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IL PROTOTIPO DELLA SPEED: IL GUSTO DELLA VELOCITÀ - VIDEO

Abbiamo ‘assaggiato’ il prototipo della nuova Head Speed MP, la racchetta con Djokovic e Zverev testimonial

di Enzo Anderloni | 15 giugno 2018

Abbiamo ‘assaggiato’ il prototipo della nuova Head Speed MP, la racchetta con Djokovic e Zverev testimonial; stampo rifatto, nuove iniezioni di tecnologia, look ancora sconosciuto. Di certo c’è che picchia forte…

di Mauro Simoncini

Non si può dire che non sia stato tutto pensato e curato nei minimi dettagli dai progettisti austriaci di Head. Per il lancio della nuova edizione della Speed è stata data a tecnici e “influencer” la possibilità di provare in anteprima la racchetta in versione prototipo, tutta nera con alternanza lucido/opaco e solo il nuovo logo Speed in bianco appena “accennato”.

E per l’occasione Head ha fatto accompagnare il telaio con un kit particolare: una bag apposita, borsone dedicato tutto bianco, e suggestive palline marchiate Speed bianche e… nere.
Persino per la corda è stata pensata un’apposita versione ‘demo’: il monofilamento Head Lynx proposto in un’inedita versione cromatica (verde fluorescente) per colpire forte… l’occhio.

GUARDA IL VIDEO CON LE PRIME SENSAZIONI DAL CAMPO

In campo colpisce il peso dei colpi
Quello che colpisce davvero, fin dai primi colpi, è la compattezza e ‘solidità’ del telaio: robusto, corposo, pieno. Da fondocampo è appoggiandosi al ritmo dell’avversario che si apprezzano al meglio la buona dose di potenza ma anche il più che discreto controllo. Si riesce a spingere forte abbastanza facilmente, ma ci vuole un’impostazione tecnica valida e serve precisione perché lo sweetspot non è poi così ampio. Più che altro si coglie un’assoluta affidabilità del colpo ben tirato: la palla parte forte, pesante e va esattamente dove vuoi. Per contro, una volta che il gesto è partito, non c’è gran margine di correzione: raccoglierai quello che hai seminato.

La racchetta si manovra benissimo, è un attrezzo equilibrato con cui meglio entrare sulla palla senza troppe esitazioni, dritto per dritto, piatto o con un’accennata copertura in top. Per quanto riguarda i tagli indietro, il back è preciso in difesa, nei recuperi sia laterali sia in avanti quando per esempio i bimani sono obbligati a staccare la mano. Sembra meno incisivo quando lo si usa come variante o soluzione d’attacco. Stabilità e sicurezza si esprimono anche nel gioco di volo, in cui è forse meglio non affidarsi troppo al fioretto ma chiudere il punto senza andare troppo per il sottile. Al servizio con una discreta tecnica e buona spinta di gambe le prime palle piatte possono regalare belle soddisfazioni; un po’ più complicato ottenere peso per una seconda in kick.

Comunque in generale sono premiati i giocatori che spingono, spingono, e ancora spingono; al di là del livello di gioco meglio non tergiversare e non cercare neanche troppa complessità di palla con il top. Giusto per capirci: se scegliete un giocatore spagnolo come riferimento Ferrer e non Nadal. O, ancora meglio, tenete come esempio il migliore della NextGen, proprio uno dei due testimonial Speed, Alexander Zverev: l’attrezzo sembra proprio disegnato per un giocatore come lui.
Manca solo la versione estetica definitiva (anche della bag) ma il resto sembra tutto pronto; anche il vibrastop, con un occhio verde che ti guarda e la scritta che ti avverte: If you Blink, you Miss it… ovvero ‘se sbatti le ciglia non la vedi’. Perché la velocità è davvero tanta…