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CECCHINATO & CO, L'ITALIA CHE CRESCE NEL CIRCUITO

Il 25enne azzurro conquista il 1° titolo Atp a Budapest e si carica per la stagione ‘rossa’, Quinzi vince per la prima volta un Challenger e riparte

di Enzo Anderloni | 30 aprile 2018

Il 25enne azzurro conquista il 1° titolo Atp a Budapest e si carica per la stagione ‘rossa’, Quinzi vince per la prima volta un Challenger e riparte. E poi ci sono Seppi, Berrettini e Sonego. Intanto Nadal e Pliskova…

di Andrea Nizzero - foto Getty Images

“Ho perso domenica e adesso ho vinto il torneo. È pazzesco. Forse è un sogno, non lo so”. Difficile rendere meglio di quanto facciano queste parole ciò che ha vissuto Marco Cecchinato a Budapest, nella settimana più bella della sua carriera. Dopo essere stato ripescato come lucky loser, con cinque vittorie consecutive il palermitano ha centrato un piccolo appuntamento col destino, e soprattutto il suo primo titolo Atp. Raggiunge il suo miglior ranking, tra i primi 60 del mondo (n.59). Marco è probabilmente diventato l’incubo di questa primavera per il bosniaco Damir Dzumhur: il 25enne di Sarajevo, numero 31 del ranking e seconda testa di serie in Ungheria, aveva perso contro Ceck anche a Monte-Carlo. Anche Andreas Seppi, contro cui in semifinale il siciliano ha ribaltato il pronostico - oltre a un set e un break di svantaggio - rischia di sognarselo per qualche giorno.

In generale, però, la scorsa è stata una settimana positiva per un po’ tutto il movimento maschile, con risultati di rilievo che giungevano sia dall’Ungheria sia dall’Abruzzo. La splendida capitale magiara, prima della semifinale tutta azzurra e del trionfo finale, ha fatto da palcoscenico a un’ottima prestazione di Matteo Berrettini e allo splendido cammino di Lorenzo Sonego fino ai quarti. Il torinese, dopo essersi qualificato senza perdere un set, ha vinto la sua quarta partita di fila nel torneo battendo Richard Gasquet in due set (proprio contro il francese aveva perso al 2° turno degli Australian Open, in quello che fin qui era stato il suo miglior torneo sul circuito maggiore). Questa settimana torna a migliorare il suo best ranking, ma la crescita mostrata nel 2018 sembra promettere che nei prossimi mesi la cosa possa succedere ancora.

E Nadal fa 11 a Barcellona
L’Italia, soprattutto con Cecchinato, strappa di diritto colonne di giornale al destinatario naturale, Rafael Nadal. Con l’undicesimo trionfo sui campi del Real Club de Tenis di Barcellona, il fenomeno di Manacor ha messo insieme ulteriori cifre da capogiro, che in carenza di aggettivi consoni aiutano a descrivere le sue gesta: la mattanza toccata in finale a Stefanos Tsitsipas, costituita dal 45° e 46° set vinti consecutivamente sul rosso, è stata la sua 19esima vittoria di fila sulla superficie che gli scorre nel sangue, e la 12a da quando ha rimesso i piedi sul campo a Valencia a inizio aprile. Non bastasse, Rafa in Catalogna ha pure raggiunto quota 400 vittorie sul rosso, diventando il primo giocatore dell’Era Open a totalizzare quota 400 vittorie su due superfici diverse (ne ha 425 sul duro). Infine, ha raggiunto John McEnroe nella classifica dei più titolati di sempre, a quota 77: è a pari merito con lo statunitense, un gradino sotto il podio occupato da Jimbo Connors, Roger Federer e Ivan Lendl.

Se è vero che il tennis è uno sport che opera in modi misteriosi, dove nulla è davvero scontato, tuttavia l’accelerazione impressa da Nadal in questo suo clamoroso ritorno sembra lasciare a chilometri di distanza ogni inseguitore. L’unico serio rivale avuto su questa superficie, Novak Djokovic, ha perso al debutto da Martin Klizan e continua ad apparire smunto e smarrito. Dei dodici giocatori che si sono parati innanzi a Rafa, proprio il mancino slovacco è stato l’unico a rubargli cinque giochi nello stesso set, peraltro dopo aver incassato un “seizero”. Per chiunque sul rosso, la prima stagionale contro la pallina di Nadal dev’essere un misto di angoscia, sorpresa e disperazione. Vedremo, da qui a Parigi, chi sarà il primo giocatore di razza a incontrarlo due volte e quali contromisure sarà riuscito ad adottare nel frattempo. L’impressione netta e semplice, però, è che su questo pianeta non esista ancora qualcuno che possa avvicinare il suo livello di tennis su ‘tierra batida’.

Il Next Gen a suo agio sul rosso
In quanto a Stefanos Tsitsipas, l’avevamo già visto a suo agio sulla terra di Monte-Carlo, quando aveva battuto abbastanza nettamente l’unico altro teenager presente in Top 100, Denis Shapovalov. Ora, con la settimana strepitosa di cui si è reso protagonista in Spagna, il greco raggiungerà il suo collega canadese tra i primi cinquanta giocatori del mondo. Per quanto abbia addosso già da un paio d’anni gli occhi di molti appassionati, in pochi si aspettavano di vederlo raggiungere questo livello così in fretta. A Barcellona ha battuto cinque teste di serie, tra cui il Top 10 Thiem, senza perdere un set e su terra battuta, superficie su cui ha vinto il Bonfiglio nel 2016 ma di certo non la sua preferita (indovinate? esatto: l’erba). Inoltre, pur essendo già quasi celebre per il suo rovescio, in terra catalana è stato il suo diritto a fare malissimo. In semifinale è riuscito a rimanere freddo e concentrato contro avversario e pubblico spagnoli, nonostante il nastro con cui Pablo Carreno Busta ha annullato il primo match point.

Il 18enne è il più giovane finalista a Barcellona dal 2005, quando il suo avversario Rafael Nadal vinse il suo primo titolo. Domenica scorsa il giovane Stefanos non poteva competere; va detto però che il rilascio di endorfine seguito al raggiungimento della sua prima finale gli è sicuramente costato qualche game, il giorno dopo. Tsitsipas irrompe questa settimana nella Top 50 al numero 44 (+19), mettendo già in archivio la questione “miglior tennista greco dell’Era Open”: Nicholas Kalogeropoulos fu l’ultimo a raggiungere la finale di un torneo ATP, a Des Moines, Iowa, nel lontano 1973. Il ranking fu introdotto proprio quell’anno, e Nicholas non andò mai oltre il numero 108.