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LA CARTA IN PIÙ DI ANGIE KERBER, REGINA DI WIMBLEDON

Due Slam, poi caduta e risalita fino al titolo di Wimbledon 2018

di Enzo Anderloni | 16 luglio 2018

Due Slam, poi caduta e risalita fino al titolo di Wimbledon 2018. “Nessuno se lo aspettava”. Ma con un gran coach (Wim Fissette) e tanta testa ha battuto Serena Williams, in finale a 300 giorni dall'operazione post-parto

di Andrea Nizzero - foto Getty Images

Ci sono molti punti di vista da cui osservare la vittoria di Angelique Kerber a Wimbledon, suggellata lasciandosi cadere nel polveroso fondocampo del Centre Court nel tardo pomeriggio di sabato 14 luglio. In molti hanno scelto, nemmeno a torto, il punto di vista della sua avversaria: Serena Williams, mamma atomica, ha firmato un’impresa storica nonostante la sconfitta in finale. Eppure il percorso che ha (ri)portato Angie tra le vette del tennis mondiale e al suo terzo Slam merita di essere ricordato in breve. “Penso che nessuno avrebbe puntato su di me all’inizio del torneo”, ha detto Angie a ragione, non recriminando alcunché ma esprimendo un semplice fatto. Effettivamente nessuno si sarebbe aspettato di vedere lei sollevare il Venus Rosewater Dish, nonostante si parli di una pluricampionessa Slam ed ex numero 1 del mondo. Colpa di una stagione 2017 che l’ha vista crollare sotto il peso del primato nel ranking e delle aspettative. Dopo i trionfi agli Australian Open e agli Us Open di due stagioni fa, intervallati da una finale persa proprio a Wimbledon, proprio contro Serena, la mancina di Brema ha dovuto rimettere in discussione ogni apparente certezza si era costruita in quasi 15 anni di carriera. Iniziato da numero 1, terminato fuori dalle prime 20, lo scorso anno finirà per definire Angie e la sua carriera quanto quello precedente. E non in senso negativo, ma al contrario come il bagno di realtà che l’ha resa definitivamente grande.

Fattore Wim
Ha chiamato al suo fianco Wim Fissette, uno che ha dimostrato a suon di risultati - e con molte giocatrici diverse - di saper estrarre il meglio dalle sue assistite, in qualunque fase di carriera si trovino. Lasciando intatti i meriti di Kerber, questo titolo conferma il coach belga quale uno dei più forti della storia recente del tennis femminile. L'avevamo conosciuto nel 2009, quando accompagnò mamma Kim Clijsters, sua connazionale di cui era stato sparring partner in passato, nel suo trionfale ritorno alle competizioni. Da lì in avanti ha portato Sabine Lisicki in finale a Wimbledon (2013), Simona Halep alla sua definitiva esplosione (2014), Victoria Azarenka di nuovo al top (tra il 2015 e il 2016). Dopo una stagione 2017 al fianco di Jo Konta, che a sua volta a inizio 2017 aveva vinto su Sara Errani una sorta di “asta” per il coach belga, Fissette ha iniziato a lavorare con Kerber prima della off-season. Ha avuto modo di architettare con lei questo 2018 fin dagli ultimi mesi dello scorso anno. I risultati adesso sono davvero sotto gli occhi di tutti: Angie a Wimbledon si è presentata in condizioni fisiche invidiabili, con un bagaglio di fiducia già notevole dopo i quarti al Roland Garros (dove ha messo sotto per metà partita la futura campionessa del torneo) e le semifinali agli Australian Open. In meno di nove mesi di collaborazione, la tedesca si trova di nuovo tra le Top 5, con il terzo Slam in tasca e con una consapevolezza della sua forza finalmente reale e consolidata.

Difesa eccellente
E, come spesso capita in questo tennis contemporaneo, l’età e gli anni passati sono diventati un punto di forza da sfruttare invece che una debolezza con cui fare i conti. “Dato che ho già 30 anni, penso di aver accumulato tanta esperienza nel corso degli anni - ha detto la campionessa dopo la vittoria, con grande candore -: so che cosa significa giocare su quel campo per le semifinali o per la finale. Avevo già giocato qui una volta la finale (2016, perse proprio da Serena, ndr), quindi sapevo cosa aspettarmi. Penso che questa cosa mi abbia aiutato a essere un po’ più rilassata, a uscire sul campo concentrata sul mio match e a non pensare che si trattava della finale di Wimbledon”. È andata sul campo opponendo a Serena una difesa eccellente e soluzioni tattiche ragionate, costruite in buona parte sul suo essere mancina. Angie le ha fatto commettere 24 errori gratuiti, il numero più alto per distacco del torneo dell’americana. Con i dovuti accorgimenti, si è trattato dello stesso piano adottato in precedenza contro Osaka, Bencic, Kasatkina e Ostapenko, dopo lo spavento iniziale contro la diciottenne Claire Lu, battuta solo per 6-4 al terzo al primo turno. Un cammino difficile, per un torneo che entro metà della prima settimana aveva perso sei delle sue prime otto giocatrici e che non ha messo una singola Top 10 nei quarti di finale. Kerber, testa di serie n.11, era la più alta rimasta in gara.
Ad Angie manca solo il Roland Garros, per completare un palmarès che già oggi è più che sufficiente a ipotecare un’introduzione nella Hall of Fame. Parigi sarà difficile da conquistare ma non è per nulla incompatibile con le sue caratteristiche (e qualche settimana fa, nei quarti, era avanti un set e un break contro la futura campionessa). Con ogni probabilità, di Angie ancora non abbiamo, visto tutto.

300 giorni dopo
Sono passati poco più di 300 giorni tra il momento in cui Serena Williams entrava in sala operatoria, qualche giorno dopo il parto della piccola Alexis Olympia, e la finale di Wimbledon dello scorso week-end. Come ha detto suo marito Alexis Ohanian, la situazione si era complicata e aggravata a tal punto da far temere per la sua vita: nel momento di salutarla, prima dell’anestesia, “non sapevo se l’avrei rivista”, ha detto il co-fondatore di Reddit. Passata la paura, a inizio del 2018 Serena faceva comunque ancora fatica a “camminare fino alla cassetta della posta”, per usare le sue stesse parole. Adesso, questa finale raggiunta da numero 181 del mondo, aggiunge un nuovo capitolo alla sua carriera leggendaria: “Queste due settimane mi hanno mostrato che posso ancora competere. Posso competere per la lunga corsa a un Grand Slam. Questo è solo l’inizio, letteralmente solo l’inizio”, ha detto Serena dopo la sconfitta. “Le due settimane di Wimbledon sono state pazzesche, ho fatto un passo avanti gigantesco”.
Serena potrebbe non essersene accorta, ma potrebbe essere incappata in un piccolo scherzo del destino. Volendo trovare corsi e ricorsi storici, infatti, alla minore delle sorelle Williams era già successo di battere Camila Giorgi nel match più difficile verso la finale di uno Slam: capitò agli Australian Open 2016, dove poi perse a sorpresa proprio contro Angelique Kerber.