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MUSETTI SLAM: IL NOSTRO LORENZO È MAGNIFICO

A Musetti Lendl ha stretto la mano e Djokovic ha fatto i complimenti per la ‘forza mentale’

di Enzo Anderloni | 31 gennaio 2019

A Musetti Lendl ha stretto la mano e Djokovic ha fatto i complimenti per la ‘forza mentale’. Con il toscano l’Italia ha rivinto uno Slam Under 18 (il primo a Melbourne) 5 anni dopo Quinzi. “La dedica? A famiglia, staff e Fit”

da Melbourne, Angelo Mancuso - foto Silverii e Getty Images

A premiarlo è stato Ivan Lendl. E quando è uscito dal campo ha incrociato Novak Djokovic, che aveva visto la finale junior in tv e si è complimentato con lui: “Mi ha detto che avevo vinto grazie a una grande forza mentale”, racconta Musetti. Un ex numero uno, Lendl, e l’attuale numero uno Djokovic: chissà che non sia beneaugurante. Intanto godiamoci questo successo di Lorenzo Musetti. È il primo italiano a conquistare il titolo agli Australian Open junior, il quinto in uno Slam dopo Barazzutti, Nargiso, Gaudenzi e Quinzi. Il tennis può essere questione di millimetri. E mezzo millimetro, non di più, ha per un attimo privato Lorenzo Musetti, 16 anni di Carrara, di una gioia che gli era rimasta dentro, inespressa, tarpata. Giocava il tie-break del terzo set della finale degli Australian Open junior contro lo statunitense Emilio Nava. Aveva già fallito un primo match point sul 9-8 ed era avanti 10-9. Il palcoscenico era da brividi: la Rod Laver Arena. In un momento di lucida follia ha deciso di forzare la seconda di servizio: violentissima e centrale. Sembrava fatta, ma Hawk Eye ha detto no: la palla era uscita di un nulla. Lorenzo poteva crollare di fronte a quella beffa, alla sfortuna. E invece la finale l’ha fatta sua al quarto match point: 4-6 6-2 7-6(12). Un tie-break da impazzire.

Giocava da favorito (prima testa di serie) e questo spesso non è un vantaggio. Il suo tennis aggressivo ha bisogno di tranquillità per esprimersi senza perdere quella fantasia che gli ha portato il punto più bello del torneo, un tweener da urlo messo a segno nei quarti e diventato virale. “Dopo la finale persa agli US Open lo scorso settembre e arrivata un po’ a sorpresa - dice - c’erano tante aspettative. È un’emozione fortissima, una grande soddisfazione che dedico alla mia famiglia, al mio staff e alla Federazione che mi sta aiutando sia economicamente che negli allenamenti al centro tecnico di Tirrenia”.

Un lavoro che parte da lontano
Allevato e cresciuto nell’ambito dei programmi federali, si allena spesso al centro tecnico e delle sue qualità forgiate dal coach Simone Tartarini al Circolo Tennis Spezia si parla da anni. Sono tanti gli occhi di esperti, non solo nazionali, puntati su di lui, perché tutti quelli che lo hanno visto giocare sono assolutamente concordi nel dire che ha un talento naturale e cristallino (splendido stilisticamente il rovescio a una mano) che potrebbe portarlo molto lontano grazie a un timing sulla palla fuori dal comune. Non a caso ripete sempre: “Ho uno e un solo idolo, Roger Federer”. E negli ultimi mesi ha aggiunto qualche chiletto di muscoli che non fa male. “La vittoria di Musetti agli Australian Open junior, ma anche i risultati ottenuti dagli altri componenti della spedizione, da Zeppieri che si è fermato in semifinale proprio contro Lorenzo, alla Pigato e alla Rossi arrivate sino al terzo turno partendo dalle qualificazioni, sono il frutto di un progetto federale che parte dagli 11 anni e in cui la Fit ha creduto e che speriamo possa dare frutti nel prossimo decennio”, spiega Giancarlo Palumbo, responsabile under 18 a Tirrenia, che accompagnava gli azzurrini a Melbourne.

Un gran lavoratore
Poi su Musetti nello specifico: “Le qualità di Lorenzo sono indiscusse e lo testimoniano le parole e i complimenti che gli ha fatto Djokovic dopo la finale. Si dedica al lavoro con grande tenacia ed entusiasmo e crede in questo progetto. Di sicuro ha le caratteristiche per sviluppare quel tennis aggressivo necessario per diventare un giocatore di vertice. A volte può sembrare un giocatore che si difende, ma può tranquillamente giocare a tutto campo e passa facilmente dalla difesa al contrattacco. Anche quando con il rovescio gioca il back gli serve a cambiare ritmo. È completo. Intanto ha notevolmente migliorato il servizio, con la prima che viaggia a 200 orari, e cominciato a rinforzarsi fisicamente. Gli manca un po’ il colpo killer, una soluzione a cui affidarsi con continuità nei momenti decisivi, magari dopo aver messo in campo la prima, perché non sempre si può cercare di tirar fuori il coniglio dal cilindro. E poi data la giovane età deve crescere nella strategia di gioco. Ora deve alzare il livello della competizione, cominciare a giocare tra i ‘pro’ a costo di perdere qualche partita per fare un passo avanti. Il mix con l’attività junior lo aiuterà a migliorarsi, a salire ancora. A livello giovanile più che la posizione nel ranking, conta essere competitivi nei tornei dello Slam. Se analizziamo i risultati dei vari Tsitsipas, Shapovalov, Tiafoe, Rublev, Fritz, notiamo che poi sono tutti arrivati in alto”.

Il futuro è suo
Alle spalle il ricordo della finale persa lo scorso settembre agli Us Open junior. “A caldo non l’avevo presa bene - ammette Lorenzo - ma anche secondo me è stato un bene. Una sconfitta è sempre uno stimolo in più per fare meglio. E comunque, meglio perdere una partita oggi che quando conterà di più. Me l’hanno fatto notare in molti, ma ero giunto alla stessa conclusione. Non arriverei a definirlo un fatto positivo, ma non era successo nulla di grave”. Ha cominciato nello scantinato della nonna e ora punta in alto, molto in alto. “Mio padre è sempre stato un grandissimo appassionato di tennis - racconta -, avrò avuto cinque anni quando in garage, a casa di mia nonna, mi mise per la prima volta una racchetta in mano. Mi piaceva e ho cominciato subito a prendere lezioni”. Gioca un tennis aggressivo e colpisce la naturalezza del rovescio a una mano.
Dopo aver vinto tutto quello che c’era da vincere sia a livello individuale che con la maglia della nazionale a livello di under 12 e under 14, Lorenzo ha praticamente saltato gli under 16, a parte la parentesi con la nazionale per disputare onorevolmente Winter Cup e Summer Cup, e nelle sue apparizioni nel circuito ITF Junior under 18 ha una percentuale di match vinti straordinaria. Nel 2018, oltre alla finale a New York, si è aggiudicato il Trofeo Città di Firenze e, l’altro under 18 di Salsomaggiore, (entrambi Grado 2) e il ‘Grado 1’ di Berlino. Ora il trionfo nello Slam down under.

Precocità
I risultati da junior vanno presi nella giusta considerazione, ma il percorso di Musetti è importante soprattutto perché accompagnato dalla precocità. Lorenzo è ancora molto giovane (compirà 17 anni a marzo), in anticipo rispetto al limite massimo di 18 anni e ha già mostrato di avere un tennis di qualità. E una mentalità da professionista: “Ora mi godo il momento, è un sogno che si è avverato. Sono soddisfatto perché il lavoro fatto col mio team sta dando i suoi frutti, il 2019 non poteva iniziare meglio. Ma questo deve essere un punto di partenza”. Parole sante. E Melbourne lo attende il prossimo anno, quando in qualità di vincitore del torneo junior potrà giocare le qualificazioni nel torneo dei grandi. L’avventura è appena cominciata.