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CECCHINATO E FOGNINI TOP 10? SERVONO MILLE PUNTI

Marco è n

di Enzo Anderloni | 26 luglio 2018

Marco è n.10 nella Race, Fabio n.12. I primi 8 si qualificano per le Atp Finals, il Masters con i migliori dell’anno. Un traguardo che solo Panatta e Barazzutti hanno raggiunto, nella seconda metà degli Anni ‘70

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

Poco più di mille punti potrebbero valere un sogno. Marco Cecchinato e Fabio Fognini guardano all’orizzonte di fine anno con un traguardo di quelli da tenere in un angolo del cuore, a cui pensare ma senza farsene condizionare: chiudere la stagione fra i primi dieci tennisti del mondo. O addirittura conquistare un posto alle Finali Atp di Londra, il classico Masters di fine anno con i migliori otto della stagione in campo. Qualcosa che all’Italia del tennis mschile manca da più di 40 anni.
I numeri dicono che la missione non è impossibile. Dal 2010 al 2017, i punti a fine stagione del decimo classificato nel ranking oscillano fra i 2380 di Almagro nel 2011 (quota abbassata anche per effetto del Djokovic dominatore) e i 4045 di Ferrer del 2014.
In quel 2014, al punto della stagione in cui siamo oggi, Gulbis era decimo nella Race con 2265 punti: quei 1780 punti rappresentano il differenziale più alto fra il numero 10 al 25 luglio e il numero 10 a fine anno da allora. Negli ultimi tre anni, il differenziale si è assottigliato a 885 punti nel 2015, 930 nel 2016, 710 dodici mesi fa.

Decimo e dodicesimo
Oggi, Marco Cecchinato è decimo nella Race con 1631 punti, 274 in meno di quanti ne avesse Tomas Berdych, decimo allo stesso punto del 2017. La quota più bassa porterà a un abbassamento della soglia anche a fine anno? Probabilmente no, anche se molto dipenderà dai risultati di Kevin Anderson, ottavo nella Race e con la finale di New York da confermare. E di Novak Djokovic, che è decimo nel Ranking e quinto nella Race e avrà solo da guadagnare da qui a fine anno.

Volendo individuare il possibile intervallo di punti per il decimo posto a fine anno, l’estremo più alto potrebbe arrivare da Isner, che l’anno scorso dopo Wimbledon ha ottenuto 820 punti. Una conferma, senza cambiamenti di rilievo nelle posizioni superiori, sposterebbe verso quota 3000 punti la soglia del decimo posto. Ma un’eventuale conferma di Nadal vincitore a New York o un Federer di nuovo in finale come nel 2016, spingerebbero verso la Top 2 con un possibile abbassamento della quota. E gli azzurri potrebbero fare la corsa su Nishikori, incastonato ora fra Cecchinato e Fognini nella Race, Edmund o lo stesso Anderson qualora dovesse uscire presto a New York e scivolare indietro rispetto all’attuale ottava posizione nella Race. Comunque, vista la situazione attuale di classifica, per finire in Top 10 e puntare al Masters di Londra a fine anno bisogna arrivare almeno a 2600-2800 punti.

Chi dopo Barazzutti?
La domanda, a questo punto, sorge spontanea: chi avrebbe più chances di riportare l’Italia fra i primi dieci del mondo a fine stagione, quarant’anni dopo Corrado Barazzutti? Fognini, che questa settimana non può guadagnare punti perché lunedì usciranno i 250 della vittoria di Gstaad dell’anno scorso, rischia di perdere un paio di posizioni se non dovesse confermare il titolo in Svizzera: potrebbe essere scavalcato da Bautista Agut o Kyrgios, che è iscritto ad Atlanta. Residuali le ipotesi di vedersi superato da uno fra Cecchinato e Dzumhur che dovrebbero vincere il titolo ad Amburgo.

Superata la settimana più complessa, dal punto di vista del ranking, dell’estate Fognini però ha poco da difendere e molto da guadagnare. Fino allo Us Open, infatti, usciranno solo i 45 punti del secondo turno a Cincinnati. Anche se nelle ultime due stagioni i migliori risultati post Wimbledon li ha ottenuti a fine anno (finale a San Pietroburgo e semifinale a Stoccolma l’anno scorso, finale a Mosca nel 2016, semifinali a Vienna e Pechino nel 2015). Potrebbe perdere un po’ di contatto nell’immediato, perché iscritto a Los Cabos mentre, nella sua zona di classifica Isner, Goffin, Edmund, Kyrgios, Pouille, Nishikori sono iscritti al 500 di Washington. Però ha solo 295 punti in scadenza fino a settembre, e notevoli possibilità di guadagno su Schwartzman (che ne scala 550) e Carreno Busta (855), oggi 12° e 13° nel ranking, e potenzialmente anche su Sock che ne scala 245. E non è detto che Kyrgios e Bautista Agut si avvicinino ancora, visto che hanno risultati importanti da dover confermare.

Punti e… calcoli
Nella prospettiva migliore, col titolo a Gstaad e Los Cabos, Fognini arriverebbe ai Masters 1000 estivi con 2350 punti. Se li dovesse giocare entrambi, come non fa dal 2015, con due quarti di finale (o con una semifinale e uno zero) si presenterebbe a New York con 2665 punti (180-45 a Cincinnati, 180 in Canada). Scendendo sotto questa soglia, potrebbe diventare difficile recuperare, considerato che Fognini non ha ottenuto grandi risultati a Bercy e a Shanghai, dove non è andato oltre gli ottavi. Se invece tra Canada e Cincinnati, l’azzurro dovesse conquistare 500 punti, o di più, allora le prospettive di entrare in Top 10 sarebbero molto più alte e questo potrebbe anche convincerlo a una schedule mirata nell’ultima parte di stagione.

Cecchinato, iscritto a Toronto, Cincinnati, Winston-Salem e Us Open, ha solo da guadagnare, usciranno appena 103 punti da qui a fine stagione. Però l’impressione è che l’orizzonte temporale nel quale può fare la differenza sia più ridotto, considerato che il suo futuro rendimento indoor a livello Atp al momento è del tutto impronosticabile, considerato che al coperto ha giocato due partite in carriera nel circuito maggiore (1-1 il bilancio) e sedici a livello Challenger (6 vittorie, 10 sconfitte). Per cui dovrà accumulare buona parte di quel migliaio di punti che potrebbero alimentare uno splendido sogno azzurro entro lo Us Open. Missione difficile, ma con questi Fognini e Cecchinato niente è davvero impossibile.