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TERRA ROSSA O DURO? CAMPI DIVERSI, SUOLE DIVERSE

È sbocciata la primavera, tempo di tennis e terra battuta

di Enzo Anderloni | 27 aprile 2018

È sbocciata la primavera, tempo di tennis e terra battuta. Meglio usare scarpe con suola specifica da ‘rosso’ o affidarsi più semplicemente alle cosiddette “All Court”? E cosa fare se si gioca sui terreni sintetici?

di Mauro Simoncini

Qualche anno fa quando si sceglievano scarpe “da passeggio” da indossare con un jeans, insomma sportive, in antitesi alle calzature più seriose da indossare in ruoli più lavorativi si parlava di scarpa da… tennis. L’accezione del termine non era proprio positiva.
Oggigiorno, nel Terzo Millennio e nell’era dei neologismi la lingua inglese ci soccorre con il termine “sneakers”, il cui mercato nell’ultimo decennio è decisamente esploso, con la partecipazione dei grandi colossi internazionali (Nike e Adidas su tutti). E così la Stan Smith di Adidas che in tanti avevano indossato sui campi da tennis è una delle top seller mondiali per la vita di tutti i giorni. Ma non ha più niente a che fare con le vere scarpe da tennis, quelle attuali, che hanno smesso di essere utilizzate per il ‘passeggio’ (perché look e caratteristiche sono diventate molto tecniche) ma offrono performance in campo di tutt’altra caratura.
Ne esistono di un’infinità di marche, qualità e specifiche differenti. E la specializzazione dei prodotti si sta evolvendo sempre di più; tanto che agli storici leader di settore (Nike, Adidas, Asics) si sono affiancati con calzature di livello assoluto anche brand prima dedicati solo alle racchette (Head, Wilson, Babolat o Yonex), vecchie valide conoscenze (Lotto, Diadora, K-Swiss) o novità per il settore come Joma e Mizuno.

La scelta? In base alla superficie - Ci sono forme, colori e tante varianti. Ma l’unica decisiva variabile in base alla quale occorre scegliere la propria scarpa è sicuramente la superficie di gioco. Le scarpe da tennis sono come minimo tre: da terreni duri (proposta spesso come “all court” (cioè compromesso utilizzabile un po’ dappertutto), da terra battuta e da erba, in Italia quasi introvabili (come i campi per i quali sono pensate…), ma indispensabili per il gioco sui prati e contraddistinte da una scolpitura del battistrada molto particolare (tanti puntini di gomma, come il rivestimento di una vecchia racchetta da ping pong).
Il compromesso All Court - Intanto occorre sgombrare il campo da ogni dubbio. Le scarpe “all court” con battistrada e disegni complessi sono in realtà, come detto sopra, un compromesso… economico. Perchè? Semplice: consentono di avere solo un paio di scarpe da tennis, utilizzabile ovunque, su tutti i terreni. Si tratta quindi di una soluzione buona per chi non ha grandi esigenze di performance e scende in campo non più di 2-3 volte alla settimana (e non sempre sullo stesso tipo di campo).

Sulla terra a spina di pesce - Tutti i giocatori, anche di club, sanno riconoscere una suola specifica da terra rossa. I disegni del battistrada (la parte di suola a contatto col terreno) sono riconoscibili a occhio nudo anche ai meno esperti. Le suole specifiche da terra battuta hanno trame lineari, più semplici e regolari, che occupano in modo uniforme tutta o quasi la superficie di contatto con il campo: la cosiddetta “spina di pesce”. A cosa serve? Per cosa è concepita?
La funzione primaria è banale: evitare che i granelli di terra restino incastrati. Di fatto le trame a spine di pesce hanno funzione di scolo per la terra e permettono al battistrada di “mangiare” meglio la superficie di gioco quando ci si appoggia e si scivola. La lamiera utilizzata per la costruzione dei tetti è ondulata per permettere all’acqua di defluire: il senso è lo stesso.
I disegni della spina di pesce hanno la punta rivolta in avanti proprio per favorire gli spostamenti in avanti. La superficie di appoggio è minore rispetto alle scarpe cosiddette ‘Speed’ (di cui più avanti) ma la scivolata è più efficiente e sicura. In generale sulla terra battuta le gambe sono più divaricate e il piede deve essere reattivo in ripartenza, dopo la scivolata e prima del cambio di direzione.

Speed e punti pivot - La scarpa da terreni hard invece (cemento o tappeti sintetici) ha principalmente due caratteristiche: la superficie di appoggio deve essere maggiore, più ampia; la scarpa deve flettere maggiormente quindi ci vogliono punti di flessione ben precisi.

Come una barca in mare: più superficie si adagia sull’acqua più la navigazione è stabile. C’è bisogno di stabilità visto che gli appoggi su queste superfici possono essere traumatici per ginocchia e articolazioni. Per questo motivo infatti sono facilmente individuabili sui battistrada ‘Speed’ i punti pivot (quasi sempre tre) sotto l’avampiede i quali permettono al piede rotazioni più sicure.

Tomaia e mescola - Dal punto di vista del “vestito” può anche esserci differenza tra scarpe clay, speed o all court. Questo perché la tomaia della scarpa da tennis in ogni caso deve essere traspirante, contenitiva e leggera ma poi sul duro meglio che sia più robusta, tosta e durevole. Magari sulla terra è ancora più fondamentale la traspirazione. E allo stesso modo anche la mescola del battistrada è differente: nelle scarpe Clay più dura per una trazione maggiore; più morbida per resistere anche alle temperature elevate quella delle Speed (come le gomme della Formula 1).
In termini di performance, mentre scarpe All Court (o Speed che dir si voglia) si comportano degnamente sul rosso, l’unico vero errore sarebbe in realtà quello di usare scarpe da terra a spina di pesce su terreni duri, quindi anche abrasivi; al di là della compromessa aderenza al suolo, il battistrada si consumerebbe eccessivamente, e a sproposito.