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L'IMMENSA ROBERTA VINCI E QUELL'IMPRESA DA RICORDARE

Tre anni fa Roberta buttava fuori in semifinale Serena Williams dagli Us Open 2015, poi vinti da Flavia Pennetta

di Enzo Anderloni | 28 agosto 2018

Tre anni fa Roberta buttava fuori in semifinale Serena Williams dagli Us Open 2015, poi vinti da Flavia Pennetta. Quel match è stato inserito nei 50 momenti da ricordare di queste prime 50 edizioni dell’Era Open

di Alessandro Nizegorodcew - foto Getty Images

Sono passati quasi tre anni da quel giorno di settembre. Anzi, da quei giorni di settembre. Uno, quello della finale tutta italiana agli Us Open, tra Roberta Vinci e Flavia Pennetta; ma anche quello della semifinale che vide la “piccola” Robertina comporre il suo capolavoro ai danni dell’enorme Serena Williams. Una semifinale storica, perché la statunitense era a caccia del Grand Slam, e senza grandi teste di serie rimaste nel tabellone l’impresa sembrava soltanto… una “Vinci” più in là. Non andò così, l’azzurra vinse quel match, svegliò la minore delle sorelle Williams dal grande sogno. Oggi, gli Us Open - sul loro sito ufficiale - mettono quel match tra i 50 da ricordare (e chi se lo scorda?) tra i migliori dei primi 50 anni di Era Open.

A tre anni di distanza, con lo Slam newyorchese pronto al via, Roberta non ha più il circuito cui pensare. “Il mio futuro? Dopo un bel po’ di vacanze fatte, so solo che sarà sicuramente nel tennis”. È una Roberta Vinci sorridente e rilassata quella che in estate ha visitato il Centro Estivo Fit di Castel di Sangro, accolta da una miriade di ragazzini festanti ed emozionati. “È una sensazione indescrivibile venire qui - ha raccontato la tarantina - questi ragazzi sono sempre eccezionali. Ho firmato magliette, cappellini, racchette, addirittura scarpe. In questo centro splendido abbiamo passato insieme una giornata coinvolgente e ricca di risate. Mi hanno fatto tante domande, si sono emozionati e mi hanno emozionato”.

Tennis, tv e circuito
Come fece lei, a parti invertite su quel Arthur Ashe Stadium che poi incoronò Flavia Pennetta e tutto il tennis italiano in rosa. A qualche mese dall’ultimo match giocato nel circuito al Foro Italico contro Aleksandra Krunic, Roberta Vinci si è raccontata tra passato, presente e futuro, con una sola grande certezza.
“È stato giusto smettere quest’anno - ha detto -. Non ho vissuto alcun istante di ripensamento e non ho mai cambiato idea. Mi manca il tennis, ma non quello giocato. Se in tv c’è un bel match mi fermo a seguirlo sino alla fine, così come ho osservato con piacere i ragazzi giocare sui campi di Castel di Sangro. Ma non tornerei mai indietro - spiega - i tornei non mi mancano affatto. Di cosa ho maggiore nostalgia nel circuito? È ancora presto per dirlo con sicurezza, penso di poter rispondere a questa domanda tra qualche mese”.

Adesso le conferenze stampa cui si sottopone Roberta sono quelle improvvisate dai fan, come quelle che hanno ‘organizzato’ i ragazzini dei Centri Estivi dopo un bel pranzo insieme. “Mi hanno chiesto tante cose – racconta l’ex numero 7 del mondo - passando dai miei inizi sino al match contro Serena Williams agli Us Open - dalle differenti emozioni degli incontri di singolo e doppio fino al mio futuro”. Domande sincere che, scavando scavando, da New York portano fino a Wimbledon, edizione 2014, quella della vittoria in doppio con Sara Errani (6-1 6-3 in finale a Mladenovic/Babos). “Ricordo che io e Sara – ha detto ai bambini - non ci parlammo per tutta la mattina, colazione compresa. Eravamo concentratissime e nulla poteva distogliere il nostro pensiero da quel grandissimo obiettivo. Entrammo in campo e giocammo in maniera fantastica”.

Il futuro nel tennis
Se i ricordi sono una certezza, scolpiti nella storia del tennis come quell’immagine delle mani portate alle orecchie di fronte a una New York attonita per la ‘caduta’ di Serena, il futuro di Roberta ha un solo punto fermo. “Sarà sicuramente nel tennis”. I dettagli, il ruolo che andrà a ricoprire è invece ancora un rebus. “Mi piacerebbe molto aiutare i ragazzi giovani a crescere - ha spiegato la Vinci -, provando a dare loro i giusti consigli in uno sport così complicato e competitivo. Allo stesso tempo non mi dispiacerebbe allenare un giocatore o una giocatrice professionista. Magari non sono in grado, magari sì. Dovrò capirlo, col tempo. Cercherò di comprendere quali saranno le mie predisposizioni”.

A proposito dei giusti consigli da dare ai giovani agonisti, la Vinci si sofferma su divertimento e passione, “perché senza quelli non si va da nessuna parte. Il tennis non deve mai essere un peso, anche quando non si riesce a vincere con continuità. Io da piccolina vincevo tanto, anche e soprattutto grazie al talento, ma col passare degli anni ho scoperto tutte le difficoltà di questa disciplina e ho dovuto iniziare a lavorare tanto dal punto di vista fisico e mentale”.

Sognando New York
Consigli per i ragazzi ma anche per i genitori, troppo spesso eccessivamente coinvolti durante i match dei loro figli. “Ho seguito parecchi tornei juniores e ho assistito a scene da impazzire: ho visto genitori nascosti dietro ai cespugli, pronti a dare consigli di nascosto ai ragazzi, o altri sgridare eccessivamente i propri figli. Io ho avuto la fortuna di avere due genitori, da questo punto di vista, fantastici: non si sono mai intromessi tra me e il mio maestro. Il bambino deve sentire il massimo della fiducia nell’allenatore, mentre il genitore, figura ovviamente fondamentale, deve rimanere un passo indietro. Riassumendo direi che un bravo genitore è quello che consente al figlio di sbagliare, di commettere degli errori; è quello che si confronta con il maestro senza scavalcarlo. Giovane agonista, genitore e maestro devono rappresentare un team affiatato, altrimenti possono insorgere parecchi problemi”. Guardando i ragazzi giocare alle sue spalle, la Vinci sorride, si diverte, si emoziona e ripensa ai tempi in cui era la piccola Roberta a vivere il suo Centro Estivo. “Sono passati tantissimi anni ma i ricordi sono indelebili: stagioni splendide, tennis tutto il giorno, piscina, pallamano, altre infinite attività e quel nome sul cappellino… Guardo questi ragazzi e un po’ li invidio”. Loro guardano lei, e sognano di diventare grandi, magari proprio a New York. Su quell’Arthur Asha Stadium che lei ha “conquistato” e che, proprio in questi giorni, guardano in televisione.