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STEFANOS TSITSIPAS HA IL FUTURO IN MANO

Gioca bene, sa vincere e dà spettacolo anche fuori dal campo

di Enzo Anderloni | 12 novembre 2018

Gioca bene, sa vincere e dà spettacolo anche fuori dal campo. La Fiera di Milano ha presentato al mondo un Numero 1. Il tennis è in ottime mani anche grazie alle doti del furetto De Minaur e di bum-bum Rublev

di Gabriele Riva - foto Getty Images e A. Costantini

Con la stessa naturalezza con cui si scatta un selfie, Stefanos Tsitsipas sa mettersi addosso l'abito del protagonista. Le Next Gen Atp Finals 2018, vinte da imbattuto, lasciando per strada e 5 mini-set in 5 giorni, lo dimostrano. Lo scorso anno era arrivato da Milano in qualità di riserva, quest'anno ha fatto la star dal primo all'ultimo giorno. Dall'arrivo in città fino alle dichiarazioni dopo il trionfo, senza tralasciare il campo. Stefanos il greco dai capelli lunghi e biondi sa divertire e appassionare, ma sa anche intrattenere appena ne esce. “Ho giocato un grande tennis qui a Milano, ma mi sono anche divertito molto”. In una settimana ha incassato 407 mila dollari, ha fatto breccia nel cuore dei fan, ha mostrato tutto il repertorio tecnico, ha spaccato un paio di cuffie in preda alla rabbia nella semifinale-fiume contro Rublev (a proposito: con le nuove regole il match più lungo del torneo è durato 2 ore e 8 minuti) e ha fatto il mattatore con almeno una battuta di spirito in ogni intervista rilasciata. Insomma, quando Tsitsipas ha lasciato la Fiera di Milano con il trofeo a X in mano, ha fatto capire a tutti che per il post Rafa & Roger, c'è sicuramente anche lui. Sascha Zverev avvisato.

Dopo Chung
“Sono grato di aver giocato qui a Milano e di essere il secondo vincitore di questa manifestazione. È un risultato che mi darà molta fiducia per il futuro”. Come Chung nel 2017, Tsitsipas non ha perso un match nella sua fuga per la vittoria. A differenza del coreano con gli occhiali, però, lui era il favorito. Ha gestito la pressione senza particolari problemi, non proprio da veterano ma quasi. Anche perché il greco arriva da una stagione eccellente per uno di vent'anni. Nel 2018 è diventato per la prima volta Top 20, adesso è numero 15 del ranking Atp, ma non solo. Ha vinto il primo titolo nel circuito maggiore, a metà ottobre, a Stoccolma (Atp 250, sintetico indoor) e in precedenza aveva raggiunto le finali a Barcellona (la prima in un Atp 500) e a Toronto (la prima in un Masters 1000), perdendo entrambe le volte da un certo Rafael Nadal. In Canada, in più, era riuscito a diventare il più giovane di sempre da trent'anni a questa parte a battere nella stessa settimana 4 Top 10.

Milano è “casa”
Insomma, con Tsitsipas, il futuro è adesso. Il suo percorso verso il futuro temporale parte ancora una volta sotto la Madonnina, come nel 2016 quando da Under 18 vinse il primo titolo di Grado A Itf in carriera. “Mi sembra di essere a casa qui a Milano. Un paio d'anni fa ho vinto il Bonfiglio, adesso questa soddisfazione. Dev'esserci proprio un rapporto speciale tra me e questa città”. E l'anno prossimo? Tornerà qui (l'anagrafe glielo consentirebbe) o giocherà le Finals con Djokovic, Nadal, Federer e compagnia bella? “Chissà, forse la cosa migliore - sogghigna - sarebbe far giocare le Finals qui a Milano”. Non sa, Stefanos, che la candidatura per ospitare il gran ballo di fine anno dal 2021 in Italia è per Torino. Battute e scherzi a parte, lui sembra oggi quel che Sascha Zverev era già l'altro ieri: 'the next big thing', come dicono gli anglofoni.

Il gusto della battuta
Il gusto della battuta il greco alto 193 cm non riesce a perderlo. Né in campo - dove per ammissione dei suoi stessi rivali è impossibile rispondergli quando il punto conta davvero - né subito fuori. Come alla premiazione, quando scientemente si è messo a ringraziare tutti: “Gli sponsor, gli organizzatori, i raccattapalle, gli arbitri, i giudici di linea… lo so, lo so, sto scherzando! (i giudici di linea non c'erano, sostituiti dal sistema di chiamata elettronico, ndr)”. Un modo come un altro per sottolineare che quella dell'Hawk Eye esteso a tutte le fasi del gioco è l'innovazione che a lui è piaciuta di più: “Il sistema è preciso, puntuale e accurato. Dà molte sicurezze a noi che stiamo in campo”. Entusiasmo più contenuto invece su tutto il resto del format: “Non posso dire che non mi sia piaciuto, anche perché ho vinto, non sarebbe serio”. Tanto lui il modo giusto per vincere partite lo trova sempre, che si arrivi al 4, al 6 o all'8. Il segreto? Lo svela Alex De Minaur, finalista che ha fatto alzare più di un sopracciglio per lo stupore: “È incredibile, nei punti importanti alza sempre il livello. E di tanto”, ha detto. Lo ha fatto contro di lui in finale, e contro Rublev in 'semi'. “Quest'anno sono molto migliorato in quel tipo di situazione - ammette lui -, quando il punto si fa pesante adesso sono più aggressivo e questo paga, nel tennis più pensi più ti crei problemi”.

La scalata continua
Le partite vinte crescono, così come la sicurezza nei propri mezzi. Fiducia e vittorie si muovono sempre a braccetto, si sa. Anche perché quest'ultima, di vittoria, arriva in coda a un'annata piena di soddisfazioni: “Ho scalato 76 posti in classifica, ho vinto partite e tornei che ti fanno crescere tanto. Con il diritto credo di essere salito molto di livello, specie con l'inside-in. Penso di poter dire che al momento è la mia arma più efficiente”. E con questa freccia in faretra, si pensa già alla nuova stagione: “Sono pronto a pensare al 2019, è l'anno in cui mi prefiggo di fare molto meglio negli Slam”. Per farlo, dopo un po' di vacanza, tornerà al lavoro col papà-coach Apostolos e con i preparatori fisici della Mouratoglou Tennis Academy. Guardare avanti a Tsitsipas riesce fin troppo bene. Anche troppo, a volte: nel match di round robin vinto contro l'americano Frances Tiafoe, sul 3-1 nel terzo set, il greco ha fatto il punto e ha alzato le braccia al cielo in segno di vittoria. Pensava di essere già a quota 4: “Mi capita spesso, ci sono quasi abituato: ogni tanto dimentico completamente il punteggio della partita. Sono così concentrato su quello che devo fare in campo che dimentico tutto il resto”. Risultato compreso: conta solo la vittoria. E quel futuro che adesso ha in mano.