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MATTEO BERRETTINI, L’ITALIANO CHE SERVE

Finalmente anche l’Italia ha un Mr Ace

di Enzo Anderloni | 01 agosto 2018

Finalmente anche l’Italia ha un Mr Ace. Un tennista alto quasi due metri, che spara servizi a 227 Kmh ma è anche agile, reattivo. Un superlongilineo veloce ed esplosivo: il prototipo del tennista di domani. Un giocatore ‘made in Italy’ impreziosito da una testa pensante con la mentalità giusta

di Enzo Anderloni – foto Getty Images

“Mi sono emozionato”, è stato il commento più diffuso tra gli amici malati di tennis che hanno seguito domenica scorsa la finale di Gstaad su SuperTennis. Eppure era Gstaad, non era Wimbledon. Eppure il vincitore era Berrettini, non Federer. Eppure non erano neofiti: di questo genere di partite e di italiani in finale a questo livello ne avevano già visti…

Matteo però ha qualcosa di speciale. Qualcosa che se conosci il tennis e sei italiano ti emoziona per forza. Vedi per la prima volta (se hai meno di 70 anni) un tennista nostrano, giovane, con evidenti margini di miglioramento, che è già in grado di vincere esprimendo il tennis dei primi della classe. Il primo italiano da quando non si gioca più con le racchette di legno che batte forte, fortissimo, anche e soprattutto quando serve davvero. E fa ace. Tanti. Li avevamo sempre visti fare solo dagli altri. E in fondo non capivamo perché non potesse capitare un tennista così anche a noi, un Mr Ace azzurro.

Forse perché non avevamo un giocatore di livello internazionale alto quasi due metri dai tempi di Orlando Sirola, fine Anni ’50/inizio ‘60. Adesso che l’abbiamo trovato (Sirola era 1,97, Berrettini 1,96) ci capita che con quella sua struttura fisica, imponente ma sottile, Matteo sia anche capace di volare sul campo a una velocità che, ai tempi di Sirola, non avevano nemmeno quelli di un metro e 70. È il prototipo del tennista di domani. Un superlongilineo veloce ed esplosivo. La versione ‘made in Italy’ degli Isner, Anderson, Zverev, Cilic, Del Potro, Raonic, giganti decisi a occupare le alte sfere del tennis mondiale.

Un ‘made in Italy’ impreziosito da una testa pensante, con la mentalità giusta, sua e di quelli che gli stanno intorno. A cominciare dai genitori, che hanno cresciuto così bene lui e il fratello Jacopo, un altro gigante gentile che gioca benissimo (sentiremo parlare anche di lui).

Jacopo è biondo tanto quanto Matteo è bruno, sguardo brillante, una specie di giovane Gassman. Quello del “Sorpasso”. E di sorpassi in classifica, c’è da scommettere, Berrettini ne farà tanti, con quel gioco e quell’approccio al tennis che l’allenatore Vincenzo Santopadre gli ha fatto assorbire piano piano perché diventassero cosa sua. Niente fretta, lavoro duro e continuo, fare esperienza di tutto. Puntare in alto. La cultura del risultato, dell’obiettivo “di classifica” non abita da loro.

Del resto, oggi che siamo tutti emozionati nel vedere finalmente un italiano davvero giovane che gioca un tennis davvero da grandi, mostrandosi forte “di testa” e capace di fare le scelte giuste nei momenti importanti della partita, è facile dimenticarsi di quando, 15 mesi fa, Matteo si qualificò per il suo primo tabellone principale degli Internazionali BNL d’Italia. Al primo turno, nella sua Roma, sul Centrale del Foro Italico, contro Fabio Fognini fece cilecca. Non riuscì ad esprimersi. E ci si è scordati anche che lo scorso novembre, mentre tutti lo aspettavano grande protagonista azzurro nella prima edizione delle Next Gen Atp Finals, Berrettini perse al primo turno delle qualificazioni. Sia pure contro un bravo Filippo Baldi.

Eppure adesso sta cominciando a vincere ad alto livello proprio perché ha vissuto quei momenti. Grazie alla saggezza ed esperienza del suo coach li ha attraversati attribuendo loro il peso e il senso giusto: esperienze. Spiacevoli ma utili anch’esse a crescere. Passaggi fondamentali nel percorso che ha portato al primo traguardo da vincente, in altura, sulle Alpi svizzere.

Matteo ha vinto il suo primo gran premio della montagna. E noi ci siamo emozionati. Perché sotto il sole di Gstaad ci sono apparse le sembianze di qualcuno davvero forte in salita. Qualcuno che potrebbe andare a caccia del Giro o del Tour, che con la racchetta si corrono a Roma e Parigi. E a Wimbledon e a Flushing Meadows. Tutti luoghi sacri dello sport dove non vediamo l’ora di farci emozionare di nuovo da lui.

Articolo tratto da SuperTennis Magazine n. 30 - 2018

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SuperTennis Magazine – Anno XIV – n.30– 1 agosto 2018

In questo numero

Prima pagina –L’italiano che serve Pag.3

L’occhio tecnico: Un po’ Mr Ace, un po’ Del Potro Pag.4

Circuito mondiale: Matteo grande scalatore Pag.6

Circuito mondiale: Adesso il tennis è un gioco per lunghi Pag.8

Circuito mondiale: Danilovic da urlo: ma papà ti manda sola? Pag.10

Terza pagina: Quinto set senza fine: ma chi ci guadagna Pag.12

Focus Next Gen – Ugo Humbert comincia a suonarle… Pag.14

I numeri della settimana –24,49,0: Matteo cifrato Pag.16

Il tennis in tv – Agosto è… live in USA Pag.18

Giovani – Europei under, l’Italia ha una coppia d’oro Pag.21

Campionati italiani terza categoria – E’ Schirru pigliatutto Pag.24

Circuito Fit-Tpra –Così gli stage adulti migliorano il tuo gioco Pag. 26

Circuito Fit-Tpra –Noi, sempre in campo anche con 40 gradi Pag. 27

Racchette & dintorni: alla scoperta del Berrettini-Style Pag.29

L’esperto risponde – D’estate bisogna aumentare o diminuire la tensione dell’incordatura? Pag.31