-
Archivio News

ROGER FEDERER TORNA E VEDE… VERDE

Federer mostra di essere migliorato anche nel… tornare dopo un lungo stop

di Enzo Anderloni | 19 giugno 2018

Federer mostra di essere migliorato anche nel… tornare dopo un lungo stop. Gli anni scorsi a Stoccarda faticava, questa volta ha perso solo 2 turni di servizio su 50. Lui sta bene, e gli altri? E tra le donne spuntano le outsider

di Andrea Nizzero - foto Getty Images

I tempi del tennis non conoscono tregua. La transizione da terra battuta a erba, che si svolge praticamente in una notte, e il ritorno di Roger Federer alle competizioni dopo undici settimane di riposo, hanno cambiato radicalmente ogni conversazione tennistica nel giro di 48 ore dallo storico momento dell’undicesimo trionfo di Rafael Nadal a Parigi. Domenica le immagini provenienti da Stoccarda, con un Roger Federer contento come un bimbo mentre festeggia il titolo numero 98, e dall’Olanda, con un Richard Gasquet vincente, hanno definitivamente sancito il radicale cambio, non solo cromatico, da rosso a verde.

Il mago del ritorno
A s-Hertogenbosch il francese ha battuto il suo connazionale Jeremy Chardy, riportando in equilibrio il suo bilancio nelle finali: 15 vinte, 15 perse. Invece, la vittoria in terra tedesca di Federer - contro un volitivo Nick Kyrgios e un ottimo Milos Raonic rispettivamente in ‘semi’ e finale - con 48 turni di servizio vinti su 50 giocati, dice che ancora una volta Federer sa affrontare come nessuno le difficoltà di tornare a giocare partite dopo mesi. L’anno scorso, per la verità, il rientro sull’erba di Stoccarda fu decisamente meno dolce: “È stata dura l’ultimo paio d’anni qui, ho perso un paio di incontri molto combattuti”, ha ammesso Roger riferendosi ai match point sciupati contro Haas lo scorso anno al debutto e contro Thiem nel 2016, che gli hanno insegnato la lezione. “Ma non quest’anno, questa volta gli incontri sono girati a mio favore. Sono molto contento”. Il titolo numero 18 su erba è un record (che già gli apparteneva), e gli permette di passare un’altra settimana in vetta al ranking (la numero 310 della sua carriera).

Sorpassi e controsorpassi
La sua campagna su suolo tedesco prosegue questa settimana ad Halle, dove dovrà vincere il suo decimo titolo se vorrà mantenere la vetta in vista di Wimbledon. In caso contrario, avremo il sesto avvicendamento al numero 1 dall’inizio dell’anno: Roger e Rafa si sono scambiati al numero 1 per ben cinque volte nel 2018, cosa che non succedeva dal 1983, quando la vetta era contesa tra John McEnroe, Ivan Lendl e Jimmy Connors. Il tennis cambia colore e superficie, ma il duopolio restaurato da Roger e Rafa lo scorso anno sembra aver fermato il tempo, dopo aver riportato il gioco indietro di una decade. Sono già sei consecutivi gli Slam vinti dall’uno o dall’altro, a partire dagli Australian Open del 2017, e occupano le prime due posizioni del ranking da oltre dieci mesi. Le uniche eccezioni a un dominio pressoché incontrastato si possono rintracciare nel Grigor Dimitrov che vinse le Tour Finals di Londra a novembre, o i tre successi Masters 1000 di Sascha Zverev. Non granché. I due veterani saranno i primi favoriti anche a Wimbledon, a meno di ulteriori sorprese dopo il forfait precauzionale di Nadal dal torneo del Queen’s.

Gli anti Fedal
Gli unici due giocatori che sono stati in grado di battere Federer e Nadal con continuità sembrano oggi più vecchi di loro: Novak Djokovic e Andy Murray, entrambi nati nel maggio del 1987, stanno pagando a carissimo prezzo gli sforzi profusi per raggiungere Roger e Rafa negli anni scorsi. Lo scozzese, che non ha mai recuperato completamente da quella clamorosa rincorsa alla vetta che lo portò al numero 1 di fine anno nel 2016, torna a giocare questa settimana nel torneo che ha vinto cinque volte. È passato quasi un anno dal match perso a Wimbledon contro Sam Querrey, Non è un rientro a pieno regime, come tiene a precisare lui stesso ricordando un’altra lunga convalescenza: “Sono tornato più velocemente dall’operazione alla schiena (2013, ndr). Dopo quattro mesi giocavo. Ma la mia schiena non è stata perfetta per nove mesi buoni dopo essere tornato. C’è voluto un bel po’ prima di sentirmi bene di nuovo, ed è lo stesso questa volta. Non sono senza dolore - ha aggiunto Murray - ma me l’aspettavo. Ho un problema all’anca ormai da otto anni. Ho visto una specialista in Australia per molto tempo. Non è la perfezione, ma spero di tornare al livello in cui posso competere di nuovo”. Un’incertezza ben riassunta dalla decisione last minute di Murray, fino all’ultimo dubbioso sulla partecipazione e sul suo stesso stato di forma. Dopo essersi allenato nel prestigioso club londinese lo scorso venerdì, ha atteso fino a sabato per confermare la sua presenza agli organizzatori.

L’incertezza di Djokovic
Incertezza è ciò che caratterizza anche il suo rivale Novak Djokovic: dopo aver messo in forse la sua partecipazione a tutta la stagione su erba nel post sconfitta al Roland Garros contro Cecchinato, il serbo ha cambiato idea e si è fatto dare una wild card dagli organizzatori. “Subisci le conseguenze di un infortunio o di un periodo lontano dai campi più mentalmente che fisicamente. Non ho mai creduto che mi ci sarebbe voluto così tanto tempo per tornare in quello stato mentale in cui sono tranquillo, con fiducia nel mio gioco e nelle mie scelte”, ha ammesso Nole in un’intervista ad ATP Media, alla vigilia del torneo. Oltre a Murray e Djokovic, a Londra nemmeno Stan Wawrinka, Nick Kyrgios e Milos Raonic saranno compresi tra le teste di serie, a testimonianza di un momento del tutto singolare per il tennis maschile.

Wta: ecco la Krunic
Aleksandra Krunic in Olanda e Ashleigh Barty in Inghilterra hanno alzato i trofei messi in palio la scorsa settimana dal circuito femminile, aggiungendo due splendidi capitoli alle rispettive storie. Le loro sono due vicende personali degne di ammirazione, fatte di talento, di crescita e di ritorni. Alex, minuta serba dotata di un timing eccezionale sulla palla che le permette di essere competitiva ad altissimi livelli, ha trionfato a S-Hertogenbosch rimontando l’ex semifinalista di Wimbledon Kirsten Flipkens e cogliendo il suo primo titolo Wta. È una sorta di certificazione su quanto di buono hanno fatto e stanno facendo lei e Elise Tamaela, la coach capace di rimetterla in carreggiata dopo un paio d’anni difficili e sfortunati, in cui si è dovuta sottoporre anche a una delicata operazione alla tiroide. Questa settimana è numero 39 del mondo, il suo best ranking.

Barty, l’outsider
Quello vinto a Nottingham è invece il secondo titolo Wta della (seconda) carriera tennistica di ‘Ash’ Barty. Dopo la semifinale vinta agevolmente contro Naomi Osaka, in finale l’australiana ha sconfitto in tre set la sua quasi connazionale Johanna Konta (assolutamente furibonda con il giudice di sedia al termine del match, tanto da doversi rintanare in spogliatoio per ricomporsi prima della premiazione). Barty, mancina dal tennis brillante, è tornata a giocare a tennis dopo una parentesi nel cricket professionistico. Aveva annunciato di voler prendere una pausa dal tennis dopo gli US Open del 2014, ad appena 18 anni e mezzo. Oggi è numero 16 del mondo e sembra aver preso le misure al circuito e alla vita della tennista professionista, meno semplice di ciò che sembra. A Wimbledon sarà una temuta outsider.