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DENTRO I "BOX" DI WIMBLEDON: I SEGRETI DEGLI INCORDATORI

Marco Rossani è stato per la 5a volta titolare nel team degli incordatori ai Championships

di Enzo Anderloni | 27 luglio 2018

Marco Rossani è stato per la 5a volta titolare nel team degli incordatori ai Championships. Ci racconta tendenze, umori e curiosità dai ‘box’: dalla semplicità di Nadal e Kerber alle stranezze di Ebden e Rodina. Le racchette di Camila Giorgi e Thomas Fabbiano. Il cimelio di Pat Cash…

di Enzo Anderloni

Marco Rossani, 50 anni, milanese, anche in questo 2018 è stato l’unico italiano nel team Apollo Leisure che fornisce il servizio ufficiale di incordatura ai Championships di Wimbledon. Un punto di osservazione molto particolare, quello che potremmo definire dei “box”, attingendo al gergo della Formula 1, dal quale si ha una visione privilegiata di uomini e macchine. Nel suo caso, racchette. Era il suo quinto anno nel gruppo di 20 professionisti provenienti da tutto il mondo che, alternandosi tra qualificazioni e main draw, garantiscono la presenza di 15 qualificatissimi incordatori ogni giorno. Per le due settimane del torneo, dalle 7.00 del mattino alle 22.00-22.30, a seconda del flusso di lavoro. Abbiamo cercato di carpirgli qualche segreto.

Quante racchette avete incordato a Wimbledon quest’anno?
“Quando sono ripartito per l’Italia, cioè dopo il martedì dell’ultima settimana, eravamo a quota 4.334 racchette. Nel 2017 ne erano state fatte in tutto 4.008. Quindi c’è stato un forte aumento”.

Da che cosa dipende?
“Ci sono aspetti climatici che possono influire pesantemente. Come tutti vediamo il clima non è più tanto stabile. Quest’anno a Londra, dove ci si attenderebbero fresco e pioggia con un certa frequenza, c’è stato secco e giornate con 30 gradi. Ha piovuto si è no un’ora in 10 giorni. Questo, e le alte temperature, hanno fatto sì che i giocatori cambiassero le corde più frequentemente”.

Sono emerse altre tendenze un po’ particolari?
“C’è stata una quota racchette ‘pro capite’, per giocatore, più alta del solito. La tendenza a far incordare più racchette. Fino all’anno scorso incordavano magari più frequentemente ma un numero inferiore di telai ciascuno. Quest’anno alcuni ci portavano sistematicamente portano 5/6 racchette. Un flusso davvero importante: se come incordatore ti vengono assegnati tre giocatori e questi si presentano da te lo stesso giorno, a un orario simile, con 6 racchette ciascuno da preparare per la mattina dopo… è un bel problema. Per esempio a me avevano assegnato Julia Goerges, che mi ha portato 6 racchette al giorno per due giorni di fila. Incordava ibrido, budello e monofilo Babolat RPM Blast. Le ha usate per il match (e forse per il defaticamento post-match) e me le ha riportate. Il ciclo vitale è stato di 24 ore per 6 racchette”.

Che altri giocatori le sono capitati?
“La tendenza a Wimbledon è di assegnare i giocatori di una nazione all’incordatore ‘connazionale’. Quindi ho incordato per Camila Giorgi, Fabio Fognini, Thomas Fabbiano, Andreas Seppi, Stefano Travaglia. Fognini e la Giorgi hanno l’abitudine rischiosa di portare le racchette a incordare poco prima del match. Magari tre racchette un’ora e mezza prima di scendere in campo. Capisco che a loro piaccia avere la tensione precisa, “appena sfornata”… Non è un problema di fattibilità: un incordatore professionista fa tre racchette in un’ora. Però è un azzardo perché potrebbero trovare gli incordatori ‘occupati’ con le racchette di un altro giocatore. E non è che ci si possa sdoppiare o piantar lì il lavoro a metà. Anzi, ogni singola incordatura va eseguita con la medesima, massima cura. Quest’anno abbiamo addirittura dovuto fare dei report giornalieri, cartacei, in cui riportavamo il dato di DT (Dinamic Tension, tensione dinamica, che si rileva con un apparecchietto elettronico che si chiama ERT 300) di ogni racchetta incordata. Perché poi i giocatori non potessero lamentarsi di presunte differenze. Per esempio, per le sei racchette della Goerges ho dovuto registrare il DT di ogni racchetta, appena smontata dalla macchina. Ovviamente i dati dovevano coincidere perfettamente”.

E tornando a Camila Giorgi?
“Camila incorda la sua Babolat Pure Strike con Babolat Rpm Blast, le verticali a 26 kg, mentre sulle orizzontali monta budello Babolat VS Team a 25 kg. Thomas Fabbiano mi ha messo un po’ in difficoltà perché spesso mi ha fatto portare le racchette addirittura durante il match. Lui usa Luxilon Alu power ‘full bed’, cioè stessa corda per tutto il piatto, montata a quattro nodi (cioè due spezzoni di corda). La tensione è 21 kg per le verticali, 19 per le orizzontali. Una racchetta così incordata fa rilevare una tensione dinamica di 31 punti. Non è poi così ‘morbida’”.

I mostri sacri hanno quasi sempre incordatori privati: ha avuto modo di avvicinarli comunque?
“Ho avuto per le mani le racchette di Nadal, nei giorni del ‘practising’, quando non erano stati assegnanti i giocatori individualmente e si incordava un po’ per tutti. Nadal è sempre lui, tranquillo, zero esigenze: corde RPM Blast, calibro spesso, 1.35, montaggio a 4 nodi. Magnifico. È il campione che mi colpisce e mi emoziona sempre nel backstage. Non ha la faccia di circostanza, non se la tira, è semplice, diretto, educato. Piace a tutti. Lui e Federer sono diversi. Ho fatto una foto con entrambi. Nadal è iperdisponibile: l’ho incontrato dopo un allenamaneto durissimo, gli ho chiesto di poter fare una foto e mi ha risposto “For sure”, certo. Ha messo giù la borsa, asciugamano intorno alle spalle e alla fine, quando l’ho ringraziato, mi ha dato una pacca sulla spalla e mi ha risposto “Grazie a te”. Roger è stato comunque gentile, me l’ha concesso, ma precisando ‘quick’, facciamo presto”.

Le racchette o le incordature più strane, particolari?
“L’australiano Matthew Ebden e la sua richiesta di ‘allungargli’ le racchette. Di ‘strecciargli’ il piatto corde delle racchette fuori misura. Ha fatto impazzire un mio collega olandese”.

Che cosa chiede Ebden?
“Siccome le sue racchette personalizzate sono molto ‘tenere’ come composizione, lui chiede una compensazione in lunghezza. Vuole che tu prenda le misure del piatto prima di fissare la racchetta in macchina e poi che con le morse la tiri a ore 6 e ore 12, per far allungare il piatto di quel tanto che compensa la deformazione in senso contrario che avviene con l’incordatura, quando si montano le verticali. Bisogna fare una serie di prove fino a trovare il compromesso ideale”.

E in campo femminile?
“Ho incordato anche per Angelique Kerber, una delle racchette più facili, dopo quella di Nadal. Lei è una persona gentile ed equilibrata. Porta al massimo due racchette per volta, la sera prima del match. Solleva ‘zero problemi. In questo senso a Roma abbiamo costruito delle relazioni ottime con giocatori e giocatrici, in termini professionali e umani, per cui gli inglesi, con il loro aplomb, guardavano con un certo stupore il fatto che i giocatori venissero da noi, a salutarci, anche calorosamente. Questo è valso una sorta di richiamo a Erika, la responsabile del desk, che ho portato con me proprio dagli Internazionali BNL d’Italia. Quando è arrivato Fernando Verdasco in sala incordature ha fatto il giro del desk per venire a salutarmi e dare un abbraccione a Erika. E questo per Wimbledon è.. ’too much’, troppo”.

Dunque non era il solo italiano presente quest’anno…
“C’era appunto Erika Boccuti al desk e c’è stato come incordatore anche Giancarlo Sparla durante i giorni delle qualificazioni a Roehampton. Il lavoro di Erika ha avuto un grande successo perché i giocatori apprezzano che ci possa essere un minimo di interazione, la possibilità di una maggiore comunicazione con il team degli incordatori”.

C’è qualcosa che non le è piaciuto?
“Ho visto parecchie, troppe racchette junior incordate con monofilamenti. Comprendo che abbia un senso per quei livelli di gioco ma sotto il profilo della tutela della salute, il monofilamento con ragazzi giovani dovrebbe essere usato parsimoniosamente e con attenzione. Specie in campo femminile”.

La tendenza in termini di tensione sale o scende?
“È medio-bassa in campo maschile e invece medio-alta tra le donne. Ho incordate le racchette a Evgenija Rodina con il Poly Tour Tough della Yonex, una corda molto rigida, a 31/30 kg con il 10% di pre-stretch. E ogni volta quasi si lamentava, diceva di sentire la racchetta un po’ morbida… Dall’altra parte Adrian Mannarino mi chiedeva di tiragli le corde a 14,7 kg. E specificava quel ‘virgola sette’”.

Il momento più particolare, da incordatore a Wimbledon 2018?
“La cosa più singolare che mi è successa è quando Pat Cash ha portato un suo vecchio cimelio, una Prince Magnesium Pro in metallo, con un cartello ‘Pat Cash to collect”. L’ha fatta incordare con un ibrido e ci ha giocato nel torneo delle ’vecchie glorie’. Mitico”.