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ANDREAS SEPPI L'INTRAMONTABILE, LUI C'È SEMPRE

La finale a Sydney persa contro De Minaur conferma doti e qualità dell'altoatesino

di Enzo Anderloni | 14 gennaio 2019

La finale a Sydney persa contro De Minaur conferma doti e qualità dell'altoatesino. Costretto a periodiche infiltrazioni all'anca, l'allievo di coach Sartori è entrato tra i Top 100 nel 2005. A Melbourne festeggia 56 Slam

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

Quello che non ha, è quel che non gli manca. Andreas Seppi è l'italiano da dieci milioni di dollari, montepremi che ha superato grazie al successo su Steve Johnson al primo turno del suo quattordicesimo Australian Open, il suo Slam numero 56. È stato spesso definito per negazione, come un'assenza, perché se fosse un calciatore non avrebbe lo spunto della punta o la genialità di uno Schiaffino. Ma come il mediano di Ligabue è lì, sempre lì. È entrato in top 100 a maggio del 2005, ne è rimasto fuori per brevi periodi tra la primavera e l'estate del 2007, poi dal 16 luglio 2007 non ne è più uscito. La sua prima finale ATP in carriera, persa contro Paul-Henri Mathieu sulla terra in altura, a Gstaad, l'aveva spinto al numero 83 del mondo quella settimana. Degli 82 che gli erano davanti, solo 25 giocano ancora.

Seppi c'è
In un tennis che ha spinto il logorio fisico oltre l'immaginabile Seppi, costretto periodicamente a iniezioni all'anca, da quel 2007 ha chiuso otto stagioni in top 50. Seppi c'è, sempre. C'è, nel 2008, l'anno della semifinale di Amburgo, nel 2009 e nel 2011 quando diventa il primo italiano di sempre a vincere un torneo ATP sull'erba. Nel 2012 vince 38 partite nel circuito maggiore, suo record stagionale in carriera, per la prima volta finisce nei primi 25, nella stagione che, se servissero ulteriori prove, ne esalta la versatilità.

Vince due titoli, sul veloce a Mosca e sulla terra a Belgrado, torna in finale a Eastbourne sull'erba e va avanti di due set contro Novak Djokovic nel suo primo ottavo di finale al Roland Garros. Costruisce una fama di maratoneta, nel 2013 vince più match di tutti al quinto set (7-1) e con l'ottavo a Melbourne, il primo dei quattro giocati negli ultimi sei anni, diventa il primo italiano in Top 20 dai tempi di Renzo Furlan nell'aprile 1996. Nel 2015 chiude una striscia di cinque stagioni di fila nella Top 50, ma poi arriva di nuovo lì: nel 2017 supera le 20 vittorie tra ATP e Slam per la dodicesima volta in 13 stagioni, e per la nona è tra i migliori 50 del mondo.

Andy oggi
La prima finale da Halle 2015, persa contro De Minaur a Sydney, e soprattutto il successo nei quarti contro il vincitore dell'ultima edizione delle Next Gen Atp Finals, Stefanos Tsitsipas, non è solo un rinverdire il curioso feeling che lega l'altoatesino e l'Australia. È il premio alla costanza di un giocatore che ha vinto sì un terzo delle partite giocate contro avversari meglio classificati, ma ha vinto due volte su tre quando ha affrontato giocatori che gli erano dietro.

In media, ha passato almeno un turno in ogni Slam giocato, ha vinto 56 partite finora in 56 partecipazioni, ma sei volte si è spinto fino agli ottavi. Gli è mancato l'acuto, il quarto di finale nei major, ma non ha neanche mai raggiunto una classifica che rendesse quel traguardo atteso o prevedibile. Ne ha giocati tre, però, di quarti di finale nei Masters 1000, l'ultimo a Roma nel 2012 dopo aver trasformato la ragione in passione sul Pietrangeli con le rimonte contro Isner prima e contro Wawrinka poi, con i sei match point salvati a segnare tutti i colori della sua nobiltà tennistica.

Mister Quinto Set
Insomma, in un tennis che ha spinto il logorio fisico dei giocatori oltre l'immaginabile Seppi mantiene in carriera percentuali di vittorie superiori al 50% in due superfici si tre, erba e terra, e conserva tra ATP e Slam un bilancio in positivo al quinto set: 22 successi in 40 partite. Ha giocato 26 incontri in Coppa Davis, debuttò la prima contro Irakli Labadze in un primo turno del Gruppo II contro la Georgia: perse ma poi firmò il punto della vittoria al quinto singolare contro Lado Chickladze. Sono 18 i successi in singolo, contro 19 sconfitte; 4-2 invece il bilancio in doppio.

Sono, questi, i numeri di chi ha saputo spingersi al massimo, di chi ha saputo adattare il suo gioco al tempo che passava. I numeri di un italiano per bene, che col lavoro si è conquistato il rispetto e la stima. Non avrà vinto Slam o Masters 1000, ma non vuol dire che non si possa definire per questo un campione.