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A SINGAPORE SI SVELA LA NUOVA FACCIA DEL TENNIS IN ROSA

8 vincitrici diverse negli ultimi 8 Slam suggeriscono che il ricambio generazionale in rosa è ormai avvenuto

di Enzo Anderloni | 23 ottobre 2018

8 vincitrici diverse negli ultimi 8 Slam suggeriscono che il ricambio generazionale in rosa è ormai avvenuto. Naomi Osaka, Kiki Bertens, Elina Svitolina e le altre: ecco il nuovo puzzle del tennis femminile che si compone

di Andrea Nizzero - foto Getty Images

Mentre Singapore diventa per una settimana il centro di gravità della WTA e delle sue migliori protagoniste dell’anno, molti provano a tirare le somme di una stagione poco lineare che, per la verità, si pone in continuità con quella dello scorso anno. Come nel 2017, infatti, i quattro Slam hanno proposto quattro campionesse differenti, tre delle quali al primo ingresso in tale prestigioso club. In tutto fanno otto nomi diversi per altrettanti titoli Slam nell’ultimo biennio, circostanza che non si era mai verificata nell’Era Open.
Di fatto, insomma, siamo nel bel mezzo del ricambio generazionale tanto atteso, già ampiamente in atto in quello femminile. Delle otto partecipanti a Singapore, orfane di un’infortunata Simona Halep e di una Serena Williams ancora a regime “part time”, ben quattro giocatrici hanno avuto conferma della loro qualificazione solo nella ultima settimana di ‘regular season’: Sloane Stephens, Karolina Pliskova, Kiki Bertens ed Elina Svitolina hanno raggiunto la qualificazione negli ultimissimi giorni prima del torneo. Proprio Kiki ed Elina, insieme alla debuttante Naomi Osaka, sono state protagoniste di stagioni e storie personali che dicono molto su cosa significhi giocare a tennis al giorno d’oggi. Quelle della giapponese, che sembra ogni giorno di più un gigantesco colpo di fortuna per il tour WTA, e quella dell’olandese, che un anno fa era a un passo dal ritiro, sono storie dal gusto dolce e rotondo.

“Just me”
“Se pensi a una ventenne, ventunenne, che vince 4 milioni di dollari, raggiunge tutte queste cose che ha raggiunto lei, andare dal numero 74 del mondo al numero 4, battere il suo idolo in finale… è tanta roba”. Le parole sono di Sascha Bajin, il coach di Osaka, ma il pensiero è comune a tutti quelli che ne hanno ammirato il comportamento e la tenuta dopo il trionfo di New York, arrivato in modo quasi drammatico per la scenata storica di Serena. La sua grazia innata l’ha resa un personaggio incredibilmente positivo, ed esponenzialmente più famosa, da quando ha vinto il suo primo Slam. Appena sbarcata a Tokyo, a fine settembre, un reporter giapponese ha cercato di metterla in difficoltà chiedendole della sua identità in relazione alla complessità delle sue origini (padre haitiano, madre giapponese, cresciuta negli States): quando gli ha risposto “I am just me”, quasi incredula, è riuscita a conquistarsi ancor di più il pubblico dei social media, dove è letteralmente adorata.

Ritiro e poi…
Molto più nascosta ai radar mediatici, Kiki Bertens ha rischiato di appendere la racchetta al chiodo non più di un anno fa, proprio a Singapore (si qualificò e arrivò in finale in doppio). L’olandese ci arrivò distrutta dallo stress della vita sul circuito, meditando di smettere. “Dissi: beh, se continuiamo così, per me basta così, meglio andare a fare altro. Si fanno bei soldi, sì, ma non ci sono soldi sufficienti a giustificare il fatto di sentirsi sempre infelici”, racconta oggi Raemon Sluiter, che un anno fa allenava una giocatrice in crisi, mentre oggi è reduce dalla miglior stagione della sua vita. “Saresti in grado di lasciare il tennis oggi, startene a casa, e tra-tre o quattro anni non pensare ‘forse dovevo fare qualcosa diversamente’? Sapresti convivere con una cosa del genere?”, le chiese Sluiter. Kiki trovò la sua risposta (no!) durante la off season.
Oggi è Top 10, la terza giocatrice della storia del suo Paese a qualificarsi per le Finals e la meritevole vincitrice del premio “WTA Most Improved Player of the Year”.

La strana stagione di Elina Svitolina
La storia recente di Elina Svitolina, invece, lascia un sapore agrodolce dai contorni poco definiti. La 24enne di Odessa, protagonista fino agli Internazionali BNL d’Italia di una prima metà di stagione eccezionale, si è piantata a Parigi. In un torneo dove arrivava da favorita o quasi, in apparente forma smagliante, si è schiantata al terzo turno contro la rivelazione Buzarnescu. Da quel momento in poi, i risultati sono spariti e hanno iniziato a circolare voci su una dolorosa separazione dal suo fidanzato, un giocatore di cricket inglese, e su qualche problema con l’alimentazione. Voci generate anche da un suo evidente calo di peso. La seconda metà di stagione è stata abbastanza terrificante, a esclusione di un ottavo di finale a New York che però è largamente insufficiente rispetto alle sue ambizioni. Elina è arrivata a Singapore pur avendo lasciato il suo destino nelle mani delle rivali, rinunciando all’ultima settimana di stagione regolare e dimostrando di non aver ancora del tutto digerito le scorie di una seconda metà di 2018 girata male.
“Mi stavo preparando per Zhuhai, sarebbe stato più triste se mi fossi preparata per Singapore e poi non fossi entrata”, ha detto alla vigilia del torneo di fine stagione, palesando uno stato d’animo ben diverso da quello ammirato fino a Roma, quando sembrava trasformare in realtà ogni sua volontà agonistica, divorandosi campo, palline e avversarie.

I tasselli del puzzle
Tali scorie sono apparse evidenti anche dopo la prima vittoria convincente da agosto a questa parte, al debutto a Singapore contro una Petra Kvitova che l’aveva battuta nelle loro ultime 7 sfide. Dopo il match, la sua conferenza stampa è stata interrotta da quello che è sembrato ad alcuni un attacco di panico, ad altri un semplice calo di zuccheri: “Non sto bene”, ha tagliato corto lei. Il suo tennis però sembra finalmente dare segnali di salute e con quello tornerebbe, nel giro di poco, anche la serenità di una delle tenniste più interessanti e promettenti della sua generazione. La sensazione, in generale, è che il nuovo circuito Wta sia ancora un puzzle in fase di composizione. Ma una volta completato e stabilizzata la sua immagine, può assomigliare a un capolavoro.