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UN SIMPOSIO MONDIALE CHE NON SI PUÒ… SCORDARE

Per la prima volta in Italia il meeting annuale Ersa con personaggi mitici nell’ambiente degli specialisti

di Enzo Anderloni | 20 aprile 2018

Per la prima volta in Italia il meeting annuale Ersa con personaggi mitici nell’ambiente degli specialisti. 70 professionisti da tutto il mondo si sono confrontati su customizzazione, incordatura, algoritmi, ‘painting’ e…

di Enzo Anderloni

Una volta all’anno i maggiori esperti della racchetta e della sua incordatura, di filamenti e customizzazioni, di tarature e bilanciamenti, sono disposti a pagare per ritrovarsi e scambiarsi consigli e segreti, apprendere nozioni e tecniche nuove, aggiornarsi sulle novità. Ma che cosa si raccontano in questo convegno per iniziati, chiusi dentro per tre giorni intorno alle loro macchine incordatrici? Abbiamo avuto la possibilità di scoprirlo perché per la prima volta questa specie di ‘Bilderberg’ dell’attrezzo tennistico che è il Simposio mondiale dell’Ersa, European Racket Stringer Associationm si è svolto in Italia, per la precisione allo Sporting Milano 3, il bellissimo impianto di Basiglio che ha ospitato le qualificazione delle Next Gen Atp Finals.
A farci da guida Marco Rossani, punto di riferimento del team degli Incordatori degli Internazionali BNL d’Italia ma soprattutto referente per l’Italia dell’Ersa, che ha organizzato l’evento insieme all’ex pro Marco Crugnola, con la sua società di management che non a caso si chiama ‘Ace’.
“Il Simposio Ersa è un ‘annual meeting’ mondiale – spiega Rossani - che quest’anno prevedeva circa 70 partecipanti. Sono arrivati dal Brasile, da Taiwan, dalla Cina, dalla Turchia, da Germania, Francia, Belgio, Olanda. C’erano i professionisti top della nostra associazione e alcune aziende produttrici interessate a presentare i loro prodotti agli specialisti (quest’anno Dunlop, Yonex, Luxilon e StringLab)”.

Si comincia dal ‘painting’
“La prima relazione verteva sul ‘painting’, cioè la possibilità di intervenire variando la colorazione della racchetta. I maggiori specialisti, rappresentati da Nikki Roenn hanno una sede in Inghilterra e un’altra in Spagna. Sono in grado di realizzare vere e proprie cosmetiche per le racchette. Puntano su lavori molto semplici, senza arrivare a disegni particolari con l’uso dell’aerografo, anche perché le superfici di un telaio sono molto ridotte. Cambiano il colore di base. O magari altri elementi fondamentali del disegno di partenza, come possono essere una nuova colorazione degli inserti verdi su una Wilson Blade. A Milano hanno lavorato con delle semplici bombolette ma nei loro laboratori con apparecchiature dedicate la qualità è superiore, anche se le metodiche di base sono le stesse che hanno illustrato al Simposio”.

Personaggi leggendari
Tecniche particolari ma anche grandi personaggi: il Simposio è anche l’occasione per fare conoscenza diretta di professionisti di fama mondiale.

“A Milano è venuto il mitico Richard Parnell - continua Rossani - con una sua relazione sulle corde in budello naturale. Ha voluto porre l’attenzione sulla qualità ancora ineguagliata del budello, spiegandone i vantaggi, ma anche ragionando su quando (e perché) ha senso usarlo e quando no. Richard è un grande personaggio, uno che ha addirittura ‘inventato’ un nodo di chiusura che nell’ambiente è chiamato proprio ‘nodo Parnell’. Dietro il nome dal suono anglosassone è spagnolissimo, di Fuengirola, con origini italiane. È originario di Saviano: il suo cognome vero sarebbe Panarella, quello di suo nonno che durante la seconda Guerra mondiale è scappato in Gran Bretagna trasformando Panarella in Parnell. Poi è stata la volta di Nico Van Malderen (nella foto con Rossani), uno dei proprietari del marchio belga Luxilon. E’ venuto a Milano a presentare a questo gruppo di operatori selezionati la realtà Luxilon, a far capire che cosa rappresenta a livello mondiale. Ha evidenziato come i filamenti Luxilon siano all’avanguardia anche in ambito chirurgico, aerospaziale e persino in campo edile. Si va ben oltre le corde per le racchette da tennis”.

Il database delle corde
“Anche noi Italiani abbiamo avuto il nostro posto sotto i riflettori - spiega Rossani -. È stato presentato StringingPedia, un portale realizzato da 4 italiani: Giancarlo Sparla, Gabriele Medri, Paolo Aramini e David Mondini. Un database ben indicizzato con tutte le corde, diviso per tipologie”.

L’incordatura progressiva
C’è chi ha lavorato sui database delle corde e chi addirittura sugli algoritmi per gestirne finemente la tensione. “Il Sergetti stringing method, presentato a Milano da Peter Masters, ma portato alla ribalta da Marcus Willis - continua Rossani - è un metodo di incordatura progressivo. L’idea di tarare i kg impostati sulla macchina corda per corda, in funzione della sua lunghezza (le corde centrali sia verticali che orizzontali sono più lunghe di quelle ai lati, alla base o verso la parte alta dell’ovale che andranno dunque tirate meno n.d.r.) non è una novità, ma i fautori del metodo ‘Sergetti’ hanno creato un algoritmo per ottimizzarla in funzione del tipo di corda e del modello della racchetta prescelti. Secondo le loro rilevazioni con questo sistema lo sweet spot (l’area utile d’impatto) passa dal 12% al 70% della superficie dell’incordatura”.

Rotazioni e traiettorie
L’incordatore però non è solo il professionista che sta davanti alla macchina e in meno di 20 minuti realizza l’incordatura perfetta. Può essere anche un ricercatore, uno sperimentatore, un analista. “Un altro personaggio di livello altissimo che abbiamo potuto apprezzare a Milano è Lucien Nogues, incordatore e tecnico che lavora da sempre per Babolat. Al Simposio ha presentato un suo lavoro di ricerca sul rapporto tra la rotazione della palla e la traiettoria da essa generata. Un discorso legato all’incordatura ma soprattutto al comportamento della palla una volta che ha lasciato il piatto corde. Ha parlato di “portanza” della palla nell’aria e dell’effetto Magnus basato sul teorema di Bernoulli. Concetti di fisica, per addetti ai lavori, che però spiegano scientificamente perché un palla colpita con forte top spin si abbassa prima e più repentinamente di una palla che viaggia con analoga velocità e traiettoria ma senza rotazione”.

L’importante è la salute
“La sintesi finale è toccata a Mark Maslowski, il presidente di Ersa - conclude Marco Rossani - che ha voluto ribadire le linee guida fondamentali per un lavoro di qualità sull’incordatura secondo Ersa. Il metodo condiviso a livello planetario da Ersa è semplice ma garantisce qualità ed è mirato soprattutto alla massima protezione del braccio. Vogliamo spingere sull’acceleratore su un concetto di fondo importantissimo: tutelare il più possibile i tennisti dagli infortuni. In quest’ottica è fondamentale insistere sulla scelta della corda giusta per ogni singolo utente, sull’educazione a cambiarla quando è necessario e soprattutto far capire ai tennisti nei club che non devono seguire la moda degli atleti professionisti, perché loro non sono atleti professionisti. Ciò che magari funziona per un top 100 Atp può essere controproducente per l’amatore o il quarta categoria”.
Un messaggio forte e chiaro dal Simposio mondiale, che dopo tre anni a Dusseldorf, due a Malaga e quest’ultima edizione milanese, l’anno prossimo probabilmente avrà luogo a Cambridge, in Gran Bretagna.