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50 ANNI FA, IL PRIMO TORNEO DELL'ERA OPEN

Il 22 aprile 1968 si giocò il primo match dei British Championships a Bournemouth, 1° torneo dotato di montepremi e aperto a dilettanti e professionisti

di Enzo Anderloni | 28 aprile 2018

Il 22 aprile 1968 si giocò il primo match dei British Championships a Bournemouth, 1° torneo dotato di montepremi e aperto a dilettanti e professionisti. Vinsero Rosewall e la Wade, si aprì un’era…

di Alessandro Mastroluca

La rivoluzione inizia un mattino di pioggia. Risveglia una cittadina di mare, distesa come un vecchio addormentato. “Che sarà mai?”, si chiedono i circa 100 spettatori sulle tribune del West Hants Club di Bournemouth quando alle 13.43 del 22 aprile 1968 John Clifton, un dilettante di Leeds cresciuto in Scozia, serve la ‘prima’ contro un professionista australiano, Owen Davidson. È iniziata l’era Open. C’è stato in realtà un prologo a quel primo match fra un dilettante, che gioca per un rimborso spese stabilito, e un professionista che gioca per il prize money. Nei giorni precedenti, infatti, si sono giocati gli incontri di qualificazione. Partecipa anche JPR Williams, che sarebbe diventato uno dei grandi rugbisti del Galles, che non accetta le 20 sterline di rimborso per paura di non poter più praticare lo sport che sente come suo e che allora è ancora profondamente legato al dilettantismo.

Due circuiti principali
Il mondo dei professionisti, all’epoca, non è un insieme unitario. Esistono due circuiti principali, il World Championship Tennis, dove brillano gli Handsom Eight, e la National Tennis League che ha sotto contratto tra gli altri Rod Laver, Roy Emerson, Ken Rosewall, Pancho Gonzales. Ma ci sono anche giocatori indipendenti. Tutti possono, in teoria, partecipare a quel primo torneo open, il British Hard Court Championships che, a dispetto del nome, si gioca sulla terra battuta. Ma i tennisti del WCT non vi prendono parte. Disertano anche le stelle del tennis femminile, Billie Jean King, Rosie Casals, Ann Jones, e Françoise Durr, perché le 300 sterline che spettano alla vincitrice rappresentano un premio troppo basso, soprattutto se paragonato alle mille in palio per il vincitore del torneo maschile. Clifton vincerà il primo punto, ma perderà quella prima, storica partita. Per molti, il tennis non diventa davvero Open fino al terzo giorno del torneo. Mark Cox, biondo, educato, laureato a Cambridge, è il miglior dilettante di Gran Bretagna. La sfida contro Pancho Gonzales, che pure ha 15 anni di più, sembra proibitiva. Invece Cox stravolge i pronostici e vince 6-3 al quinto. È il primo dilettante a battere un professionista.

La prima volta
“Qualcuno di noi Pro doveva perdere una prima volta da un dilettante - commenta Gonzales - quindi potevo essere anche io quel qualcuno”. I professionisti sono ormai abituati a sfidarsi fra di loro, al meglio dei tre set. Non conoscono lo stile di quei nuovi avversari, e la lunga distanza li svantaggia. La pressione su di loro è più alta, c’è in gioco la reputazione oltre ai guadagni in quel momento. Cox batte anche Roy Emerson ma viene dominato in semifinale da Rod Laver, che si gioca il titolo contro Ken Rosewall.
“Phew, ho pensato” scrive nella sua autobiografia, “ne abbiamo avuto abbastanza di questa follia, alla fine tutto è tornato come prima”. Rocket gioca bene, cerca le righe, ma il gioco di Rosewall è perfetto per la terra. Laver vince il primo set, Rosewall rimonta poi la pioggia ferma tutto sul 3-0 in suo favore nel terzo. Vincerà 3-6 6-2 6-0 6-3. Virginia Wade batte Winnie Shaw e conquista il titolo femminile. Il torneo è un successo. Per gran parte della settimana sul Centrale non si trova posto, gli incassi triplicano rispetto ai nove anni precedenti in cui il torneo era riservato ai soli dilettanti. Il presidente della federazione britannica, la LTA, Derek Hardwick, che ha molto spinto perché si arrivasse alla rivoluzione open, gongola. “Da questo momento - dice con in mano una coppa di champagne - non si tornerà più indietro”.