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MARCO CECCHINATO SUL 'ROSSO' È GIÀ DA TOP 5

La vittoria a Buenos Aires e le statistiche confermano che Cecchinato è uno dei più forti al mondo sulla terra

di Enzo Anderloni | 19 febbraio 2019

La vittoria a Buenos Aires e le statistiche confermano che Cecchinato è uno dei più forti al mondo sulla terra. Ha ritoccato il best ranking (17), vinto il 3° titolo Atp (su 3 finali giocate) e tallona Fognini in classifica

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

Tre vittorie su tre finali, senza mai perdere un set. L’en plein di Cecchinato non si può annoverare tra gli accidenti della storia. Ha vinto l’anno scorso a Budapest e Umag, e domenica, sul Centrale dedicato a Guillermo Vilas di Buenos Aires, ha squadernato un tennis di efficienza scintillante e applicazione senza pause in finale contro Diego Schwartzman. Non era facile, ha spiegato, ma anche contro un giocatore di casa ha seguito il piano di gioco con totale dedizione e resa vicina alla perfezione. È cresciuto nel corso della settimana dopo i primi turni contro il cileno Christian Garin, entrato nella scuderia di Nadal, e Roberto Carballes Baena, spagnolo minuto ma tosto. Dalla semifinale contro Pella, ha detto durante la cerimonia di premiazione, “ho migliorato il mio livello e in finale ho mantenuto la massima concentrazione”.
Una settimana da incorniciare, quella del siciliano che ha completato il successo numero 63 per l’Italia nell’era Open, il primo a Buenos Aires dove avevano trionfato solo Giorgio De Stefani nel 1935 e due volte Nicola Pietrangeli (1963 e 1965). Non si ferma, Cecchinato, che anzi rilancia. “Voglio lavorare ancora più duramente per il proseguo della stagione: so che posso continuare ad avere buoni risultati se rimarrò mentalmente solido”, ha detto.

Numero 1 d’Italia?
Intanto, con i 250 punti sale al numero 17 del mondo, il quinto miglior best ranking per un tennista italiano nell’era Open. Supera Omar Camporese, Andrea Gaudenzi e Andreas Seppi, che sono arrivati al massimo al numero 18, resta dietro Panatta (4), Barazzutti (7), Bertolucci (12) e Fognini (13), che sono anche gli unici azzurri ad aver vinto più titoli del siciliano dal 1968.

E non finisce qui, come avrebbe detto Corrado. Perché Fognini, sceso al numero 16 dopo la sconfitta all’esordio a Buenos Aires con lo spagnolo Munar, semifinalista alle ultime Next Gen Atp Finals, nelle prossime due settimane ha in scadenza 430 punti, per la semifinale di Rio e la vittoria a Sao Paulo. Cecchinato, invece, ne scarta solo 20 e potrebbe anche ritrovarsi numero 1 d’Italia alla fine della stagione sul rosso in Sudamerica.

Talismano ‘rosso’
E lì si vedrà il vero salto di qualità dell’azzurro, è questa la prossima frontiera nel lavoro con Simone Vagnozzi e Uros Vico. A Buenos Aires, la finale ha raccolto il meglio del suo tennis da terra battuta, dove non a caso sono maturate 25 delle sue 33 vittorie tra ATP e Slam in tabellone. Servizio sicuro, dritto eccellente con cui aprirsi il campo, rovescio elegante e non meno efficace in spinta, Cecchinato in finale ha disegnato il campo e allontanato il Peque per poi stremarlo con quella palla corta che è un po’ il jolly, il suo asso pigliatutto. È l’unico colpo, diceva Benoit Paire tacciato con molte ragioni di abusarne, che giochi quando vuoi, non solo quando puoi. Un gioco di prestigio che spezza la linearità, un ricamo per rientrare in controllo dello scambio o rifinire dopo aver dettato il ritmo da fondo.

Sotto pressione
La sicurezza nel dosare gli elementi del suo tennis sul rosso non è in discussione. Al centro della scena, padrone del mestiere, quando può giocare alle sue condizioni si esalta. Soprattutto nei momenti caldi, sa restare freddo e tirar fuori il meglio. Gli indicatori ATP, che sintetizzano i dati di prestazione nelle ultime 52 settimane, lo inseriscono al 37° posto per rendimento al servizio e solo 51° in risposta, con meno del 50% di punti vinti contro la seconda: un aspetto che sul veloce è destinato sicuramente a pesare in misura ancora maggiore. Ma è 21° per rendimento sotto pressione: nelle ultime 52 settimane, ha trasformato il 37% e salvato il 60% delle palle break, ha vinto più della metà dei tie-break e il 68% di set decisivi. È evidente che la fiducia, in se stesso e nel percorso condiviso con Vico e Vagnozzi, fa tanto.

Il gioco si fa… duro
La semifinale di inizio anno a Doha dimostra che la coda lunga di una mentalità sempre più vincente può estendersi anche in contesti che gli sono meno familiari. L’adattamento, a livello di servizio e risposta, si vede. I dati forniti dall’ATP, che si riferiscono ai match nei Masters 1000 tra 2011 e 2018, dimostrano che rispetto alla terra battuta, Cecchinato sul duro tende a variare di più le direzioni al servizio e non concentrarsi in maniera così univoca su una prima carica a uscire come sul rosso. E, per quanto il campione non si possa considerare del tutto rappresentativo considerato che ha giocato solo 13 partite in carriera in questa categoria di tornei, si nota il tentativo di mantenere profondità e variare le direzioni anche in risposta. Anche se il percorso di velocizzazione e semplificazione dei colpi (in un tennis dagli scambi sempre più rapidi e dalla velocità media elevata) è tutto fuorché immediato o scontato.
Cecchinato è chiamato a dimostrare di sentirsi un Top 20. Significa programmare la stagione in maniera diversa, cercare di fare quel che serve per vincere nel tennis attuale, che comporta anche la chiusura più rapida del punto e una presenza meno occasionale nei grandi tornei sul duro. Entrerà, se manterrà questa classifica, in tutti i Masters 1000, almeno fino allo scoglio del Roland Garros, quando usciranno i punti della semifinale di un anno fa. Ma in questi mesi può costituire un tesoretto di punti che potrebbe permettergli di pagare meno l’eventuale mancata riconferma di quel risultato storico. È un importante, forse il più rilevante, momento di svolta della sua carriera. E il lavoro convinto può portare grandi risultati. Corri, Marco, corri, perché non sono tutte già scritte le grandi destinazioni.