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NEXT GEN IERI A MILANO, STELLE OGGI OVUNQUE

Nemmeno un anno fa giocavano la prima edizione delle Next Gen Atp Finals: ora Chung ha una semifinale Slam all’attivo, Coric è nei Top 20, Medvedev ha vinto due titoli ...

di Enzo Anderloni | 30 agosto 2018

Nemmeno un anno fa giocavano la prima edizione delle Next Gen Atp Finals: ora Chung ha una semifinale Slam all’attivo, Coric è nei Top 20, Medvedev ha vinto due titoli e Berrettini uno. Milano è un… trampolino

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

Milano è la città del futuro. E il futuro del tennis passa per le Next Gen Atp Finals. Hyeon Chung, primo vincitore del torneo, ha preso dall’area che aveva già ospitato l’Expo l’abbrivio per la semifinale all’Australian Open. Uscito dai limiti d’età Next Gen, è subito diventato il primo coreano tra gli ultimi 4 in uno Slam, nel primo torneo in cui ha vinto cinque partite di fila. Il più giovane semifinalista in un major dai tempi di Cilic a Melbourne nel 2010 ha cambiato la percezione del tennis in Corea. La vittoria su Djokovic, si legge sul sito dell’Australian Open, ha attirato davanti al canale tv JTBC un pubblico quattro volte superiore alla finale Federer-Nadal dell’anno precedente.

Milano si è confermata porta sul futuro anche per Daniil Medvedev, all’ultimo anno Next Gen nel 2017, che ha rinforzato il suo posto nella generazione di oggi con due titoli in stagione, a Sydney e Winston Salem. Ha trovato quella continuità che gli era mancata l’anno scorso, quando aveva infilato strisce di 6 e 8 sconfitte di fila pur essendo il primo a battere un top 3 nella sua prima vittoria in un major dai tempi dell’exploit di Karlovic a Wimbledon nel 2003.

Coric cresce in fretta
L’Italia rimane centrale nella geografia del successo di Borna Coric (nella foto qui a destra), anche lui protagonista a Milano lo scorso anno, che ha sviluppato con Riccardo Piatti un percorso di semplificazione del gesto, di efficienza nella posizione, che l’hanno reso il più giovane campione nei 26 anni di storia del torneo di Halle. La prima semifinale in un Masters 1000, a Indian Wells, è una gemma incastonata nel percorso di una stagione che si fonda nella Milano città di frontiera.
“È che la vita ha un andamento strano per chi a quest’ora non dorme già”, canta Ivano Fossati, e nella New York in cui tutto può succedere, nella New York che non dorme mai, Dennis Shapovalov dà lezioni di potenza e di ispirazione che non si improvvisa. Mentre Stefanos Tsitsipas, che a Milano c’era anche se solo per un’esibizione con Sascha Zverev, già dall’anno scorso non più “Next” per sostanza e qualità di risultati. L’effetto positivo però rimane, e il greco cresciuto guardando ai grandi, consapevole che l’obiettivo non è cancellare gli errori ma da quelli imparare per essere sempre migliori del giorno prima, a New York si è presentato da n.15 del mondo. Ha giocato due finali in carriera, battuto sempre da Nadal ma senza più alcuna traccia di timore o tremore da esordio a Toronto, ha portato la Grecia al centro della geografia tennistica, nel segno dell’eleganza e di una personalità decisa dietro la chioma folta. “Siamo i creatori del futuro dei nostri figli - ha detto al Times - quel che facciamo oggi avrà un impatto su di loro domani”. Intanto, ha iniziato a creare il personale percorso per la gloria e un mondo nel quale possa valere la pena trovare un posto.

I russi di Spagna e…
Milano ha lanciato i due “russi di Spagna”, Karen Khachanov (nella foto qui a destra) e Andrey Rublev, discontinui e dubbiosi, appassionati e dostoevskiani, ripartiti con diverse stabilità dalla Milano bella con la nebbia, un po’ donna con la veletta per dirla con Ornella Vanoni. Anche Matteo Berrettini (nella foto qui a destra), il Next Gen italiano più atteso lo scorso anno, sorpreso però dalla pressione, dalla stanchezza e da un ottimo Baldi nelle qualificazioni di Milano 3, ha preso slancio dall’esperienza milanese. In meno di un anno, dalla semina della scorsa stagione, ha raccolto la prima vittoria in un match da Masters 1000, in casa al Foro Italico, il terzo turno al Roland Garros, il successo di prestigio su Sock a Wimbledon, il primo titolo in carriera e un affaccio sulla Top 50. E il meglio deve ancora venire. Per tutti loro.