-
Archivio News

UN RICHIAMO PRIMA DEL WARNING? SI PUÒ, LO SPIEGA L'ESPERTO

La domanda - L’arbitro può richiamare verbalmente un giocatore prima di dare un vero ‘warning’ o una penalità

di Enzo Anderloni | 23 settembre 2018

La domanda - L’arbitro può richiamare verbalmente un giocatore prima di dare un vero ‘warning’ o una penalità?

La domanda completa
Dopo Flushing Meadows mi viene spontanea questa domanda. Durante gli Us Open è capitato più volte di sentire un arbitro di sedia avvisare un giocatore che un determinato comportamento suo o del coach, se ripetuto, sarebbe stato sanzionato con un warning. Per coaching. Un po’ come quando l’arbitro di calcio richiama un giocatore per dirgli: “Alla prossima…”.
È una pratica prevista dal regolamento? È specificato quando e come si può “avvisare bonariamente” e quando deve invece scattare immediatamente l’ammonizione?

Marco, via e-mail

La risposta
Dal momento in cui un giocatore entra in campo, costui può essere soggetto all’applicazione del “codice di condotta”, il quale è il principale strumento che un arbitro (o un giudice arbitro nelle partite senza arbitro) ha per controllare ed eventualmente sanzionare determinati comportamenti assunti dal giocatore.

Per la prima violazione commessa, la sanzione è rappresentata anche qui da un “avvertimento”; la seconda violazione implicherà la “perdita del punto”, alla terza violazione la sanzione sarà la “perdita del gioco”. Dalla quarta violazione in poi, la sanzione é rappresentata o da un’ulteriore “perdita del gioco” o dalla “perdita dell’incontro”, ma questa valutazione spetterà al giudice arbitro.

I casi di violazione del “codice di condotta” sono abbastanza tipizzati e specificamente identificati. Si va dal classico “abuso di palla” all’”abuso di racchetta”, l’”oscenità udibile”, l’”oscenità visibile”, l’”abuso verbale”, l’”abuso fisico”, la “condotta antisportiva”, e così via.

Ci sembra importante segnalare che non per forza tutte le violazioni del codice di condotta meritano l’applicazione della relativa sanzione: in pratica non esiste un automatismo. Nel prendere la decisione di sanzionare un giocatore, va valutato il perché venga commessa quella azione, la gravità dell’azione commessa, il modo in cui essa venga commessa e, soprattutto, l’effetto che l’azione causa.

Per quanto riguarda la gestione in campo di queste situazioni, in ogni partita, come anche avviene in altri sport, spesso e volentieri gli arbitri adottano una procedura comune “non scritta” dove si cerca di avvisare appena possibile il giocatore (quasi sempre durante il cambio di campo), in particolare quando costui compie azioni che si avvicinano alla violazione di codice.

Generalmente la pratica di “avvisare” in questo modo i giocatori viene definita “soft warning” ed è solitamente “apprezzata” dai giocatori stessi perché da quel momento sono consapevoli di non essere passati inosservati nel loro comportamento contrario al regolamento. Così da potersi dare una auto-regolata.
Questo non significa che sia un obbligo dare sempre questo genere di avviso al giocatore, anche perché a volte alcune azioni obbligano ad applicare immediatamente il codice di condotta.
Il “soft warning” si può applicare, ad esempio, quando un giocatore lancia una racchetta in modo non pericoloso e non violento, o quando sembra che giochi alcuni punti senza metterci l’impegno massimo, in modo tale da rendergli chiaro che, la prossima volta, verrà sicuramente sanzionato con il codice di condotta.