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QUESTO NUOVO QUINZI NON HA PIÙ FRETTA

Gianluigi continua a costruire il suo futuro in condizioni opposte a quelle che visse da junior, lontano dai riflettori

di Enzo Anderloni | 29 maggio 2018

Gianluigi continua a costruire il suo futuro in condizioni opposte a quelle che visse da junior, lontano dai riflettori. Adesso i risultati arrivano (2° titolo Challenger a Mestre e best ranking al n.204) e la strada è giusta

di Andrea Nizzero

Mentre il tennis italiano festeggiava i successi di Lorenzo Sonego, Matteo Berrettini e Filippo Baldi in un’edizione memorabile degli Internazionali BNL d’Italia, dov’era Gianluigi Quinzi? Mentre il tennis mondiale converge sul Roland Garros, dov’è Gianluigi Quinzi? La risposta a entrambe le domande è: altrove. Eppure, pensare che questa sia una cattiva notizia significa sbagliare di parecchio. L’ex condottiero della nuova generazione di azzurri con racchetta, il campioncino invidiatoci da mezzo mondo quando nel 2013 si portava a casa il titolo di Wimbledon junior, è stato dato per finito almeno tante volte quante è stato definito il prossimo salvatore della Patria (tennistica).

A cinque anni da quel successo londinese che lo rese famoso ma che allo stesso tempo gli complicò la vita, Gianluigi questa settimana festeggia l’importante conferma di essere sulla strada giusta, oltre al suo secondo titolo Atp Challenger e al miglior ranking in carriera (204, più 39 dalla scorsa settimana). Il suo percorso, ri-iniziato nel 2017 a Foligno con l’aiuto e l’intraprendenza di coach Fabio Gorietti, si regge su dinamiche quasi opposte rispetto alla sua carriera da junior: lontano dai riflettori, in quella oscura palestra di tennis e carriera che sono i tornei Challenger, sta trovando la tranquillità e i risultati che fin qui gli erano mancati.

Ci ha fatto ben sperare a novembre, vedendolo giocare alla pari con i migliori under21 al mondo, e ora alle speranze si aggiungono i risultati concreti.

Futura rivalità
Ad aiutarlo è stato anche il clima positivo di un luogo, Villa Candida di Foligno, e l’esperienza di una guida, appunto Gorietti, che nel recente passato si sono contraddistinti per aver condotto Thomas Fabbiano e Luca Vanni alla fase migliore delle rispettive, anomale, carriere. Da par suo, Gianluigi a fine aprile ha vinto a Francavilla il suo primo titolo Challenger, dopo tre semifinali perse nelle stagioni precedenti. Ha rinunciato alle pre-qualificazioni del Foro Italico per centrare una semifinale al Roma Garden, che vale zero titoli di giornale ma 33 punti ATP. E mentre a Parigi sgomitavano per un posto in tabellone, che vale 25 punti, lui si è accaparrato gli 80 messi in palio dalla finale del Challenger di Mestre, vinta agevolmente contro Gian Marco Moroni, romano classe 1998, in una prima edizione di una sfida che ci auguriamo possa presto diventare una bella rivalità tra Top 100. Anche “Jimbo”, ventenne, festeggia un gran numero di progressi rispetto al 2017 e un best ranking, questa settimana, al numero 295. Entrambi, mentre il tennis globale ha gli occhi su Parigi, da Mestre si sono spostati a Vicenza a caccia di altri punti ATP poco pubblicizzati. A 22 anni e qualche mese, il mancino di Porto San Giorgio ha messo da parte la fretta, cattiva consigliera, e da questo lunedì è precisamente il 100esimo tennista del mondo per i risultati ottenuti nel 2018.