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CILIC, CORIC E IL MIRACOLO CROATO

Marin Cilic e Borna Cilic diventano gli eredi di Ljubicic e Ancic: è la seconda Insalatiera per la Croazia dall’Indipendenza proclamata 27 anni fa

di Enzo Anderloni | 26 novembre 2018

Marin Cilic e Borna Cilic diventano gli eredi di Ljubicic e Ancic: è la seconda Insalatiera per la Croazia dall’Indipendenza proclamata 27 anni fa. Adesso ci prepariamo al nuovo format: l’Italia parte a febbraio dall’India

di Andrea Nizzero - foto Getty Images

Qual è il trucco? Dove sta? Perché, se un Paese che ha circa gli stessi abitanti della Puglia (poco più di quattro milioni) e che formalmente esiste da appena 27 anni ha già vinto due volte la Coppa Davis, un trucco ci dovrà pur essere.
La presidente dei nostri vicini di casa, Kolinda Grabar-Kitarovic, ha la fortuna di essere conosciuta nel mondo più grazie alle gesta sportive dei suoi cittadini che alle beghe tipiche del suo mestiere: un caso raro (e probabilmente parecchio invidiato) tra i capi di stato contemporanei. Domenica a Lille, dopo il punto conclusivo suggellato da Marin Cilic ai danni di un inconsolabile Lucas Pouille, si è finalmente tolta la soddisfazione di vincere una finale mondiale. Come è stato ricordato mille e una volta, la finale di Coppa Davis è stata una rivincita della finale dei Mondiali di calcio di quest’anno, e si è risolta in una dolce vendetta croata. La presidente, peraltro, attendeva di rifarsi anche dal novembre del 2016, quando a Zagabria fu testimone della clamorosa rimonta di Juan Martin del Potro ai danni di Marin Cilic, con i croati già pronti a stappare lo spumante. In quell’occasione, il ragazzone croato, che aveva già regalato al suo Paese un titolo Slam (il terzo della loro giovane storia dopo quelli di Goran Ivanisevic e Iva Majoli) non capitalizzò due set di vantaggio a favore del protagonista di un’altra favola, il suo coetaneo di Tandil.

La 118esima coppa
Due anni più tardi, con i sei set a zero rifilati a Jo Wilfried Tsonga e Lucas Pouille, guastando la festa dei francesi in casa loro, Marin Cilic ha cancellato un ricordo sportivo da incubo per sostituirlo con un altro che è sempre stato il sogno di ogni tennista-bambino. Almeno fino a questa edizione, l’ultima in cui abbiamo visto la Davis con il suo storico volto, antico 118 anni. La gloria di questa vittoria è da spartire anche con un giovane pilastro qual è già Borna Coric: dopo essersi caricato la squadra sulle spalle a Zara contro gli Stati Uniti, a lui è andato il grande merito di aver rotto il ghiaccio di questa finale, con un colpo al mento dei francesi. Venerdì il suo break in apertura, maturato dopo 11 minuti di lotta, ha immediatamente ingobbito Chardy e strozzato in gola l’urlo degli oltre 20.000 francesi dello Stade Pierre Mauroy. Non va dimenticato infine Ivan Dodig, un gregario in singolare ma capace, da doppista, di eccellere e farsi trovare pronto quando è stato necessario (vale a dire al primo turno contro il Canada e nei quarti contro il Kazakistan). Con Zeljko Krajan, capitano dal 2012, sono i degni successori della squadra del 2005 guidata da Nikki Pilic e laureatasi campione grazie alle gesta di Ivan Ljubicic e Mario Ancic. Proprio come loro, infatti, lasciano il mondo intero a chiedersi come sia possibile la concentrazione di talento e coordinazione che ha luogo ai piedi dei Monti Balcani.

Delusione francese
Sulla terra battuta di Lille si è invece vista la Francia più spenta di tutta questa terza gestione a firma Yannick Noah. È impossibile contestare uno che da capitano ha vinto tre Davis e una Fed Cup e che, da fine 2015 a oggi, ha perso solo due incontri, tra l’altro entrambi dalla Croazia. Eppure, anche Noah è stato criticato per non aver avuto il coraggio di convocare Gilles Simon, preferendogli Jo-Wilfried Tsonga, deludente e al rientro dopo un lungo stop che l’ha visto precipitare al numero 259 del mondo. Ma Noah, forte di un carisma e di una lista di risultati innegabili e ineguagliabili, prima di lasciare la panchina ad Amelie Mauresmo ha voluto andare all’attacco a sua volta e a modo suo: “La Davis non sarà più la stessa. Sarà un’altra cosa”, ha detto, con voce triste e rassegnata, nella sua ultima conferenza stampa. “Spero proprio che non sia chiamata Coppa Davis. Giocare due set non è la Coppa Davis. Stanno mentendo. L’ho detto in faccia al presidente, che sono sconvolto e disgustato, perché è così che mi sento. La Coppa Davis significava così tanto per me”. La squadra francese è stata compatta, durante tutto il week-end della finale, nelle feroci critiche al nuovo formato della Coppa Davis. “L’anno scorso piangevo di gioia, quest’anno di tristezza”, ha detto Lucas Pouille, decisivo lo scorso anno ma irriconoscibile domenica. “Non cambierò idea a proposito del nuovo format. Per quanto mi riguarda, non giocherò più in Coppa Davis. Questa era l’ultima volta”.

Verso il 2019
Com’è noto, dal prossimo anno la competizione cambierà volto e nella gestione entrerà il gruppo di investimenti privato Kosmos. Prima di questa acquisizione, avallata in agosto dall’assemblea generale ITF, il gruppo era noto soprattutto per avere Gerard Piquet come fondatore. Oggi, è agli onori della cronaca sportiva mondiale per l’accordo venticinquennale con, a oggetto, la “nuova” Davis, per un valore complessivo di 3 miliardi di euro. Il palcoscenico designato per le fasi finali con il nuovo format sarà Madrid, dal 18 al 24 novembre 2019. Le quattro semifinaliste di questa edizione si sono già guadagnate la qualificazione: oltre a Croazia e Francia, sono già certi di essere a Madrid anche gli Stati Uniti e i padroni di casa spagnoli. Con loro ci saranno sicuramente al via anche le due wild card, già assegnate a Argentina e Gran Bretagna. I restanti dodici posti saranno messi in palio nel turno di qualificazione in programma l’1 e il 2 di febbraio prossimi: assomiglierà alla “vecchia” Coppa Davis, con i dodici incontri sparsi per tutto il mondo. L’Italia, reduce dai quarti del World Group 2018 e compresa tra le dodici teste di serie, giocherà in India. Partiremo favoriti dal pronostico e dai precedenti, avendo perso solo uno dei cinque incontri già disputati.

L’erba di Calcutta
Quell’unica sconfitta, però, arrivò a Calcutta sull’erba, esattamente la città e la superficie scelta dai padroni di casa per lo spareggio del 2019. Nonostante la scarsa simpatia del nostro numero 1 per il verde, peraltro mai nascosta, la pressione sarà sugli azzurri: nessuno dei giocatori che Fabio Fognini, Marco Cecchinato e Andreas Seppi (il più erbivoro del lotto) si troveranno ad affrontare è oggi tra i primi 100 del mondo. Yuki Bhambri, l’unico a esserci entrato, è un ex promessa junior ma ha un best ranking di n.83. Si giocherà su due giornate invece che nel solito week-end “lungo” da venerdì a domenica. Si inizia sabato con i primi due singolari, si prosegue domenica con il doppio in apertura e, a seguire, i due singolari invertiti. Tutti gli incontri si giocheranno al meglio dei tre set. Il percorso dell’Italia nella nuova Davis partirà così.