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FEDERER, SVITOLINA, PARIGI, SINGAPORE: IN LOTTA PER IL N.1

Quella del tennis maschile è aperta fino a fine stagione: riparte dal titolo n

di Enzo Anderloni | 29 ottobre 2018

Quella del tennis maschile è aperta fino a fine stagione: riparte dal titolo n.99 di Roger Federer a Basilea e adesso si sposta a Parigi. In quella femminile Elina Svitolina a Singapore ha fatto capire che nel 2019 lei sarà pronta…

di Andrea Nizzero - foto Getty Images

La scorsa settimana a Basilea, nella maggior parte delle sue uscite, Roger Federer non è sembrato in forma. È stato spesso macchinoso negli spostamenti, ancor più di frequente impreciso nei colpi, incapace di generare velocità e potenza con il diritto, a tratti inefficace al servizio. Dirlo non significa essere troppo severi, anzi: i primi ad aver lamentato (e quindi notato) tutto ciò sono stati i suoi tifosi. Eppure, si è portato a casa il suo novantanovesimo titolo, un ATP 500 che domenica ha vinto per la nona volta. A 37 anni abbondanti. È la combinazione tra questi tre fatti (gioco appannato, vittoria finale, età) a rendere ancora una volta l’idea e le ragioni della grandezza di questo signore: vincere nonostante le sensazioni avverse, ad un’età da coach esperto, significa essere speciali. A confermarlo ci sono, come al solito, le statistiche: è il primo dell’era Open a vincere nove volte due tornei (Halle e appunto Basilea) che si disputano su due superfici diverse. Il perché riesca a essere così competitivo, dopo venti titoli Slam e altrettanti anni di carriera professionistica, lo si è visto durante la premiazione di domenica pomeriggio: l’ovazione di una platea che gli vuole bene è ancora capace di portargli le lacrime agli occhi. Anche se l’emozione non gli ha comunque impedito di esibirsi in tre lingue diverse nel giro di 40 secondi.

Striscia ininterrotta
“È stata una settimana magica”, ha detto commosso con il trofeo tra le braccia, sotto gli applausi scroscianti dei 12.000 della St. Jakobhalle, da poco rinnovata: “Andare avanti e vincere di nuovo qui, nella mia città, non sapendo se può essere l’ultima volta… significa tantissimo per me ed è molto emozionante”. Ha fatto fatica dall’inizio (un primo turno balbettante contro Krajinovic) alla fine (sotto di un break in entrambi i set della finale), ma la sua striscia vincente basilese prosegue ininterrotta dalla lontana finale persa nel 2013. Sarebbe stato clamoroso se l’avesse spezzata Marius Copil, imprevedibile finalista il cui torneo è stato definito fenomenale dallo stesso Federer: numero 93 del ranking fino a domenica, numero 60 da lunedì, il romeno era partito dalle qualificazioni e aveva vinto ben sei partite di fila (due delle quali contro Top 10) per presentarsi alla sfida con Roger. Questa settimana Marius si riposerà, mentre Federer sarebbe la terza testa di serie a Bercy. È nello stesso quarto di Kevin Anderson, autore della sconfitta più dolorosa del 2018 di Federer e anche lui a titolo la scorsa settimana (Vienna): tra i due litiganti, già certi di un posto a Londra, potrebbe goderne Kei Nishikori, sorteggiato nello stesso settore, cui manca pochissimo per qualificarsi per le ATP Finals.

Il favorito al n.1
È ovvio che a questo punto della stagione non sia Federer il favorito per il trono Atp di fine anno. Ma c’è di più. Quando Rafael Nadal si è ritirato dalla semifinale degli Us Open contro Del Potro, con le ginocchia abbondantemente fasciate, in molti sostenevano che lo avremmo rivisto in campo solo nel 2019. Effettivamente, il suo rientro per le ultime due settimane di stagione è quasi una sorpresa, e il merito è con buone probabilità di Novak Djokovic e del suo imperioso marciare. Da luglio in avanti, il serbo ha vinto due Slam e due Masters 1000, portandosi ad appena 35 punti dal primo giocatore del mondo. In poche parole, se Nole fa meglio di Rafa in questo momento, potrebbe presentarsi a Londra già da numero 1. Ora, con due tornei ancora da giocare per entrambi, considerate che: a Bercy lo spagnolo non ha mai vinto ed è da oltre 10 anni che non arriva in finale, mentre il serbo ha trionfato quattro volte; al Masters di fine anno, il conto è simile, con zero vittorie a quattro. Non è difficile capire chi è il grande favorito per il primato in classifica di fine 2018.

Elina è tornata
Per la rincorsa al n.1 in rosa bisogna attendere il 2019. La scorsa settimana a Singapore, Elina Svitolina non ha semplicemente vinto il suo 13° titolo, il più importante della sua carriera. Oltre a ciò, Elina è riuscita a dimostrare qualcosa a se stessa, a chiudere la bocca di chi l’ha insultata per mesi e a risolvere in positivo un periodo difficile della sua vita. Dopo un inizio di stagione eccellente, culminato nella difesa del titolo agli Internazionali BNL d’Italia, la 24enne ucraina si era inceppata. Improvvisamente, alle sfide immense di una carriera da sportiva professionista, si era aggiunto qualcosa di più inquietante nella forma di un drastico calo di peso e di una lunga serie di risultati negativi. Si è però fatta trovare pronta alla chiamata per le Wta Finals, sfruttando al meglio una grande opportunità e dandosi una lezione che non scorderà più. “Non ho più niente da dimostrare a nessuno”, ha sbottato dopo aver rimontato e sconfitto Sloane Stephens in finale, riprendendo un tema cui aveva accennato anche a inizio torneo. Il primo match, contro Petra Kvitova, era stato un segnale: la prima vittoria dopo sette batoste di fila contro la ceca. L’aveva dedicata a tutti coloro che avevano dubitato di lei e delle sue qualità. Perché, in particolare dopo la separazione da coach Thierry Ascione in settembre, le cose si erano fatte piuttosto pesanti.

Coach cercasi
“Non è stato facile, con tutto quel clamore sui social media e con le opinioni sul mio fisico…”, ha accennato Elina a Singapore, aprendo uno squarcio su una delle dimensioni più spaventose e meno conosciute della carriera di un’atleta professionista, ovvero la mole quotidiana di insulti e crudeltà che ti scaricano addosso Twitter, Instagram e compagnia. “Devo guardare solo al mio percorso. Ci sono migliaia di opinioni, milioni di opinioni. Io devo solo fare il mio lavoro e andare in campo”, aveva affermato durante il torneo, parlando ancora una volta della cosa. In Estremo Oriente era accompagnata da Andrew Bettles, qualcosa di più di un semplice sparring partner, ma la porta è aperta a nuove possibilità: “Parlerò con Andy e vedrò le opzioni migliori, che coach sono disponibili al momento per provare a lavorare per un po’. Devo pensarci, non voglio scegliere una persona per poi separarci dopo due settimane. È una decisione importante”. Le Wta Finals vinte da imbattuta, nel frattempo, sono più che sufficienti a garantirle una off season molto più serena del previsto.