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ALLA SCOPERTA DELL'AMERICA CON LA FIT E COLLEGE TENNIS

Un nuovo progetto targato FIT e PTR punta a far conoscere a ragazzi e famiglie le possibilità offerte dalle università USA, dove grazie alla racchetta si può studiare gratis con ...

di Enzo Anderloni | 27 novembre 2018

Un nuovo progetto targato FIT e PTR punta a far conoscere a ragazzi e famiglie le possibilità offerte dalle università USA, dove grazie alla racchetta si può studiare gratis con le borse di studio complete. Ecco come

Adesso si apre la terza via. E la prospettiva del nuovo mondo, inteso proprio come Stati Uniti. Il tennis e il college, lo sport e la formazione accademica. I ragazzi delle scuole tennis, e di riflesso le loro famiglie, fino a oggi sapevano che la racchetta sarebbe potuta essere, alternativamente, un sogno da campioni nel mondo del professionismo o una passione da portare avanti negli anni, una disciplina tanto salutare da allungare la vita (ci sono studi scientifici ormai che lo dimostrano) e tanto divertente da non stancarsene mai.
Ma adesso il progetto College Tennis, che trova forma e sostanza in un’apposita integrazione del protocollo d’intesa già siglato tra Federazione Italiana Tennis e Professional Tennis Registry, promette di allargare questo orizzonte. Addio alla dicotomia tra giovani talenti che orbitano nel mondo delle Nazionali under e ragazzi un pelo più indietro, forti sì ma non abbastanza da progettare di scalare i ranking. “L’obiettivo primario - spiega David Botti, che di Tennis College è la figura operativa centrale - è quello di far sapere a quanti più ragazzi e famiglie possibili che il tennis ha anche un’altra, grandissima opportunità da offrire”. Quella di studiare per 4 anni, gratis o quasi, in un’università statunitense, vivendo il campus, investendo sul proprio curriculum accademico e professionale. E, come minimo, costruendosi una padronanza della lingua impeccabile. L’idea è quella di aiutare ragazzi, ragazze e famiglie interessate nel percorso che porta dall’Italia ai college, appoggiandoli passo dopo passo. “Ma questa non è altro che la concretizzazione di una mission più ampia, quella informativa e divulgativa del far sapere a chi gioca a tennis che c’è anche questa possibilità, sistemica e strutturata”.

Divulgazione e informazione
Un processo di divulgazione che apre scenari certamente nuovi o per lo meno non così chiari fin qui nelle scuole SAT e nelle agonistiche. “Perché già a partire dai 12, 13 anni si può pensare di immaginare il proprio percorso nel tennis con uno sbocco in più”, spiega Botti. Sa di quel che parla, non solo perché ora si è specializzato in questo settore, ma perché lui ha vissuto l’esperienza sulla sua pelle. “Giocare bene a tennis mi ha permesso di formarmi negli Stati Uniti fin da piccolo. Ho fatto la quarta e la quinta liceo a Hilton Head Island (Carolina del Sud, ndr) e poi ho proseguito gli studi alla Old Dominion University, in Virginia”. Un percorso di studi affiancato a quello sportivo: “Sono partito dall’Italia che avevo una classifica di 3.3, poi piano piano sono arrivato a un livello da 2.6-2.7”. Ecco il primo parametro da tenere presente: per puntare a una buona borsa di studio, il livello non deve essere per forza altissimo. Già per i 3.1 si trovano buone possibilità che vanno via via crescendo. Ma le prassi burocratiche per entrare nei college sono enormi e spesso il rischio è quello di sbatterci il muso contro. “Di solito - spiega Botti - i migliori 20 d’Italia in età da college, prese le classifiche Itf o Atp, vengono contattati direttamente dai coach americani, ma è una percentuale bassissima: c’è tutto un mondo di ragazzi e ragazze da 2.4 a 3.1 che semplicemente non ha accesso alle informazioni. Certo - aggiunge - sono già diversi i ragazzi italiani che hanno seguito questo percorso, ma molti altri potrebbero farlo e non lo sanno. E di sicuro sono ancora molti meno rispetto agli altri europei. Nella mia esperienza, i russi, i tedeschi, gli spagnoli, i francesi sono molto più presenti di noi nei college NCAA”.

Una rete di ambassador
“Ecco perché Tennis College, con FIT e PTR in prima linea - aggiunge Botti - si occuperà di sviluppare forte il messaggio in tutta Italia”. Lo farà con una rete di ambassador ufficiali su base regionali e con partnership con diverse realtà sul territorio, tra circoli e accademie. Con a regime la fase divulgativa, si passa a quella di concretizzazione: “Che è già attiva - precisa Botti -, stiamo già lavorando con diversi ragazzi che hanno iniziato un percorso di avvicinamento alle università USA”. A proposito, ma quand’è il momento ideale per attivarsi, se interessati? “Ci si può ragionare fin da piccoli, dai 12, 13 e 14 anni. Se c’è questa prospettiva, il momento ideale per cominciare concretamente arriva nell’estate tra la quarta e la quinta liceo”. Fino a oggi, senza che sia chiara la prospettiva, molti si muovono con un po’ di ritardo, dopo la Maturità. Si è certamente ancora in tempo, ma va considerato che si rischia di perdere un anno, oppure di non poter puntare a squadre e borse di studio di università di Division 1, la più alta, dovendo ripiegare su quelle di Division 2. Attenzione, non che ci sia una grossa differenza di livello: “Anzi, il livello sportivo è lo stesso, solo che le università più grandi, prestigiose e ricche sono solitamente nella prima fascia”. Preferibilmente prima dell’anno della Maturità, dunque, comincia il percorso: “Qui entriamo in ballo noi di Tennis College, che offriamo un affiancamento passo dopo passo lungo il cammino che conduce alla firma con un’università, all’ottenimento della borsa di studio e all’ingresso in squadra”. Quanto può durare? Anche un anno.

Step by step
A patto di fare tutte le scelte giuste e non incappare in qualche passo falso. Le cose da fare non sono poche. “Tennis College parte dalla comprensione delle necessità e delle preferenze del ragazzo e della famiglia e poi si occupa di gestire tutti gli step”. Ci sono le certificazioni linguistiche (con l’esame TOEFL da superare, dal punteggio dipenderà poi la possibilità di scelta tra i vari atenei), quelle accademiche (SAT, una sorta di prova Invalsi per determinare il livello di un allievo sui banchi di scuola). E poi ci sono anche le pagelle da tradurre e da convertire: dai voti numerici nostrani a quelli alfabetici propri degli Stati Uniti (dove la A è il massimo). “In tutti questi passaggi - assicura Botti - noi forniamo assistenza diretta e continuativa, come nella creazione dell’Account nel database digitale della NCAA, nella stesura della College Letter, una lettera di presentazione, e del College Video, una clip da far arrivare direttamente al coach della squadra universitaria”. Eh sì, come detto sono tante le cose da fare, senza dimenticare che preliminarmente bisogna selezionare con cognizione di causa l’università più idonea alle proprie esigenze. “Noi, grazie ai contatti della rete PTR, radicatissima negli Stati Uniti, abbiamo un database di oltre 800 coach universitari fra cui scegliere”.

Tutte le strade aperte
Aprirsi al nuovo mondo quindi significa non dover scegliere in anticipo tra la carriera accademica e quella sportiva. “Il livello è altissimo, e se un ragazzo dovesse continuare a crescere dal punto di vista tennistico, nulla gli precluderebbe di proseguire nella strada verso il professionismo. Si gioca e ci si allena bene, ogni università garantisce un head-coach: in Division 1, uno per la squadra maschile e uno per quella femminile, ma il anche preparatore atletico, il fisioterapista e un tutor per l’attività accademica”. Sì, perché per mantenere la borsa di studio, rinnovata anno per anno, c’è anche da tenere una buona media. Ogni squadra è tenuta a rispettare degli standard e delle medie-voti, sia a livello individuale che di gruppo. Non è che perché giochi bene a tennis allora sei avvantaggiato. Di qui ne consegue che la preparazione alla fine dei quattro anni sarà di primo livello. Insomma, il nuovo mondo è aperto a tutti. A quelli che vogliono sfruttare le abilità tennistiche per avere un’istruzione di valore assoluto, spendendo pochissimo, e a quelli che sognano di fare i ‘pro’ con racchetta. Perché il tennis, come la vita, apre tutti i giorni nuove possibilità. Basta conoscerle. E poi c’è da farsi trovare pronti e coglierle al volo.