-
Archivio News

AUSTRALIAN OPEN: COSÌ DJOKOVIC HA INCHIODATO NADAL

Djokovic ha dominato Rafa nella finale a Melbourne martellandolo sul lato del diritto e lasciandogli solo il 29% dei punti da fondocampo

di Enzo Anderloni | 02 febbraio 2019

Djokovic ha dominato Rafa nella finale a Melbourne martellandolo sul lato del diritto e lasciandogli solo il 29% dei punti da fondocampo. Così il serbo ha annullato lo spagnolo… in tre mosse

di Craig O’Shannessy - foto Getty Images

Contro ogni logica. Novak Djokovic ha sconfitto per 6-3 6-2 6-3 Rafael Nadal nella finale degli Australian Open 2019 facendo esattamente quello che tutti sconsiglierebbero: insistere sul miglior colpo dell’avversario.
Potrebbe sembrare un errore di stampa, ma Nadal, che aveva incamerato il 59% dei punti giocati da fondocampo per raggiungere la finale, nell’ultimo atto contro Djokovic ne ha vinti solo il 29,5% (26 su 88). Il serbo è riuscito a smontare completamente il gioco da fondocampo dello spagnolo, colpendolo duramente sul lato del diritto.
Nel suo cammino verso la finale, i diritti vincenti di Rafa erano stati 100 (116 quelli sbagliati), ma questa statistica non ha trovato riscontro contro Nole: nella finale i vincenti di diritto dello spagnolo sono stati solo 11 (28 gli errori), con il serbo che ha giocato costantemente profondo direttamente contro il diritto mancino dello spagnolo.

Scacco matto in 3 mosse
La spiegazione è molto semplice. Nadal è il miglior giocatore del mondo nel ‘girare attorno al suo rovescio’ sul lato destro del campo, per sfoderare il formidabile diritto. Con lo spagnolo pronto a difendersi con il rovescio sul lato destro del campo, Djokovic ha deciso di martellare a sinistra. Ed è stato eccezionale. Il primo obiettivo era quello di annullare il diritto di Rafa, poi il serbo ha raddoppiato contro il rovescio sovraccaricato del suo avversario. Nadal aveva colpito 33 rovesci vincenti nei sei match verso la finale, ma nell’ultimo atto contro Nole sono stati solo 3 al cospetto di 21 errori: raggiunto anche il secondo obiettivo. Questa è la classica demolizione progressiva, che avviene a ogni livello del nostro sport: annullare il diritto, poi il rovescio e… a quel punto il servizio si surriscalderà velocemente. In finale la percentuale delle ‘prime’ in campo di Nadal è stata del 64% con il 51% di punti vinti, decisamente inferiore rispetto al 69% e 81% dei sei match precedenti.

Sempre dominato
Se riesci a cancellare il diritto, il rovescio e poi il servizio del tuo avversario, la vittoria ti viene sostanzialmente servita su un piatto d’argento. Qualunque cosa Nadal provasse a fare, trovava un muro di mattoni serbi: lo spagnolo non aveva nessun mezzo per elaborare un piano alternativo vincente. Nel corso della finale, Rafa è uscito sconfitto in tutte le tipologie di scambio, il cui bilancio ha premiato ampiamente Djokovic: 49-35 negli scambi brevi (0-4 colpi), 18-11 in quelli medi (5-8 colpi) e 22-7 in quelli lunghi (più di 9 colpi): 5.03 colpi la durata media degli scambi.
Djokovic ha dovuto affrontare una sola palla break e l’ha salvata, Nadal ne ha dovute fronteggiare otto, perdendo cinque volte il servizio. Lo spagnolo, in aggiunta, ha servito anche quattro volte la prima palla, quando ha subito il break: ciò evidenzia ancor più come il serbo, nel corso della finale, sia riuscito a trasformare costantemente la fase difensiva in offensiva. Rafa durante il torneo era stato impressionante nella risposta al secondo servizio, come nella semifinale contro Stefanos Tsitsipas quando si era aggiudicato il 70% dei punti. Questi numeri si sono praticamente azzerati nella finale contro Nole. E infatti Nadal ha vinto solo 3 dei 19 punti giocati ricevendo la seconda di Djokovic. (testo tradotto da Fabio Bagatella)