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INTERNAZIONALI BNL D'ITALIA, L'EDIZIONE N.75 NELLA STORIA DEL PAESE

Sono passati 88 anni dalla prima volta ma le sanzioni contro il regime mussoliniano, la Seconda Guerra mondiale e la ricostruzione congelarono gli Internazionali dal ’35 al ’50

di Enzo Anderloni | 05 maggio 2018

Sono passati 88 anni dalla prima volta ma le sanzioni contro il regime mussoliniano, la Seconda Guerra mondiale e la ricostruzione congelarono gli Internazionali dal ’35 al ’50. Una tradizione al livello degli Slam

di Alessandro Mastroluca

Sui campi in terra rossa del Tennis Club Milano in via Arimondi è passato tutto il bel mondo del tennis dei gesti bianchi. Qui il 28 aprile 1930 Alberto Bonacossa dà forma a una visione che porta il nome dell’Italia nella geografia del tennis mondiale. Sono dunque 88 gli anni passati dalla prima edizione degli Internazionali ma quella che sta per andare in scena è l’edizione n.75. Una storia lunga che è quella degli ultimi 88 anni del nostro Paese, perché da essa è direttamente influenzata. Vediamo come, ripartendo proprio dall’anno primo, quello della genesi del torneo. La qualità è alta, il pubblico milanese risponde con grande entusiasmo. In singolare vincono Bill Tilden sul pioniere del tennis azzurro, Uberto De Morpurgo, e la prima diva di Spagna. Si chiama Lili de Alvarez, è una femminista orgogliosa che ostenta convinzioni moderne anche nei vestiti. È nata, sembra un segno del destino, a Roma. I facoltosi genitori, in viaggio in Italia, l’hanno battezzata nella basilica di San Giovanni.

E a Roma il torneo arriva, nel 1935. Si gioca nella città dello sport che ha voluto Mussolini attraverso il ministro Ricci, presidente dell’Opera Balilla, e ha realizzato Enzo Del Debbio, secondo i canoni dell’architettura razionalista del regime. Questi ha circondato lo stadio con 18 aitanti nudi maschili in marmo bianco. Il parco, allora intitolato al Duce, è oggi il Foro Italico.

Una pausa lunga 15 anni
Mussolini e la sua politica condizionano il prosieguo della gara. Le sanzioni della Società delle Nazioni per la guerra in Etiopia inducono molte federazioni a interrompere la partecipazione agli eventi internazionali. Bonacossa, allora membro del CIO, rassicura che l’Italia non abbandonerà del tutto la presenza sportiva. Nel 1936, infatti, la delegazione partecipa alle Olimpiadi di Berlino. Ma gli Internazionali d’Italia di tennis si fermano. E visti anche i danni del secondo conflitto mondiale, rivivranno solo nel 1950. Merito di Carlo della Vida, a suo tempo costretto a destreggiarsi nella stretta delle leggi razziali, che nel 1956 organizzerà all’Olimpico anche il mondiale di pugilato fra il francese Cohen e Mario D’Agata, sordomuto dalla nascita. In quell’edizione del ’50, vincono Jaroslav Drobny, il campione esule, e Annelies Ullstein-Bossi, tedesca diventata italiana dopo il matrimonio col bel Renato Bossi, tennista e attore.

Nel 1961 Centenario a Torino
Il torneo maschile tornato a vivere al Foro Italico, non si fermerà più. Si sposterà una volta sola da Roma in un anno speciale: il 1961. C’è da celebrare il centenario dell’Italia unita, e il torneo trasloca nella prima capitale del Regno, a Torino. Nicola Pietrangeli onora al meglio la festa e ubriaca di palle corte in finale Rod Laver. Vinto il primo set l’australiano, che di lì a un anno avrebbe completato il suo primo grande Slam, raccoglierà solo altri quattro game.

1980, le donne a Perugia
Diversa la storia del torneo femminile. Nel 1979, per la prima volta, si gioca in una data separata dal torneo maschile, due settimane prima. Vince Tracy Austin, che in semifinale ha interrotto la serie record di 125 vittorie di fila sulla terra rossa di Chris Evert. Incassi e presenze, però, restano decisamente bassi. Così, si cambia. Dal 1980 al 1984 si gioca a Perugia. Gli organizzatori accompagnano il torneo con serate al castello dell’Oscano, feste e cene mondane. Ma intanto il torneo maschile di Firenze si accavalla con la settimana di Perugia, gli sponsor e la Rai dirottano verso la Toscana e gli Internazionali femminili del 1985 si giocheranno a Taranto, con 16 giocatrici e 50 mila dollari di montepremi: il titolo andrà a Raffaella Reggi.

1987, Roma ringrazia Gaby
Franco Costantino, consigliere federale di Bari, annuncia per il 1987 il ritorno a Roma. Al Foro, il torneo quell’anno lo salva il fascino latino di Gabriela Sabatini, che batte Martina Navratilova in semifinale e perde una finale memorabile contro Steffi Graf. A premiarle la prima grande d’Italia, Lucia Valerio.
Con varie formule, con il torneo femminile prima o dopo il maschile, il torneo cresce di interesse e valore fino al 2011, l’anno dell’ultima rivoluzione. Il torneo diventa ‘combined’, uomini e donne insieme, in contemporanea. Niente più distinzioni, un’unica grande festa che celebra 75 edizioni, una tradizione da Grande Slam. E promette un grande futuro.