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DE MINAUR IL DEMONE, FRITZ LO SPILUNGONE: OCCHIO A QUEI DUE

Questi Us Open hanno esaltato Alex de Minaur, uno Hewitt 2

di Enzo Anderloni | 06 settembre 2018

Questi Us Open hanno esaltato Alex de Minaur, uno Hewitt 2.0, e Taylor Fritz, californiano che è già papà e che ora ha Paul Annacone nello staff tecnico. Un duello che infiamma a due mesi dalle Next Gen Atp Finals

di Andrea Nizzero - foto Getty Images

Lo scorso anno, da qualificato 19enne, Denis Shapovalov raggiungeva gli ottavi di finale degli Us Open presentandosi al mondo intero quale gemma di talento purissimo; negli stessi giorni, un Alexander Zverev appena 20enne ma già saldamente Top 5 raccoglieva una delusione facendosi battere al 2° turno. Questa breve premessa è fondamentale per capire quanto diverse possano essere le letture da dare al torneo disputato dai migliori quattro giocatori Next Gen visti a New York. Se le star Sascha e Shapo hanno già abituato se stessi e gli altri a standard clamorosi per le loro carte d’identità, per Taylor Fritz e Alex de Minaur il metro di valutazione non può che essere differente. Ecco allora che il medesimo risultato (il terzo turno che questi quattro hanno raggiunto a Flushing Meadows) assume significati quasi opposti: prendendo in prestito la terminologia golfistica, questi Us Open sono un bogey per Zverev, un par per Shapovalov, un birdie per Fritz e un clamoroso eagle per de Minaur.

Il nuovo Hewitt?
Partendo proprio da quest’ultimo, soprannominato non a caso ‘Demon’, viene da chiedersi quanto le sue caratteristiche fisiche potranno rappresentare un ostacolo a delle doti da agonista già da primi della classe. Poco, verrebbe da dire, considerando che è già ampiamente tra i primi 50 del mondo e che è talmente giovane da poter partecipare alle Next Gen Atp Finals fino al 2020 (compreso). Per la prossima edizione a Milano, dal 6 al 10 novembre, un posto l’ha già ipotecato: nella classifica valida per la qualificazione è numero 4, con 1.025 punti. Gli appassionati ne sentono parlare almeno dall’inizio dello scorso anno, quando in Australia si palesò come possibile reincarnazione di Lleyton Hewitt, peraltro già allora presente nel suo angolo. A Sydney battè Benoit Paire, a Melbourne superò in 5 set Gerald Melzer, senza aver compiuto nemmeno 19 anni. Quegli exploit, però, rimasero a lungo anche gli ultimi: in tutto il 2017 non vinse nessun’altra partita a livello Atp.

Non solo… stazza
Quest’anno la musica è cambiata, eccome: dopo la semifinale a Brisbane e la finale a Sydney, sua città natale, ha proseguito la sua stagione passando dalla posizione n.206 con cui ha iniziato il 2018 a quella di n.45 con cui ha iniziato gli Us Open, dopo aver centrato la seconda finale (della stagione e della carriera) a Washington. Hewitt, dal canto suo, non ha smesso di fargli da mentore e ogni volta che serve affianca il suo coach a tempo pieno, Adolfo Gutierrez. L’allenatore spagnolo lo segue da anni e lo allena nell’accademia di Alicante, dove Alex risiede. Per quanto sia lui stesso a ribadire che Gutierrez è una figura fondamentale, Hewitt è ovviamente una manna: da giocatore, la leggenda aussie aveva caratteristiche fisiche, tecniche e agonistiche molto simili, e non può che essere una miniera di consigli. Esattamente come l’ex numero 1, Alex compensa un’altezza e una stazza da pesi medi (180cm per 70 chili) con un’intensità, una difesa e una mobilità semplicemente strepitose.

Demone in risposta
Le ha sperimentate sulla sua pelle Frances Tiafoe, collega Next Gen di un anno più vecchio, regolato in quattro set al 2° turno. Lo sanno bene anche Marin Cilic e gli spettatori del terzo turno terminato alle 2.20 del mattino, ora di New York: i circa 20 minuti che hanno portato de Minaur dal 2-5 al 5 pari nel quinto set (in tutto ha annullato 7 match point), sono stati uno spettacolo impagabile e impossibile da raccontare. Proprio come faceva Lleyton, Alex ha messo in mostra anche delle doti a rete che si sposano perfettamente con la tradizione australiana, nonostante abbia in Spagna (madre) e Uruguay (padre) le sue origini. L’altra sua grande arma è la risposta al servizio, che gli ha permesso di vincere 2 punti su 3 sulla seconda di uno come Cilic, campione di questo torneo nel 2014.

Papà è tornato
Non è certo figlio di migranti, invece, quello che sembrava dover diventare la “Next Big Thing” del tennis americano. Taylor Fritz, nato in California nell’ottobre 1997 (14 mesi prima di De Minaur, del febbraio 1999), è il rampollo di una famiglia con nessun problema economico: la madre Kathy May, oltre a essere stata Top 10 di tennis nel 1977, è pronipote del fondatore di May, gigantesca catena di grandi magazzini; il padre, Guy Henry Fritz, è stato tennista professionista e allena tutt’ora. Taylor è sembrato inarrestabile fino al 2016, quando è diventato il più giovane americano in una finale Atp dai tempi di Michael Chang. A febbraio di quell’anno era già Top 100, ad agosto n.53, ma la sua ascesa si è fermata nella seconda metà di quella stagione. Si è sposato poco dopo aver compiuto 19 anni con la collega Raquel Pedraza, da cui ha avuto un bimbo a inizio 2017. Da gennaio ha ripreso a dedicare buona parte delle sue energie al tennis, tornando rapidamente tra i primi 100. Tra febbraio e marzo, nella sua California, ha vinto il Challenger di Newport Beach e ha raggiunto gli ottavi di Indian Wells.

Annacone nello staff
Proprio quest’ultimo risultato è coinciso con l’inizio di una collaborazione che si spera possa rappresentare una svolta nella sua giovane carriera: il giovane Fritz ha convinto una star come Paul Annacone ad entrare a far parte del suo team, affiancandolo al coach sudafricano David Nainkin (anche se l’ex di Sampras e Federer ci tiene a sottolineare che la guida del team rimane nelle mani di Nainkin).
A New York, la scorsa settimana, è arrivata un’altra prima volta importante: ha rimontato due set di svantaggio, contro Mischa Zverev. Con la potenza di un tennis generato da 193 cm d’altezza e quasi 90 kg di peso, ha poi proseguito fino a impegnare a fondo un ottimo Dominic Thiem al 3° turno. Il californiano è n.74 Atp ma anche n.7 (senza contare i 90 punti degli US Open, in entrata lunedì) della classifica che porta a Milano.
A un paio di mesi dalle prossime Next Gen Atp Finals, la potenziale sfida tra due giocatori così diversi come de Minaur e Fritz è vicina a diventare uno dei confronti più affascinanti.