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ZVEREV CONTRO DJOKOVIC? LA RACCHETTA IN MANO È LA STESSA

La finalissima delle Nitto Atp Finals di Londra ha visto in campo il probabile n

di Enzo Anderloni | 23 novembre 2018

La finalissima delle Nitto Atp Finals di Londra ha visto in campo il probabile n.1 di domani Zverev e quello di oggi, Djokovic (14 Slam vinti), con la stessa racchetta. Vediamone le caratteristiche e il comportamento in campo

di Mauro Simoncini

Qualcuno si aspettava il grande ritorno di Roger in grande stile. Qualcun altro era convinto fino all’ultimo del successo di prepotenza di Djokovic, a monopolizzare il finale di stagione. Invece no: ecco partire in sordina ma uscire alla distanza il più giovane di tutti, Alexander Zverev, il promesso futuro leader mondiale delle classifiche Atp.
Prima si guadagna il posto in semifinale lottando all’esordio con Cilic e nell’ultimo match dei gironi con Isner. Poi supera un ‘normalissimo’ Federer in semifinale. E in finale il rullo compressore Djokovic, che però proprio sul più bello si è inceppato. Bravo ad approfittarne il tedesco di origine russa.
Partita neanche troppo entusiasmante, visto che di fronte si trovano due giocatori abbastanza simili (qualcuno dice quasi uguali): guarda caso usano anche la stessa racchetta, Head Speed Pro. Riconcepita da poco, come la sorella minore Speed Mp; entrambe pervase dal nuovissimo Graphene, materiale leggero ma forte, inserito con la formula ‘360’, cioè in tutti i punti critici per migliorare potenza e maneggevolezza dando al contempo una maggior sensazione di pienezza e pastosità prima solo “assaggiata”.
Il fatto che due top player così giochino con lo stesso attrezzo è piuttosto eccezionale: in tempi recenti non si era mai visto che un’azienda mettesse due campioni di grande richiamo a fare da ambassador allo stesso prodotto. Ma Head crede molto in questa racchetta (a detta del patron Johan Eliasch, “la migliore che abbiamo mai prodotto”) e Zverev ha sempre voluto la racchetta di Nole, sin da quando, undicenne si allenava col fratello Mischa che giocava gli stessi tornei di Djokovic, essendo suo coetaneo.

Schema corde 18x20: preciso ma non facile
Speed Pro è un attrezzo stabile, confortevole ma non per tutti. Complesso da manovrare e da utilizzare per spingere forte, ricercare traiettorie e direzioni differenti nelle situazioni tattiche più opportune perché pesa comunque 315 grammi (senza le corde) e ha, per di più, un bilanciamento leggermente verso la testa anche se non troppo accentuato. Il valore forse più interessante è quello della rigidità (60 punti Ra), davvero contenuta per la categoria: pastosità degli impatti, sensibilità e controllo richiamano un po’ il gusto dei telai più classici. E anche il profilo, comunque contenuto in 23 mm, ne ricorda un po’ le specifiche. Mettiamoci pure il fitto pattern da 18 corde verticali e 20 orizzontali e il quadro è completo. Una curiosità, i due finalisti alle Nitto Atp Finals montano entrambi un’incordatura ibrida, ma mentre il serbo fa un “reverse” con budello sulle verticali e monofilamento sulle orizzontali, Sascha preferisce il classico con le corde più rigide, il monofilamento Head Hawk, sulle “main”.

Serve fisico e velocità di braccio
Si tratta assolutamente di una racchetta agonistica, performante solo per chi la supporta a dovere con dei presupposti tecnici da Seconda o Terza categoria e anche una preparazione atletica di livello. Non solo per il peso che è consistente ma ben distribuito in modo da equilibrare il telaio; quanto piuttosto perché per dare rotazione e controllare traiettorie e direzioni ci vuole impostazione tecnica, velocità di braccio e appoggi ben saldi. Tutto quello già scritto sopra.

Tensione corde: state bassi
Occorrerebbe per esempio qualche saggio accorgimento sul settaggio dell’incordatura; sicuramente non conviene superare i 24/25 kg di tensione (già con 21/22 kg si governa tutto benissimo) ma soprattutto scegliere un calibro sottile che faccia presa a dovere per aumentare o contrastare la rotazione della palla in arrivo.
Ragionamenti da fare perché in fase difensiva la racchetta non è facile da manovrare anche se non impossibile. Si sente bene il back difensivo di rovescio sulla diagonale, per merito del pattern fitto. Buono il bilanciamento, non troppo ‘spostato’ verso la testa, che consente per esempio di disimpegnarsi con agio nei pressi della rete dove chi è pratico della zona può approfittare della sensibilità e flessibilità del telaio. Lo stesso discorso vale per il servizio: ficcanti e incisive tutte le soluzioni col taglio slice; potenti ma solo se colpite a dovere le prime palle piatte. Traiettoria e sicurezza per le seconde in kick.

Look essenziale: bianco e nero
Una racchetta che dal punto di vista estetico, come tutte le nuove famiglie di telai Head, si è cromaticamente ripulita lasciando spazio al bianco e nero e a scritte essenziali. Ideale per chi comanda da dietro, spingendo o angolando. Dalla Terza categoria in su può concedere soddisfazioni a molti utilizzatori. Sotto quel livello, volendo giocare alla Sascha e Nole, meglio indirizzarsi sulla versione MP, più leggera e con il pattern 16x19.