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SAPETE QUANTI CHIODI SERVONO SU UN CAMPO IN TERRA? VE LO DICIAMO NOI

Finita l’ora di gioco abbiamo i calzini sporchi di rosso: in Italia (e in Europa) ancora spopolano i campi in terra battuta

di Enzo Anderloni | 04 maggio 2018

Finita l’ora di gioco abbiamo i calzini sporchi di rosso: in Italia (e in Europa) ancora spopolano i campi in terra battuta. Ma quanto lavoro c’è dietro? Prima di imprecare contro un cattivo rimbalzo è giusto saperlo

di Mauro Simoncini - foto Getty Images

Quasi tutti sanno che la nostra terra, quella rossa, arriva dal mattone, macinato. Ma come si costruisce un campo e quanto sia complessa la sua realizzazione e manutenzione non è competenza ovvia. Entrando nel pieno della stagione merita fare un bel ripasso, giusto per aver piena coscienza del suolo su cui amiamo poggiare i nostri piedi di tennisti.
Per prima cosa, quando si intende realizzare un campo da tennis in terra battuta è fondamentale una consulenza competente nella scelta della zona e del terreno, perché, per esempio, luoghi vicino a flussi d’acqua, dai fiumi ai canali, non sono proprio indicati, comportando rischi di smottamento. Inoltre nelle zone con alte percentuali di umidità bisognerebbe pensare di sopraelevare il campo, per favorire il deflusso della pioggia.

La buca - Dopodiché si dovrebbe anzitutto scavare almeno sino a 40-50 centimetri di profondità. Va costruita una sorta di muretto di recinzione, perimetrale, in calcestruzzo (armato) che deve poggiare su una adeguata base di calcestruzzo magro; sarà la base della rete di recinzione in metallo. Nel suddetto muretto è opportuno piazzare delle asole a intervalli regolari e, sempre per il deflusso della pioggia, collocare dei pozzetti di scolo ai quattro angoli e ai due lati in corrispondenza della rete.

Stesso motivo, l’acqua piovana, per cui dovrebbe essere prevista una pendenza dello 0,5% in discesa verso l’esterno.
A proposito di rete, i sostegni della stessa vanno messi a 91,5 cm oltre le righe laterali (del doppio) e i paletti devono alzarsi 1 metro e 6 centimetri dal terreno.
Sul fondo andrà ghiaia - pietrisco (indicativamente in unità dal diametro di 40-70 mm) almeno per 20-30 cm di profondità. Al di sopra, per 5 cm di altezza circa, il pietrisco sarà spezzato e di diametro tra i 3 e 15 mm. Dopo una rullatura con compressore da 10 o 15 quintali sarà stato creato il “fondo”.

Sottomanto - A questo punto si comincia con i prodotti e i materiali diciamo più specifici dei campi da tennis: dapprima, per uno strato spesso 4 cm, va collocato il macinato drenante che va bagnato e rullato a più riprese. È fondamentale per il campo, perché dovrebbe garantire un buon drenaggio dell’acqua che lascia agli strati superiori per effetto dell’evaporazione. Ne servono 50 kg al metro quadrato.
Per altri 4 cm è il turno del sottomanto, che va “tirato” prima da asciutto poi bagnato abbondantemente e in modo uniforme, così da permettere all’acqua di raggiungere gli strati sottostanti. Buona parte del successo di certi campi grazie alla cura di mani esperti e imprese competenti comincia proprio da questi momenti. Con un rullo più leggero (5 quintali) si passa la superficie ancora umida, tre o quattro volte. Ne occorrono anche in questo caso circa 50 kg a metro quadrato di campo.

Manto - Sopra il sottomanto c’è il manto, da spargere uniformemente e ripassare più volte con gli stracci (o stuoie) che dir si voglia. In zone ventilate, vicine al mare o particolarmente esposte c’è la possibilità di pensare al manto anti-vento, del medesimo colore e composizione del manto classico ma con granulometria più spessa in modo da restare più a lungo sul campo. Poco più di due chilogrammi al metro quadrato (15 quintali in tutto).

Righe e chiodi - Solo a questo punto si possono collocare le righe che delimitano il campo. E lì c’è da lavorare parecchio… Perché? Perché sono 150 i metri totali delle righe su un campo (comprese quelle del doppio). Per la precisione 146,24 metri. E per fissarli servono tra i 7.000 e gli 8.000 chiodi, piantati uno per uno. Vi sembra una cifra folle? Fate due conti: 150 metri di linea bianca con un chiodo ogni 5 cm, significa un totale di 3.000. Numero da raddoppiare perché la trafila va ripetuta su entrambi i lati della riga, quello più interno e quello più esterno. E ci vanno aggiunti poi i rinforzi nei punti di incrocio delle righe. Un lavoretto niente male. Pensateci quando sbuffate perché vi tocca passare lo straccio alla fine dell’ora…