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IL TRIS DI FOGNINI, LA SEMI DI CECCHINATO, BERRETTINI: L'ITALIA C'È

A parte lo storico biennio ‘76-77 è la miglior stagione azzurra dell’Era Open

di Enzo Anderloni | 04 settembre 2018

A parte lo storico biennio ‘76-77 è la miglior stagione azzurra dell’Era Open. Dopo i trionfi del settore femminile, ora ci sono le basi per un futuro di soddisfazioni al maschile. Barazzutti: “Siamo tra le nazioni piazzate meglio”

da New York, Angelo Mancuso - foto Getty Images

L’Italia maschile del tennis c’è. E fa nulla se questi Us Open non sono andati come un po’ tutti speravamo visti i numeri da record: 14 rappresentanti nelle qualificazioni, dietro solo agli Stati Uniti con 16 giocatori ma grazie a 9 wild card. Poi 8 nel tabellone principale. Dopo anni in cui le donne hanno tenuto in piedi il movimento a suon di trionfi individuali e di squadra, ora si sono gettate le basi per periodo ricco di soddisfazioni tra gli uomini. In questo 2018 i titoli Atp griffati Italia sono già sei: tre li ha messi in bacheca Fabio Fognini, due Marco Cecchinato e uno il giovane Matteo Berrettini. Ce n’è per tutti i gusti. Se escludiamo lo storico biennio 1976/1977 targato Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli, il 2018 è già la migliore stagione di sempre del tennis italiano nell’era Open. In quel fantastico biennio degli anni Settanta oltre alla prima e sin qui unica Coppa Davis della nostra storia (correva il 1976), i quattro moschettieri azzurri vinsero in totale 13 tornei, 6 nel 1976 e 7 nel 1977.

Non è casuale che nel ranking ci siano cinque italiani nei primi 100, di cui quattro nei primi 60: Fabio Fognini numero 14 con ottime possibilità di salire in 12a posizione a fine Us Open (sarebbe il suo best ranking), Marco Cecchinato 21, Andraes Seppi 51, Matteo Berrettini 57 e Paolo Lorenzi 94. Con Lorenzo Sonego che nella prossima classifica Atp sarà vicinissimo alla top 100: numero 102 per la precisione. Il tutto con ottime prospettive di salire ancora, come non accadeva da tempo visto che, fatta eccezione per l’anagrafe di Seppi e Lorenzi, si tratta di atleti chi nel pieno della carriera, chi in grande ascesa e crescita. È innegabile che ora c’è una base ampia e di qualità sulla quale costruire un futuro da protagonisti.

“Noi tra i migliori”
A fare il punto sulla stagione azzurra è Corrado Barazzutti, capitano di Coppa Davis, a New York per seguire gli US Open: “In questo momento siamo una delle nazioni meglio piazzate in campo maschile - sottolinea - abbiamo giocatori come Cecchinato che ha 26 anni e Berrettini che ne ha 22 in grande crescita. Ci sono poi altri giovani pronti al grande salto. Da Sonego a Quinzi, da Donati a Baldi e Napolitano. Senza dimenticare i vari Travaglia. Fabbiano, Giannessi, Caruso, Gaio, Giustino, che hanno qualche annetto in più ma sgomitano per emergere. E poi naturalmente c’è la vecchia guardia, a cominciare da Fognini”.
Corrado spiega i motivi di questa crescita del tennis maschile: “Ormai da diversi anni abbiamo migliorato la qualità dei nostri coach, dei nostri allenatori. Ora sono tanti, molto bravi e competenti. I giovani stanno crescendo grazie alle loro qualità, è ovvio, ma anche grazie a questa sinergia con la federazione che mette a disposizione dei giocatori tutto ciò che serve per rendere al meglio. Questo lavoro di squadra sta funzionando, si è creato un circolo virtuoso e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il tennis italiano maschile è in buona salute”.

Colpacci Slam
Fognini è il capofila di questo ottimo momento del tennis maschile azzurro. Ora è marito e padre, ha raggiunto la piena maturità, a 31 anni sta giocando il suo miglior tennis e la Top 10 non è un sogno nonostante qualche passo falso come quello agli Us Open dove poteva fare meglio. “Certo che può entrare tra i primi 10 - dice Barazzutti - mi auguro, e glielo dico spesso, soprattutto che prima della fine della carriera Fabio riesca a centrare un grandissimo risultato in uno Slam. Almeno una semifinale. Ne ha tutti i mezzi e lo merita: la classifica poi sarebbe una conseguenza”.
Storica è stata la semifinale raggiunta da Cecchinato la scorsa primavera al Roland Garros. Proprio Barazzutti era stato l’ultimo italiano ad andare così avanti a Parigi nel 1978. E sempre lui è stato l’ultimo azzurro a raggiungere le semifinali agli Us Open. Era il 1977, si giocava a Forest Hills sulla terra verde ed erano appena iniziati i lavori per la costruzione di Flushing Meadows. “Quella di Marco è stata una grande impresa - dice Corrado - si giocava sulla terra rossa, ma può far bene anche sul cemento. Deve essere il suo prossimo step, per fare l’ulteriore salto di qualità e restare in alto nel ranking deve convincersi di poter essere competitivo anche sul veloce. Ci sta lavorando e sono certo che ci riuscirà. Intanto è tra i tennisti più forti del mondo sulla terra rossa e non è poco”.

Le prime volte
In questa estate azzurra c’è spazio pure per la Next Gen rappresentata da Berrettini, 22 anni. Per Matteo il 2018 è l’anno delle prime volte: la prima partita vinta nel circuito maggiore a Doha lo scorso gennaio, il primo Slam nel tabellone principale in Australia, il primo successo in un Masters 1000 nella sua Roma, i primi turni superati al Roland Garros e a Wimbledon, la prima volta di diritto nel main draw degli Us Open. Con la ciliegina sulla torta: lo scorso luglio a Gstaad, sulle Alpi svizzere, è arrivato il primo titolo Atp. “Matteo ha sempre avuto un grande potenziale, lo si notava sin da ragazzino, e può fare ancora meglio, crescerà ulteriormente - spiega Barazzutti - è giovanissimo, ha un gran fisico ed è uno dei migliori giocatori della sua generazione. È destinato ad un’ottima carriera. In classifica, della sua stessa età, non sono in tanti a stargli davanti: Zverev, Shapovalov, Tsitsipas e pochi altri. Sta facendo in fretta, ha vinto tante partite e ottenere questi risultati magari in anticipo sulla tabella di marcia è una motivazione in più per fare ancora meglio”.