-
Archivio News

ATP CUP, DAVIS E OLTRE: GIOCHI DI SQUADRA

Mentre si gioca l’ultima ‘vecchia’ Insalatiera in attesa del nuovo format, l’Atp lancia la sua gara per team, da gennaio 2020 prima degli Australian Open

di Enzo Anderloni | 24 novembre 2018

Mentre si gioca l’ultima ‘vecchia’ Insalatiera in attesa del nuovo format, l’Atp lancia la sua gara per team, da gennaio 2020 prima degli Australian Open. Una partita complicata, destinata a rivoluzionare i calendari

di Alessandro Mastroluca - foto Atp e Getty Images

Nella settimana dell’ultima finale della Coppa Davis come l’abbiamo sempre conosciuta, l’ATP lancia la bomba destinata a rivoluzionare il calendario. Dal 2020 la stagione inizierà con una competizione a squadre tutta nuova, l’ATP Cup, in programma dal 3 al 12 gennaio. Parteciperanno 24 nazioni, che si qualificano in base al ranking del loro numero 1, divise in quattro gruppi da sei. Ogni nazione potrà portare da due a cinque giocatori per disputare le sfide che si sviluppano su tre incontri, due singolari e un doppio. Le prime e le due migliori seconde si qualificheranno per la fase a eliminazione diretta, dai quarti alla finale.

Ci sono in palio i punti Atp
Il torneo, che vede la partnership di Tennis Australia, prevede un montepremi da 15 milioni di dollari e fino a 750 punti per i vincitori. Così l’ATP, che ha presentato anche il suo nuovo logo, ha scelto di rinnovare la propria identità partendo da una competizione a squadre che, ha detto il presidente Chris Kermode, “risponde alla nostra strategia di innovare e guardare al futuro. Abbiamo parlato molto con i giocatori e abbiamo capito che questo sarebbe un ottimo modo per loro di iniziare la stagione. Tutti vogliono scendere in campo la prima settimana dell’anno, per questo il torneo ha ottenuto il loro forte sostegno”.

È positivo, ha sostenuto Novak Djokovic, numero 1 a fine anno per la quinta volta in carriera, “avere una competizione a squadre gestita dall’ATP, che possa dare punti per la classifica. È il modo migliore per iniziare la stagione. Giochiamo per oltre il 90% per noi stessi, non abbiamo molte competizioni a squadre. Questo evento metterà tante nazioni insieme, sarò fiero di rappresentare la mia”.

Dalla World Team Cup…
L’ATP Cup si porrà, in sostanza, nel solco della World Team Cup rimasta in calendario dal 1978 al 2012. Iniziato come “Coppa delle Nazioni”, incastonato nella settimana prima del Roland Garros, dalla prima vittoria della Spagna sull’Australia, l’evento di Dusseldorf diventò presto un appuntamento fisso. Stati Uniti e Germania vantano il record di presenze per nazioni (30), Stefan Edberg il primato di partecipazioni (10 come Jarryd e Bjorkman) e di successi in singolare (18). L’Italia ha perso due finali, sempre contro l’Australia, nel 1979 e nel 1980, gli anni di lancio del torneo che ha attratto tutti i grandi: Guillermo Vilas, Manolo Orantes, Ivan Lendl, John McEnroe, Jimmy Connors, Stefan Edberg, Boris Becker, Sergi Bruguera, Pete Sampras, Michael Stich. Nelle ultime stagioni, però, la mancanza di sponsor ha costretto a cancellare la più importante competizione a squadre dopo la Coppa Davis.

Squadre miste? C’è la Hopman Cup
Parlando di tennis ‘a squadre’ è rimasta in calendario, invece, la Hopman Cup organizzata dall’ITF, sempre molto ben frequentata anche se con valore di esibizione pre-Australian Open. Il torneo, inaugurato nel 1989 e fino al 1995 sotto il controllo della federazione australiana, omaggia una leggenda che da capitano ha vinto sedici volte la Coppa Davis con Mal Anderson, Neale Fraser, Ashley Cooper, Rex Hartwig, Merv Rose, Lew Hoad, Ken Rosewall, Roy Emerson, Rod Laver, Fred Stolle, John Newcombe, Tony Roche. La prima edizione, dopo il tradizionale ballo di Capodanno, si giocò con un format tradizionale, con otto squadre a sfidarsi dai quarti alla finale, vinta dalla Cecoslovacchia sull’Australia davanti a 7500 spettatori. Già dal secondo anno, le nazioni sono salite a dodici.

Tra tante Coppe, quale scenario?
Con il lancio della Atp Cup, il futuro della Hopman Cup diventa un punto di domanda, considerato che Perth, sede tradizionale dell’evento, è interessata come Adelaide, Sydney e Brisbane a diventare una delle sedi della ATP Cup che si articolerà in tre città ancora non definite. E la domanda a questo punto sorge spontanea: che impatto avrà la nuova competizione per squadre nazionali sulla nuova Coppa Davis, che di fatto è molto simile, e sulla Laver Cup, la sfida tra Europa e Resto del mondo lanciata da Roger Federer con la sua società di management Team 8? Cosa succederà ai tornei di preparazione per l’Australian Open?
Organizzare due competizioni a squadre nel giro di sei settimane, spiegava Chris Kermode lo scorso maggio, “sarebbe folle”. La nuova ATP Cup, ha detto nell’annunciare ufficialmente l’ingresso in calendario del torneo, “ci darà probabilmente una sostenibilità di lungo periodo, dal punto di vista finanziario e dell’integrità fisica dei giocatori. Di sicuro, cambierà completamente lo scenario del calendario ATP”. In molti modi.
Da un lato, perché a questo punto l’ITF potrebbe essere spinta ad anticipare la Davis andando in concorrenza temporale con la Laver Cup: la particolarità del formato, la durata ridotta a tre giorni potrebbero comunque consentire una ricollocazione vantaggiosa dell’esibizione che i tennisti hanno dimostrato di apprezzare nelle prime due edizioni, almeno a giudicare dal livello di impegno in campo.

Un calendario da ridisegnare
La Atp Cup andrebbe in sovrapposizione con i tornei 250 di Pune, che però sarà spostato a dopo l’Australian Open, di Doha ma soprattutto di Brisbane, Auckland e Sydney, i tradizionali appuntamenti di preparazione al primo Slam dell’anno. Appuntamenti per i quali è previsto anche un torneo femminile: sarà inevitabile trovare un punto di incontro nella definizione del calendario, a meno di voler trasformare l’attuale combined ATP/WTA in un evento congiunto ATP Cup/WTA che potrebbe soffocare i singoli appuntamenti e non moltiplicare l’appeal complessivo.
“Non so se è un bene giocare la Davis e l’ATP Cup nello stesso anno” ha commentato lo spagnolo Feliciano Lopez. Più entusiasta, prevedibilmente Craig Tiley, il presidente di Tennis Australia. “Vogliamo far crescere il tennis, vogliamo fornire ai giocatori un ambiente dove poter dare il meglio e assicurare che siano apprezzati e ricompensati come meritano” ha detto. “Questo evento ci permetterà di raggiungere nuove generazioni di tifosi e sarà una fonte di ispirazione per giovani tennisti”. È in fondo questo il metro su cui valutare nel lungo periodo l’idea di questo torneo e il futuro del tennis, anche a squadre. Se farà avvicinare giovani generazioni di tifosi e praticanti, sarà un successo per tutti.