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STEFANOS TSITSIPAS ADESSO È IL CANDIDATO… NUMERO 1

Quando Stefanos Tsitsipas vinse il Bonfiglio, a Milano, diceva di voler diventare come il suo idolo Federer

di Enzo Anderloni | 21 gennaio 2019

Quando Stefanos Tsitsipas vinse il Bonfiglio, a Milano, diceva di voler diventare come il suo idolo Federer. Adesso che l’ha battuto in uno Slam potrà essere davvero il suo successore? Ambizione e numeri non gli mancano

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

A sei anni, Stefanos Tsitsipas immaginava un giorno di giocare come Federer. Ancora un anno e mezzo fa, nell’agosto 2017, guardava qualcun altro fare quel che avrebbe voluto fare lui, essere in un certo momento al suo posto. Mentre lui giocava un Challenger, Denis Shapovalov, di otto mesi più giovane, batteva Rafa Nadal a Montreal. Quella vittoria, ha detto Tsitsipas, l’ha motivato ancora di più. Il più bel giorno della sua vita, la vittoria su Federer che vale il primo ‘risultatone’ negli Slam e porta con sé i complimenti di John McEnroe per come terrà vivo il serve & volley negli anni a venire, inizia quel giorno. O forse ancora prima. Perché Tsitsipas si è sempre pensato, ma non atteggiato, da numero 1.

Ambizioni forti
“Mi ispiro a Federer, voglio avvicinarmi a lui”, diceva Stefanos, allora solo un sedicenne biondino dalla folta chioma bionda e dall’elegante rovescio a una mano, dopo il titolo al Trofeo Bonfiglio del 2016.

Quelle del ragazzo già nella scuderia di Patrick Mouratoglou non erano solo le frasi fatte di un ragazzo che sogna quando sale il vento nelle vie del cuore. Alla fine del 2016 si prestò come sparring partner di Murray, Nishikori, Monfils e Thiem alle Atp Finals. Nel 2017 centrò la qualificazione al suo primo Slam, al Roland Garros. Passi chiari, quelli di Tsitsipas, uno abituato a far convivere pensiero e azione. All’inizio del 2018 aveva scritto la sua personale lista dei desideri: entrare nei primi 50, arrivare alla seconda settimana di uno Slam, vincere il primo torneo ATP, qualificarsi alle Next Gen Atp Finals. Non solo li ottiene tutti, li supera. Chiude l’anno da numero 15, arriva agli ottavi a Wimbledon, vince il titolo a Stoccolma dopo aver perso due finali contro Nadal a Barcellona e Toronto, a Milano non solo si qualifica ma chiude la settimana da campione battendo in finale Alex De Minaur. “Una città non si misura in lunghezza o in larghezza, ma dall’ampiezza della sua visione e dall’altezza dei suoi sogni”, scriveva sul suo profilo Instagram che racchiude i segni della sua passione per i viaggi e la fotografia, StevetheHawk. Con i centimetri al posto dei chilometri, vale anche per i giovani tennisti. E i suoi, di sogni, si mantengono gli stessi di sempre.

Focus sugli Slam
Vuole arrivare più alto, più veloce e più forte, come nel motto olimpico. E se proprio dovesse scegliere, gliel’hanno chiesto dopo il successo su Federer, tra il primo Slam e l’oro ai Giochi opterebbe per il secondo che è un altro dei suoi grandi sogni. La sua road map per il 2019 l’ha tracciata alla fine delle Next Gen Atp Finals, e si è già messo decisamente sulla buona strada. “Il prossimo passo è giocare bene negli Slam, nei grandi tornei, dove si ottiene il grosso dei punti - diceva -. Voglio arrivare lontano nella maggior parte dei tornei che giocherò, anche perché spesso sarò testa di serie e ho intenzione di sfruttare questo vantaggio. Masters 1000 e Slam saranno il mio focus”.

Le due anime di Tsitsipas
La prospettiva delle grandi destinazioni che ha davanti a sé non nasce solo dall’ambizione degli obiettivi annunciati. Il carisma dei campioni non è la qualità di chi parla di alti traguardi, è la dote di chi conosce bene cosa sia disposto a perdere per passare dalle parole ai fatti. Tsitsipas, che è due anime, l’ha capito subito. Dalla mamma, l’ex tennista Julia Salnikova figlia di un calciatore Oro olimpico a Melbourne ‘56, ha assorbito etica del lavoro e disciplina. Dal padre Apostolos, che lo segue per i tornei, l’anima greca e il pensiero creativo. Le tiene insieme quando gira per il mondo con le racchette e la telecamera, quando passa ore, giorni a montare i video di viaggio per il suo canale YouTube per cui Nick Kyrgios l’ha un po’ preso in giro. La sua idea di tempo libero è “esprimere se stesso e restituire qualcosa agli altri - come spiegava papà Apostolos a Sport 360 -. Quella di Nick è giocare a basket”. Difficile che possano parlare, metaforicamente, la stessa lingua.

Ai raggi X
Le sue due anime, Tsitsipas le tiene insieme in un totale diverso e superiore alla somma delle parti, soprattutto in campo. E ancor di più in allenamento. Cosa fa vincere nel tennis moderno? Servizio, risposta e primo colpo successivo. Sul servizio e sul colpo in uscita Tsitsipas ha lavorato molto in pre-season. L’ha spiegato durante l’Australian Open, e i numeri lo confermano. Nelle prime quattro partite dell’Australian Open, contro Berrettini, Troicki, Basilashvili e Federer, ha vinto complessivamente il 78,7% dei punti con la prima e il 62% con la seconda. È rapido negli spostamenti, usa bene il dritto per aprirsi il campo dopo il servizio, anche da sinistra in diagonale. È propositivo, ha vinto un terzo dei punti nelle prime quattro partite dell’Australian Open grazie ai colpi vincenti. Gli avversari ne hanno ricavato solo uno su quattro, invece, dai suoi errori. Ha ancora margini sulla risposta, in Australia ha vinto il 27% dei punti contro la prima, in linea con il suo rendimento nelle ultime 52 settimane, e meno della sua media nello stesso periodo contro la seconda.
Però, ha spiegato dopo il successo su Federer, ora in campo crede più in se stesso e sa cosa fare. Ha le idee più chiare ogni volta che va a servire, su ogni palla da colpire. Con queste basi si vede meglio anche il traguardo. “È solo il primo passo verso obiettivi più grandi”, ha detto. Così parlò un futuro campione.