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MADRID, SARÀ UN GIRONE DI FERRO: MA L'ITALIA È SOLIDA

Gli azzurri di Capitan Barazzutti cominceranno la loro avventura nella nuovissima fase finale (a Madrid, 18-24 novembre) affrontando i bombardieri degli USA e i giovani terribili del Canada

di Enzo Anderloni | 18 febbraio 2019

Gli azzurri di Capitan Barazzutti cominceranno la loro avventura nella nuovissima fase finale (a Madrid, 18-24 novembre) affrontando i bombardieri degli USA e i giovani terribili del Canada. “Noi siamo solidi”

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

“Non sono soddisfatto ma siamo pronti. La squadra è solida e competitiva”. Corrado Barazzutti ha commentato così il sorteggio di Madrid che ha definito i gironi della prima edizione della nuova fase finale di Coppa Davis. Alla Caja Magica di Madrid, sul duro indoor dal 18 al 24 novembre, gli azzurri (seconda fascia) sono inseriti nel gruppo F con gli Stati Uniti e il Canada, la più pericolosa delle nazioni nella terza fascia. Il gruppo peggiore, però, spetta proprio alla Spagna padrona di casa che sfiderà la Croazia campione in carica e la Russia, che può mettere in campo il meglio della gioventù pronta a prendersi il futuro del tennis.

Le avversarie dell’Italia
Sul duro indoor, il capitano degli Stati Uniti Mardy Fish potrebbe contare su John Isner, che però è tra i testimonial presenti al lancio della ATP Cup prevista poche settimane dopo le finali di Davis.

L’Italia probabilmente si troverà a sfidare anche uno tra Sam Querrey e Frances Tiafoe, o un jolly come Ryan Harrison, solido in singolare e brillante in doppio con la seconda semifinale Slam in carriera raggiunta all’Australian Open (con Querrey). Ovviamente molto potrà cambiare da qui a fine stagione, ma se il Canada dovesse presentarsi con Milos Raonic, Denis Shapovalov e Felix Auger-Aliassime, che in Slovacchia hanno dimostrato anche di saper giocare bene in doppio, il passaggio del turno per l’Italia diventerebbe una missione quasi impossibile.

I nostri punti di forza
Andreas Seppi, in Davis per il tredicesimo anno (solo Nicola Pietrangeli tra gli azzurri vanta una militanza più lunga), ha festeggiato il ventesimo successo in singolare nel preliminare contro l’India. Condizioni fisiche a parte, difficilmente Barazzutti rinuncerà a lui, a Fabio Fognini e a Matteo Berrettini, che in coppia con il numero 1 d’Italia potrebbe dare anche garanzie in doppio.

Gli azzurri affronteranno gli USA per l’undicesima volta, cercando la quarta vittoria. Memorabile l’ultimo confronto, il 4-1 nella semifinale del 1998 a Milwaukee con un grandissimo Sanguinetti che sconfisse Todd Martin e con Andrea Gaudenzi che vinse il primo singolare contro Gambill (oltre al doppio con Diego Nargiso).
Un solo precedente, invece, con il Canada che ha battuto gli azzurri nel quarto di finale del World Group 2013, a Vancouver, col rimpianto per il doppio perso da Fognini e Bracciali, in campo per la prima volta, 15-13 al quinto set. Ma con il nuovo format, tutto sarà ben diverso.

Spagna, gruppo di ferro
Il gruppo B è senza dubbio il più interessante. Albert Costa, il capitano della Spagna semifinalista l’anno scorso e cinque volte vincitrice della Davis, farà di tutto perché Rafa Nadal, salvo infortuni, ci sia. Il maiorchino cerca il trentesimo successo in singolare in Davis e la sua presenza darebbe uno slancio notevole anche alla Kosmos (la società organizzatrice che sta dietro alla riforma) di Piqué.
Non è da escludere, considerato che si gioca a Madrid, che le condizioni di gioco nel passaggio dalla terra battuta al duro alla Caja Magica vengano mantenute abbastanza lente. Condizioni in cui la Spagna può moltiplicare le opportunità con Bautista Agut, Carreno Busta, Verdasco o lo stesso Munar, che alle Next Gen ATP Finals di Milano ha perso in semifinale ma ha dimostrato un tennis certo non banale anche sul duro. La Croazia campione in carica con Marin Cilic e Borna Coric, i cui progressi sul medio-veloce sono sotto gli occhi di tutti, ha più di qualche carta da giocare. Ma la Russia di Karen Khachanov, di Daniil Medvedev (che in questo inizio stagione sta valorizzando una pesantezza di palla già scintillante con la tenuta di testa e la continuità di rendimento), di Andrey Rublev, che pure in Spagna da tempo si allena, potrebbe diventare la rivelazione del torneo.

Grosjean debutta con Nole
Un nuovo capitano della Francia, Sebastien Grosjean, che la Davis l’ha vinta nel 2001 da giocatore, debutta in panchina. Sarà interessante capire se darà ancora fiducia a Richard Gasquet, che ha allenato dal 2011 al 2016; e se riconquisterà Gael Monfils dopo le ‘storie tese’ con Yannick Noah. Problemi di scarsità di risorse, però, nella nazione che due anni fa ha utilizzato più giocatori per arrivare al titolo, sicuramente non ce ne sono. Molto dell’appeal del girone A, che coinvolge Serbia e Giappone, dipende dalla presenza di Novak Djokovic e Kei Nishikori, per quanto i giapponesi abbiano dimostrato anche nel preliminare in Cina - senza il loro numero 1 - che geometrie ed energia, agilità e applicazione, sul duro possono portare risultati.

Che farà Zverev?
Il girone C, con Germania, Argentina e Cile, potrebbe risultare particolarmente aperto se effettivamente Alexander Zverev dovesse mantenere il proposito di non giocare, decisione che potrebbe facilmente coinvolgere anche il fratello Mischa. L’Albiceleste dal canto suo perderebbe molto senza Juan Martin Del Potro, i cileni si affidano a Nicolas Jarry ma in questo nuovo formato l’abbondanza di opzioni dovrebbe premiare più degli exploit dei singoli.
E poi c’è l’Australia di capitan Hewitt, di Nick Kyrgios e Alex De Minaur: è nel gruppo D con il Belgio che spera di ritrovare David Goffin. Senza il numero 1, senza nemmeno lo “Squalo” Steve Darcis e Ruben Bemelmans, i belgi hanno vinto sul rosso in Brasile con un grande Kimmer Coppejans, classe ‘95, rimasto promessa non del tutto mantenuta. Potrebbero essere loro la sorpresa del girone in cui c’è anche la Colombia (per la quale esserci è già un successo).
La Gran Bretagna è nel gruppo E con l’Olanda di Robin Haase, secondo ‘orange’ più vincente di sempre in Davis, e il Kazakistan dei soliti Kukushkin (il top 100 che l’anno scorso giocava con meno rotazione) e Nedovyesov. Con l’aggiunta dell’imprevedibilità di Bublik, i kazaki sul duro mediamente veloce potrebbero sorprendere. I britannici invece - in campo con una delle wild card previste dalla nuova formula - aspetteranno di capire come sta Andy Murray sperando che Kyle Edmund esca dalla nuvola di dubbi in cui si è infilato. Altrimenti, la fase finale si complicherà.