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LA LAVER CUP LO CONFERMA: QUESTA EUROPA È STELLARE

A Chicago davanti a 93584 spettatori Federer, Djokovic, Zverev e gli altri confermano la superiorità del vecchio continente su Isner, Anderson e Resto del Mondo

di Enzo Anderloni | 24 settembre 2018

A Chicago davanti a 93.584 spettatori Federer, Djokovic, Zverev e gli altri confermano la superiorità del vecchio continente su Isner, Anderson e Resto del Mondo. Ancora grande successo, Davis avvisata

di Andrea Nizzero - foto Getty Images

Sono stati 93.584 gli spettatori che hanno riempito lo United Center di Chicago, durante i tre giorni della Laver Cup 2018. Basterebbe questo unico, semplice dato a definire che grado di successo stia avendo il nuovo format voluto da Roger Federer. E pensare che con le defezioni di Rafael Nadal e Juan Martin Del Potro, e l’ormai cronica mancanza di campionissimi a stelle e strisce, l’evento sembrava poter dare qualche grattacapo ai suoi organizzatori.

Per di più, tanto il palazzetto dello sport che dal 1994 fece da palcoscenico ai Bulls di Jordan (qui vinse i suoi ultimi tre titoli NBA e MVP), quanto la città che lo ospita, non sono di certo noti per tradizione tennistica: basket, hockey su ghiaccio e baseball sono gli sport cittadini, meno condizionati dal vento pressoché incessante che soffia sulla città più importante dell’Illinois, in riva al lago Michigan. Dopo la trionfale prima edizione, svoltasi lo scorso anno a Praga in un contesto storicamente molto più affezionato al tennis, l’evento a squadre con Rod Laver come padrino ha superato a pieni voti anche il test statunitense: come detto, quello della “Windy City” è un pubblico impegnativo e difficile da accontentare, eppure il successo è stato oggettivo e quasi travolgente (chiedere a Sascha Zverev, pressoché assediato dalle fan per qualche selfie).

Colpi di scena
“È la prima volta da 27 anni a questa parte che in questa città viene proposto il tennis a questo livello, e gli appassionati l’hanno adorato. La Laver Cup è uno dei singoli eventi più grossi che si siano mai tenuti al famoso United Center”, ha detto Steve Zacks, direttore della Laver Cup. Da parte sua “The Rocket”, immancabile in tribuna, ha assistito alla seconda vittoria in altrettante edizioni del Team Europe, che ha nuovamente avuto la meglio sul Team World grazie alla vittoria di Sascha su Kevin Anderson, nell’undicesimo match, che ha fissato il punteggio sul 13-8 definitivo.

L’ultimo incontro in programma tra Nole Djokovic e Nick Kyrgios non si è disputato, ma il pubblico era già sazio di emozioni. Dal primo incontro di giornata, in cui la coppia composta da John Isner e Jack Sock ha fatto esplodere lo stadio, all’ultima risposta messa lunga da Kevin Anderson, i colpi di scena sono stati pressoché un continuum. La coppia yankee aveva aperto la domenica portando in vantaggio il Team World per 8 punti a 7 (erano stati sotto 7-1), dopo aver annullato due match point alla coppia composta da Roger Federer e Sascha Zverev.

Alta qualità
Anche la qualità di gioco è stata quasi sempre molto elevata, e il livello di passione e coinvolgimento mostrato dagli stessi giocatori è stato quasi incredibile: la “vecchia” Coppa Davis, che nel suo nuovo formato probabilmente assomiglierà non poco a questa Laver Cup, era l’unico altro evento dove si poteva ammirare qualche esplosione emotiva anche da parte di gente tipicamente fin troppo composta.

Per alcuni dei suoi 20 titoli Slam, Roger Federer ha esultato in modo meno vistoso di quanto non abbia fatto vincendo contro John Isner, dopo avergli annullato 3 match point. Lo stesso capitano europeo, Bjorn Borg, ha mostrato qualche emozione in più di quando interpretava l’Orso Svedese in campo e fuori. Anche il suo ex rivale sul campo, John McEnroe, è sembrato sinceramente contrariato quando il suo Team World sembrava alle corde, pur rimanendo fortunatamente ben distante dai picchi che raggiungevano i suoi famigerati sfoghi sul campo.

Il tempo ci dirà…
A fronte di questo successo innegabile, solo il tempo ci potrà dire se questa competizione uscirà davvero dai contorni di un’esibizione, per quanto sia l’unica occasione che possa proporre Roger che fa da coach a Novak prima di un tie-break decisivo. Le cartoline uscite da questa tre giorni, come era successo l’anno scorso a Praga con Nadal che saltava letteralmente in braccio a Federer, sono già nella memoria collettiva degli appassionati di tutto il mondo.

Se diventeranno momenti significativi della storia del nostro sport lo capiremo probabilmente tra qualche anno, quando sapremo l’esito della sfida tra la nuova, discussa Coppa Davis e questo esperimento, fin qui decisamente riuscito.