aveva conquistato tre Challenger, oltre ad altrettante finali perse, e tre Futures, garantendosi l’accesso al main draw dello Slam down under.

La scienza dei minimi dettagli
Humbert si allena da ormai cinque anni con coach Cédric Raynaud e con il preparatore atletico Cyril Brechbuhl, che hanno brevettato per la preparazione invernale un metodo innovativo. Il team ha svolto parte del lavoro a Prémanon, una piccola località nel Giura, in Borgogna, dove Humbert ha svolto lunghi e intensi allenamenti sulle racchette… da neve, prima di scendere in campo, ogni giorno, per circa due ore di tennis. Nelle settimane di preparazione Ugo si è anche potuto confrontare, ispirandosi, con la campionessa olimpica di vela Charline Picon e con la leader mondiale di Duathlon Sandra Levenez. Dalla parte atletica sino all’alimentazione, passando per le migliorie tecnico-tattiche sino al lavoro mentale, la preparazione invernale di Ugo Humbert è stata di altissimo livello e i risultati di inizio 2019 ne sono la diretta conseguenza: qualificazione a Brisbane, ottavi di finale a Auckland battendo Pablo Cuevas, sconfitta 10-6 al tiebreak del quinto set agli Australian Open contro Jeremy Chardy e vittoria nel challenger di Cherbourg dopo aver impensierito Jo-Wilfried Tsonga a Montpellier.

Stanchezza, questa sconosciuta
Humbert ha disputato nel 2018 la bellezza di 94 partite ufficiali, terminando l’anno, a novembre, con la vittoria nel challenger di Andria. “Tra il titolo in Puglia e l’inizio della preparazione invernale sono andato in vacanza per nove giorni - ha raccontato Ugo in una recente intervista -. Sono stato a casa mia, a Metz, ma la voglia di tornare a colpire palline tutti i giorni è stata più forte di tutto. Rilassarsi è importante, ma volevo ricominciare subito ad allenarmi per raggiungere i miei obiettivi.

“Ugo è un grande lavoratore - spiega coach Raynaud - sempre preciso e irreprensibile in termini di impegno e dedizione”. Alla cultura del lavoro si aggiunge però un enorme talento: servizio vario e potente (è alto 188 centimetri), diritto incisivo e un rovescio bimane naturale da urlo, Humbert è il prototipo del giocatore moderno, “anche se dal punto di vista fisico migliorerà nel corso degli anni - racconta il top 300 italiano Roberto Marcora, che lo ha incontrato quest’anno ad Auckland -. Sa fare tutto e ha un talento immenso. Sono certo che diventerà molto forte”. È dello stesso avviso anche Stefano Travaglia, n.118 Atp, che ha parlato di “giocatore molto fastidioso, che cambia sempre gli schemi, dando pochi punti di riferimento, ed è anche abile nel serve & volley. Viene spesso a rete e, nonostante la mole, si muove molto velocemente sul campo. Credo abbia un roseo futuro di fronte a sé”.