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I 3 NEXT GEN PIÙ GRANDI DI SEMPRE

Le vittorie dei giovanissimi hanno sempre un’alone di eccezionalità e suscitano emozioni uniche

di Enzo Anderloni | 13 ottobre 2018

Le vittorie dei giovanissimi hanno sempre un’alone di eccezionalità e suscitano emozioni uniche. Nel tennis le tre imprese da teenager più clamorose di sempre portano il nome di tre campionissimi: Bjorn Borg, Boris Becker e Michael Chang

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

1. Bjorn Borg, teenager da 17 titoli
Alla Blombackaskolan di Sodertalje una scena così non l’hanno mai vista. Mats Hasselqvist, impiegato di banca e presidente del comitato svedese di Coppa Davis, è andato a fare pressione perché Bjorn Borg, non troppo a suo agio in geografia, possa abbandonare la scuola in anticipo. È meglio che si dedichi al tennis, dice. Ha 17 anni quando debutta a Wimbledon, nell’edizione del boicottaggio, il 1973. Perde nei quarti contro il mancino inglese Roger Taylor, ma a fine partita le ragazzine sono tutte intorno al biondo svedese dagli occhi di ghiaccio. Anche Taylor una scena così non l’aveva mai vista.

Uno così non l’ha mai visto nemmeno Ilie Nastase, il genio più sregolato nella storia del gioco. “Gioca come uno strozzino, non ti dà niente gratis” dice. Per tutta la finale degli Internazionali d’Italia del 1974 ha cercato invano di spezzare il ritmo di quelle gambe che si muovono senza sosta, di scatenare almeno una fugace espressione di stupore o di insoddisfazione su quel volto sfingesco.

È una maschera. Borg è un giovane ribelle che spaccava le racchette e sfidava l’autorità, ma ha deciso di nascondere la cenere sotto un tappeto di calma ostentata. “Se fossi riuscito a tenere a freno la rabbia per un colpo sbagliato o per le chiamate dubbie sarei diventato imbattibile” spiegava. Entra nel WCT, il ricco circuito itinerante creato dal petroliere texano Lamar Hunt. Dopo la vittoria di Roma del 1974, gli organizzatori dell’Open di Stoccolma gli regalano un accompagnatore d’eccezione al Roland Garros: Percy Rosberg, il coach che gli impone di mantenere il rovescio a due mani e convincerà Stefan Edberg a rinunciare al suo. Arriva in finale contro Manolo Orantes che vince i primi due set ma sotto un caldo soffocante non regge la fatica. Negli ultimi tre set Borg perde due game. È il suo primo titolo Slam.
Ne vincerà tre prima dei vent’anni. Conquisterà, sempre da teenager, 16 titoli ATP, record che sarà eguagliato da Rafa Nadal, ma 17 tornei totali perché nel maggio 1976 batte Guillermo Vilas a Dallas nelle WCT Finals, l’equivalente del Masters per i giocatori del circuito WCT. Uno così non lo rivedremo più.

2. Chang, il ‘cinese’ e la rivoluzione francese
Ogni sera, Michael Chang e sua mamma in hotel accendono la tv. Aspettano le notizie da Pechino, dove da sette settimane va avanti la protesta a piazza Tienanmen in nome della libertà e della democrazia. Il 4 giugno 1989 un uomo, un ‘milite’ ignoto, si erge fiero in piedi davanti ai carri armati. È la foto del secolo.
Il giorno dopo, quando il mondo scopre quello scatto, il diciassettenne Chang sfida Ivan Lendl, il numero 1 del mondo, negli ottavi del Roland Garros. È nato a Hooboken, nel New Jersey, da due chimici taiwanesi immigrati negli Usa. È diventato, nel 1987, il più giovane vincitore dello Us Open junior, e quello è il suo quarto Slam. Da un anno è un fervente cristiano, e quando avverte i primi segni dei crampi sul 2-1 nel quinto set, sceglie di aver fede e non abbandonare la partita. Da Lendl aveva perso nel 1988 a Des Moines, in Iowa. Erano tornati insieme verso l’hotel. “Non hai un servizio, e soprattutto non hai una seconda. Ti muovi molto bene ma ti serve un’arma per sopravvivere là fuori” gli dice Lendl.
Sul 4-2 15-30 serve da sotto. E Lendl ci casca. Il pubblico è senza parole. Sul primo match point il n.1 sbaglia la prima. Chang aspetta la seconda a un metro del rettangolo del servizio. La gente lo deride, Lendl urla all’arbitro che però non può far nulla. La seconda, deviata da un nastro fatale, è lunga. Chang supera il russo Andrej Chesnokov in semifinale e si gioca il titolo contro Stefan Edberg. È dal 1955 che uno statunitense non conquista Parigi. ‘Michelino’ domina il primo set 6-1, perde secondo e terzo ed è sotto di un break nel quarto. Ma rimonta, porta il match al quinto e vince 6-1 3-6 4-6 6-4 6-2 è il più giovane vincitore di sempre del Roland Garros. Il merito di quel successo, dice, “e di tutto quello che mi succede nella vita è di Gesù”.
Non otterrà mai più niente di simile, non vincerà un altro Slam ma quelle due settimane gli cambiano la vita. “Prima non sapevo che pensare di me come americano, ero solo un ragazzino diverso dagli altri. In quei giorni per la prima volta ho capito davvero cosa volesse dire essere cinese”.

3. Re Boris fa bum bum nel Centre Court
“Re Boris primo” titolano i giornali inglesi. “Con la passione di un Friedrich Nietzsche o di un Ludwig van Beethoven, Boris Becker da Leimen ha stravolto il mondo del tennis a Wimbledon”, scrive il Time. È un Blitzkrieg, quello del 1985. Becker deflagra a 45 anni dal bombardamento tedesco che aveva devastato il Centre Court.
È professionista da un anno, allenato da Ion Tiriac, che gli fa anche da manager e per seguire lui ha lasciato il campione argentino dalla sensibilità poetica Guillermo Vilas. Nel 1985, Becker si presenta ai Championships dopo aver centrato il titolo al Queen’s. “Se gioca così, vincerà anche Wimbledon”, dice il sudafricano Johan Kriek.
Al terzo turno, si salva 9-7 al quinto contro lo svedese Joakim Nystrom. Negli ottavi, si fa male a una caviglia contro lo statunitense Tim Mayotte e pensa di ritirarsi ma Tiriac e Bosch gli urlano di chiedere l’intervento del medico. Finirà 6-2 al quinto, la storia continua.

Non si allena fino alla vigilia del quarto di finale contro Henri Leconte, il mancino francese che ha eliminato Ivan Lendl, mai vincitore ai Championships. Perdono anche John McEnroe e Jimmy Connors, battuti dallo stesso avversario, il sudafricano Kevin Curren, diventato statunitense da un paio di mesi. Non sarà “Born in the Usa” ma trascorre la vigilia della partita più importante della carriera a un concerto di Bruce Springsteen. Becker batte lo svedese Jarryd, quinta testa di serie, in semifinale e raggiunge la finale senza dover affrontare nessuno dei primi tre al mondo.

Boris Franz Becker deve il secondo nome al nonno, morto alla vigilia del torneo. I genitori, che gli hanno insegnato a battersi sempre per quello in cui crede, gli hanno tenuto nascosta la notizia. Così contro Curren può fare la storia, solo ritardata dal doppio fallo sul primo match point. Sul secondo, trattengono il fiato mamma Elvira, papà Karl-Heinz, la sorella maggiore Sabine, il presidente della federazione tedesca Richard von Weizsäcker che aveva 17 anni quando vide Gottfried von Cramm perdere la finale di Wimbledon del 1937. Alle 17.26 è game, set, match, Becker. Chiude 6-3 6-7 7-6 6-4, diventa il più giovane campione di sempre a Wimbledon e il primo a trionfare senza essere testa di serie.

Ha 17 anni e 227 giorni, in Germania non può nemmeno guidare. Ha cinque mesi meno del vincitore del torneo junior, il messicano Leonardo Lavalle. Quando torna a Leimen, è come se fosse atterrato il Papa. I festeggiamenti sembrano non finire mai. Il preside della scuola che ha lasciato a sedici anni gli chiede: “Tornerai?” “Guardi, ho appena vinto Wimbledon, magari no”.
Quel giorno, scrive nell’autobiografia The Player, “Boris da Leimen è morto e un nuovo Boris è nato, da subito di proprietà di tutti. Addio, libertà”.