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EHI RUBLEV, MA DOV'ERI FINITO? IL RITORNO DI ANDREY

Fermo da 90 giorni per una piccola frattura da stress alla schiena il russo rientra per difendere il titolo conquistato a Umago nel 2017 (fin qui l’unico vinto nel circuito)

di Enzo Anderloni | 17 luglio 2018

Fermo da 90 giorni per una piccola frattura da stress alla schiena il russo rientra per difendere il titolo conquistato a Umago nel 2017 (fin qui l’unico vinto nel circuito). Intanto il circuito Challenger scopre… Ulisse

di Alessandro Nizegorodcew - foto Getty Images e MEF

Andrey Rublev è tornato. Il talento russo, finalista alle Atp Next Gen Finals 2017, è finalmente pronto a calcare nuovamente i campi del circuito Atp. L’ultimo match ufficiale, prima dell’infortunio, risale infatti al torneo di Monte-Carlo, disputatosi tre mesi fa. “Mi spiace di non avervi informato - ha comunicato Rublev tramite social network ai suoi tifosi - ma la mia assenza prolungata dai campi è dovuta a un problema alla schiena. Ho avuto una piccola frattura da stress, ma ora mi sto allenando e tornerò presto in campo”. Dal rosso al rosso, da Monte-Carlo a Umago, 90 giorni dopo il ventenne di Mosca è pronto a difendere il titolo conquistato lo scorso anno in terra croata, quando alzò al cielo il suo primo (e fin qui unico) trofeo Atp. Rublev è attualmente al numero 8 della Race to Milan ma, complice la probabile aassenza di Alexander Zverev (che giocherà le Atp Finals come nel 2017), attualmente sarebbe l’ultimo dentro per le finali Next Gen.

Punti da difendere
Il russo, dopo tre mesi di assenza e 400 punti conquistati in inverno, deve guardarsi dall’attacco di tennisti in grande ascesa come il polacco Hubert Hurkacz, il norvegese Casper Ruud e gli statunitensi Reilly Opelka e Michael Mmoh. “Sono felice di annunciare che torno ufficialmente a Umago (testa di serie numero 4; ndr)”, aveva postato il russo su Instagram a qualche giorno dall’inizio del torneo - . L’evento 250 croato è davvero speciale per me in particolare per il caloroso pubblico, un’incredibile vista della spiaggia, buon cibo e tanto divertimento”. Rublev non ha perso tante posizioni in classifica in questi mesi lontano dai campi e si trova ancora al n.35 Atp, ma adesso iniziano ad arrivare i punti in scadenza, a cominciare proprio dai 250 del torneo croato sino ad arrivare, ovviamente, ai 360 conquistati lo scorso anno con i sorprendenti quarti di finale agli Us Open.

Perugia come Itaca, l’Odissea di Ulises
“Questo ragazzo ha grande fiducia nel proprio tennis e tira molto forte. Credo che presto lo vedremo parecchio in alto nel ranking Atp”. Dal Challenger di Perugia, Fabio Gorietti - coach di Gianluigi Quinzi - racconta così il tennis e le potenzialità di Ulises Blanch, statunitense che nella finale del challenger di Perugia ha sconfitto il marchigiano 7-5 6-2 (recuperando da 5-3 40-15 Quinzi nel primo set). La vita e il tennis di Ulises Blanch sono stati una vera e propria Odissea, come il suo nome di battesimo evidentemente prevedeva. Nato a Porto Rico da papà spagnolo e madre portoricana il 25 marzo 1998, Blanch ha vissuto una serie infinita di traslochi in giro per il mondo prima di approdare, finalmente, in Argentina (e spesso anche negli Stati Uniti).
La famiglia si è trasferita da Porto Rico solo 96 ore dopo la nascita del piccolo Ulises. Prima meta, Seattle. Il peregrinare è proseguito con l’approdo in Cina, poi India, quindi Thailandia sino all’attuale dimora argentina. Blanch si divide, come sede di allenamento, tra la Florida (alla USTA di Orlando) e proprio l’Argentina. Ex numero 2 al mondo under 18, finalista al Bonfiglio 2016 (sconfitto da Tsitsipas) e semifinalista a Wimbledon junior (battuto da Shapovalov), Blanch ha vissuto un inizio molto complicato di carriera a livello Pro, con un solo titolo Futures conquistato in Canada nel 2017 e una classifica che è parsa sempre inferiore alle potenzialità dello statunitense (“Sono e mi sento americano, la mia prima lingua è l’inglese”, racconta Ulises).

Mononucleosi e fiducia
A Perugia, da lucky loser, ha giocato il torneo della vita salendo d’improvviso al n.308 Atp e alla piazza 28 della Race to Milan. “Dopo la semifinale a Wimbledon Junior 2016 Ulises ha avuto la mononucleosi - racconta coach Rodrigo Alvarez, presente a Perugia con Blanch - e ha impiegato parecchi mesi per riprendersi. In Umbria ha trovato grande fiducia. Ulises si allena principalmente in Argentina, dove vive la sua famiglia e dove crescono tennisticamente anche i suoi tre fratelli Dali, Cristal e Darwin (under 10 considerato un predestinato dagli addetti ai lavori; ndr), ma spesso si reca a Orlando per delle intense settimane con la federazione statunitense. In alcune circostanze è seguito anche da Ivan Lendl e da Jez Green, attuale preparatore atletico di Alexander Zverev”.
A 20 anni Blanch ha già vissuto in quattro diversi continenti e superato difficoltà, tennistiche e non, particolarmente complesse. La vittoria nel Challenger di Perugia può rappresentare il salto di qualità definitivo, la fine di un’odissea. In Umbria, Ulises potrebbe aver trovato la prima Itaca delle tante future.