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UN VIAGGIO A NEWPORT, DOVE IL TENNIS DURA… UN'ETERNITÀ

A meno di 300 km da New York c’è uno dei club più antichi degli USA, ora sede di un museo e della Hall of Fame del tennis

di Enzo Anderloni | 21 luglio 2018

A meno di 300 km da New York c’è uno dei club più antichi degli USA, ora sede di un museo e della Hall of Fame del tennis. Ci si gioca la tappa americana Atp sull’erba. E Jimmy Van Alen vi inventò il tie-break…

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

Jimmy Van Alen, aristocratico cresciuto tra i Rembrandt a Wakehurst, viveva nella più antica magione ottocentesca di Newport, nel Rhode Island, la prima casa del tennis americano. Nel 1880, racconta Steve Tignor nel suo “Borg-McEnroe”, “Harry Stevens, fidanzato di Edith Wharton, portò per la prima volta reti, palline e racchette a Newport, nello stesso periodo in cui James Gordon Bennett Jr., il ricco e stravagante editore del New York Herald commissionava allo studio architettonico McKim, Mead & White la costruzione di un buen retiro nel centro della città, che avrebbe chiamato Newport Casino. Con le sue serate danzanti, i concerti nel piazzale a forma di ferro di cavallo e i campi da tennis, fu il primo centro di ritrovo in stile europeo del Paese”.

Ultracentenario
In questa cittadella del tempo libero, che non ha nulla a che vedere col gioco d’azzardo a dispetto del nome e oggi rientra nell’associazione dei circoli tennistici ultra-centenari, nel 1881 si giocano i primi campionati nazionali statunitensi. Qui, nel 1954, Van Alen dirige un torneo per dilettanti. Nella finale di singolare Ham Richardson batte Straight Clark 6-3, 9-7, 12-14, 6-8, 10-8.

Così deve spostare su un campo secondario con pochi posti a sedere il match clou, la finale di doppio fra gli australiani Lew Hoad e Ken Rosewall e gli statunitensi Tony Trabert e Vic Seixas, quattro dei migliori giocatori del mondo. Quel giorno inizia a sviluppare il VASS, il Van Alen Simplified Scoring System (punteggio semplificato di Van Alen), che poi evolverà nel tiebreak di cui tanto si discute in questi giorni.

La Hall of Fame
In quegli stessi anni, Van Alen accompagna la moglie Candy in visita alla National Baseball Hall of Fame. E capisce che anche il tennis deve avere un luogo per onorare i suoi campioni. E quel posto sarà, e rimarrà, il Newport Casino col suo campo a ferro di cavallo su cui tutti possono giocare da maggio a settembre, che è diventato il National Lawn Tennis Hall of Fame and Museum, ufficialmente riconosciuto dall’ITF nel 1986.


Non torna quest’anno il tre volte vincitore del titolo e campione in carica John Isner. Ma fra i 15 mila oggetti del museo in qualche modo la sua presenza si sente. Fra le nuove acquisizioni, infatti, c’è anche la pallina con cui ha servito l’ace numero 10 mila in carriera, a Houston.

Oggetti cult
Il club e il museo raccontano il fascino di uno sport aristocratico che si è aperto al mondo, dal brevetto del maggiore Walter Clopton Wingfield per i campi del lawn tennis ai nove trofei vinti a Wimbledon che Martina Navratilova ha prestato e non ha più voluto indietro. Si va dal vestito modello Catwoman di Serena Williams del 2002 alla chitarra Rickenbacker di Vitas Gerulaitis, grande amico di Eddie Van Halen, ottavo miglior chitarrista del mondo secondo la rivista Rolling Stone.

Anni rivoluzionari
Quest’anno il museo, che naturalmente raccoglie foto e testimonianze di tutti i protagonisti entrati nella Hall of Fame, ha scelto di omaggiare i cinquant’anni dalla nascita dell’era Open con una mostra che andrà avanti fino all’inizio del 2019 su quei primi anni rivoluzionari: si potrà vedere anche la racchetta con cui Ashe ha vinto il primo Us Open e leggere la lettera di congratulazioni che gli ha inviato Jackie Robinson. Ma il tennis è anche futuro, un tempo che si fa presente nello speciale teatro in cui assistere al monologo dinamico dell’ologramma di Roger Federer. E sognare di essere davvero nella stessa stanza col campione svizzero.