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NUOVO ITF ENTRY RANKING: IL CIRCUITO RIVOLUZIONATO

Dal 2019 ci sarà una classifica mondiale di “transizione” affiancata a quelle Atp e Wta

di Enzo Anderloni | 01 settembre 2018

Dal 2019 ci sarà una classifica mondiale di “transizione” affiancata a quelle Atp e Wta. Secondo le stime i professionisti passeranno da quasi 15.000 a 1.500. Obiettivo: agevolare i giovani e far guadagnare chi se lo merita

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

Rendere il tennis uno sport più sostenibile per i giocatori. E insieme accompagnare quel passaggio da junior a pro che per molti giovani appare più come un salto nel buio. È una rivoluzione. La ‘survey’ realizzata dall’ITF e pubblicata alla fine del 2016, che ha coinvolto 3.711 atleti junior, ha evidenziato le ragioni alla base dell’introduzione del Transition Tour. Nel nome c’è già lo spirito del cambiamento. I vecchi Futures diventeranno l’inizio di una transizione, che vuol dire passaggio dinamico a tornei più grandi, verso orizzonti più importanti, non rifugio per tennisti in calo che continuano a galleggiare senza crescere di livello e risultati.
Dall’anno prossimo i Futures di montepremi più basso daranno solo “punti di ingresso” (ITF Entry Points) per i tornei di livello più alto che invece contribuiranno alla classifica ATP e WTA.
La partecipazione ai tornei “di transizione” sarà agevolata per i migliori junior, per rispondere a una doppia contingenza, si legge nel documento. Da un lato l’età media dei tornei junior si abbassa fino a 16 anni, e il numero di partecipanti raddoppia dal 2000 al 2015 (da 3.859 a 6.848 fra i ragazzi, da 2.672 a 5.318 fra le ragazze). Dall’altro, quasi il 70% di questi atleti è senza classifica, e lo scenario a livello professionistico non è poi così diverso.

Il 60% era “in rosso”
Nel 2013, quando l’ITF ha iniziato la sua ricerca, erano in classifica 8.874 giocatori e 4.862 giocatrici, e quasi la metà senza guadagni all’attivo (3.896 uomini e 2.212 donne). A fine 2016, solo 336 giocatori e 253 giocatrici riuscivano a chiudere la stagione almeno in pari fra costi e guadagni. Non stupisce che per oltre il 60% degli atleti coinvolti nella ricerca non esisterebbero abbastanza opportunità per progredire nel circuito ITF.

“Penso sia un obiettivo valido quello di consentire a più giocatori di potersi mantenere attraverso il tennis”, ha scritto Miliaan Niesten, trentenne statunitense di nascita e olandese di nazionalità acquisita, numero 486 del ranking di doppio che ha condiviso una lettera scritta all’ITF sulla sua pagina Facebook. Niesten sottolinea come, nel calendario 2018, ci siano 53 tornei fra Atp 250 e 500, che hanno visto in tabellone in media poco più di 100 giocatori a settimana, e quasi 4 Challenger a settimana. Dal suo punto di vista, questo sistema rischia di non garantire abbastanza posti e costringere i tennisti che non hanno la classifica per entrare nei Challenger a iscriversi ai tornei di transizione da 25 mila dollari, dove però non c’è da guadagnare nell’immediato. Non ci sono regole di esclusione nei tornei di transizione, se non per i primi 100; chi è classificato fra la posizione 101 e la 150 può giocare solo se invitato attraverso una wild card.
L’ITF, che ha puntato sull’abbassamento dei costi organizzativi per favorire anche una diversa distribuzione geografica dei tornei del nuovo Transition Tour, sottolinea come l’analisi dei calendari, a tutti i livelli, faccia emergere delle disomogeneità: “alcune settimane dell’anno prevedono troppi o troppo pochi tornei, e questo ha delle conseguenze sui nostri obiettivi di creare maggiori opportunità in più nazioni per più giocatori. Per questo, lavoreremo con tutte le nazioni per creare un calendario che possa far meglio incontrare la domanda e l’offerta di tornei ai differenti livelli”.

I pro? Saranno 750
Lo scopo finale è restringere il circuito professionistico, maschile e femminile, a circa 750 giocatori e 750 giocatrici, ma il numero non è un “cut-off” rigido, né un’indicazione della classifica necessaria per iscriversi a un torneo o aumentare il proprio prize money. È un’indicazione dell’ordine di grandezza ideale dei circuiti. Dal 2019, nella classifica WTA figurerà chi ha ottenuto almeno tre punti in tre tornei da 25 mila dollari o più, oppure 10 punti in un evento solo (850 giocatrici secondo le stime ITF), e a livello ATP chi avrà ottenuto almeno un punto nei Challenger e nei turni finali dei tornei da 25 mila dollari (700-750 giocatori).

Non si può galleggiare
Ma a cambiare di più dovrà essere l’approccio stesso dei giocatori alla propria carriera, già dagli inizi. Questo sistema riconosce delle opportunità, ma non consente di fatto più ai giocatori di vivacchiare, di galleggiare nei tornei minori, magari nella propria nazione, nell’attesa dell’occasione di sfondare. Chi vuole costruire una storia da professionista non può che iniziare già con una direzione chiara, come Shapovalov o Tsitsipas, che nella differenza di stili hanno guardato ai grandi, ai campioni da seguire non solo nel modo di giocare. È il modello di successo di Djokovic, è una parte della sua leggenda l’impeccabile borsa che presentò al primo allenamento con Jelena Gencic a cinque anni.

Un nuovo modo di pensare
Sempre di più, scalare la classifica vorrà dire pensarsi professionista già da junior, magari con quell’attenzione alla preparazione, all’alimentazione, al recupero che ha permesso a Paolo Lorenzi di allungarsi la carriera e togliersi le più grandi soddisfazioni ampiamente dopo i trent’anni. In quest’ottica, le politiche di supporto delle federazioni nazionali e internazionali avranno un peso non marginale nell’indirizzare i primi anni di carriera, nell’orientare lo sviluppo tennistico dei singoli e delle nazioni.
È un modello, quello introdotto dall’anno prossimo, che premia la professionalità prima ancora del professionismo, che cambia un modo di pensare e non solo un modello di ranking. Come ogni rivoluzione, serviranno tempi e adattamenti. Ma di sicuro il tennis non sarà più lo stesso. E i giovani dovranno crescere, nella testa, molto presto. Perché, ancor più di prima, non basterà voler diventare un top player, ma servirà essere disposti dall’inizio a fare tutto quel che serve per arrivarci.