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DAL 2019 CAMBIA TUTTO: ANCHE I CHALLENGER

Tabelloni a 48, mini-qualificazioni a 4, tornei condensati in una settimana, e 5 categorie per punti assegnati (come il tour maggiore)

di Enzo Anderloni | 03 settembre 2018

Tabelloni a 48, mini-qualificazioni a 4, tornei condensati in una settimana, e 5 categorie per punti assegnati (come il tour maggiore). La rivoluzione del circuito dall’anno prossimo tocca anche i “primi” tornei Atp

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

Il 2019 sarà l’anno della rivoluzione del mondo del tennis. Se i vertici, i calendari del circuito ATP e WTA, resteranno sostanzialmente invariati, con la buona notizia del ritorno di un torneo femminile a Palermo e lo spostamento delle WTA Finals a Shenzhen, alla base il cambiamento sarà radicale. I Challenger e i tornei ITF non saranno più come prima. Ne abbiamo già parlato sul numero scorso (SuperTennis del 29 agosto 2018) ma questa volta entriamo nel dettaglio di come cambieranno i Challenger Atp. Perché cambieranno molto.

Challenger, arrivano 5 categorie
Come già succede da tempo per i tornei del circuito maggiore, dall’anno prossimo anche i Challenger saranno divisi in categorie che rispecchiano i punti assegnati al vincitore. I nuovi Challenger si articoleranno in cinque tipologie di tornei: 70, 80, 95, 110 e 125. Il montepremi minimo per ogni evento non è stato specificato (attualmente si tratta di 50.000 dollari), quello massimo passerà da 150 mila a 162.480 dollari con un aumento complessivo che l’ATP stima in un milione di dollari. E tutti i giocatori nel main draw ne riceveranno una parte.

Tabelloni a 48
Proprio il tabellone principale rappresenta la più grossa novità rispetto al passato. Tutti i main draw di singolare, infatti, saranno a 48 giocatori - non più a 32 - con un mini-tabellone di qualificazione a quattro: i vincitori dei due incontri entrano nel main draw. In doppio, invece, resterà la formula a sedici coppie. Il torneo, qualificazioni comprese, sarà condensato in sette giorni, dal lunedì alla domenica, senza più sovrapposizioni, così da facilitare la programmazione dei giocatori. Tutti i match di tabellone principale, saranno offerti in diretta streaming sul canale dedicato dell’ATP. Inoltre, gli organizzatori di tutti i Challenger in calendario dall’anno prossimo dovranno garantire ospitalità ai tennisti in tabellone, che otterranno anche migliori servizi (più campi per allenarsi e accesso a fisioterapisti qualificati sul posto). E questo farà aumentare i costi d’organizzazione in misura non irrilevante.

Dal 2020 prima tappa per il professionismo
Questo grande cambiamento si inserisce anche nella rivoluzione più ampia attuata dall’Itf in relazione al Transition Tour. Dal 2020 in poi si potranno guadagnare punti ATP solo a partire proprio dai Challenger, in modo da restringere e meglio definire il numero di tennisti realmente professionisti, in accordo con l’obiettivo della creazione del Transition Tour, destinato a prendere il posto degli attuali Futures da 15 mila dollari: ovvero arrivare a restringere il numero di tennisti realmente professionisti a non più di 750 giocatori e 750 giocatrici.
Ma come funziona il Transition Tour? Nel 2019 i tornei da 15mila dollari di montepremi non attribuiranno più punti per la classifica ATP e WTA ma solo “Entry Points”, dei “punti d’ingresso”. Per l’anno prossimo i tornei da 25 mila dollari avranno una doppia valenza: al femminile, permetteranno di guadagnare punti WTA, al maschile daranno Entry Points e punti ATP solo per chi arriva nelle fasi finali (dalle semifinali se il torneo offre anche ospitalità, solo per i finalisti negli altri). Dal 2020, invece, nei tornei maschili consentiranno di guadagnare solo Entry Points. Anche le qualificazioni dei Challenger offriranno il doppio punteggio.

Come funziona la transizione
Gli Entry Points (che alimenteranno un nuovo ranking Itf) facilitano l’ingresso nei tornei di livello superiore. I Challenger, fino ai 125 mila dollari di montepremi, garantiranno un numero di posti riservati nel corso dell’anno, la cui entità sarà successivamente definita, ai giocatori con più Entry Points nel corso della stagione. In tutti gli ITF femminili da 25 mila dollari, poi, ci sarà posto per le cinque giocatrici con più punti d’ingresso al momento della definizione dell’entry list. Anche l’accesso al Transition Tour sarà più facile. I tornei che ne fanno parte, infatti, riserveranno cinque posti nel main draw a tennisti junior compresi fra i primi 100 del ranking ITF under 18. Per favorire gli obiettivi della nuova struttura, saranno resi più stringenti i divieti di iscrizione ai tornei ITF per i giocatori di fascia alta. Oggi chiunque non sia fra le prime 10 nel ranking WTA o fra i primi 150 nella classifica ATP può iscriversi a un ITF da 15 mila dollari. Dall’anno prossimo, queste possibilità saranno ridotte per far sì che questi eventi siano effettivamente utili a chi si stia avviando verso il professionismo. “La nuova struttura - aveva detto a febbraio il presidente dell’ITF, David Haggerty - aiuterà a incanalare le questioni legate alla transizione fra attività junior e professionismo e darà la possibilità a più giocatori di fare del tennis un’attività economicamente sostenibile. Rimane comunque essenziale non ridurre per nessuno, in nessuna nazione, le possibilità di entrare nel mondo professionistico. L’introduzione del Transition Tour permetterà ai giocatori di compiere i primi passi all’interno di un circuito più definito e sostenibile”.