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SPECIALE INTERNAZIONALI: COM'ERA CALDO QUEL 1968 A ROMA

L’atmosfera particolare dell’ultima edizione del torneo riservata solo ai ‘dilettanti’ in quel maggio particolare di 50 anni fa

di Enzo Anderloni | 21 aprile 2018

L’atmosfera particolare dell’ultima edizione del torneo riservata solo ai ‘dilettanti’ in quel maggio particolare di 50 anni fa. Mentre gli studenti volevano cambiare il mondo, il tennis voltò pagina ed entrò nell’Era Open

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

Sono in 500, punti isolati di colore sul Centrale del Foro Italico, per vedere Nicola Pietrangeli contro Eugenio Castigliano. È l’ottavo di finale degli Internazionali d’Italia 1968. È l’anno della grande rivoluzione nel tennis mondiale. La Federazione internazionale ha ceduto, ha aperto i grandi tornei, gli Slam su tutti, anche ai professionisti. È iniziato tutto a Bournemouth, gli inglesi hanno ottenuto un contratto di sponsorizzazione molto ricco con una marca di sigarette americane. Fa notizia Mark Cox, dilettante n.3 inglese che batte il re dei professionisti come Pancho Gonzales. Sarà dei più attesi al Foro Italico. A Bournemouth lo avrebbe fermato in semifinale Rod Laver, a sua volta battuto da Ken Rosewall che incasserà i 2.400 dollari del primo premio. Primi dollari ufficiali della storia del tennis Open.

Roma, torneo… aperto
Roma, però, è ancora un torneo aperto solo ai dilettanti, diventerà Open solo nel 1969. Le strade della rivoluzione tennistica non portano a Roma, non ancora. Perché sarebbe servita una richiesta alla Federazione con sei mesi di anticipo, ma soprattutto perché i costi sarebbero aumentati, e i diritti televisivi, le sponsorizzazioni, la vendita dei biglietti non avrebbero bilanciato le spese.

Le strade della rivoluzione invece sono già passate per Roma, città di evoluzione creatrice e passioni violente, che esplodono entrambe alla facoltà di architettura di Valle Giulia, sospesa tra gli scontri raccontati da Pasolini in una poesia molto citata e forse non abbastanza conosciuta, e Renato Guttuso che dipinge la facciata. Dal maggio francese scende un desiderio condiviso, la voglia di diventare protagonisti della propria vita. Per questo gli studenti che occupano le università a Roma, a Milano, a Torino, a Trento, per dire che non vogliono solo un posto nella società ma costruire una società in cui valga la pena trovare un posto. Oggi li chiameremmo anti-sistema ma anche le parole sono diverse in quel maggio caldo in cui Roma si apre al mondo.

Il terzo duello
Il giorno delle finali, Roma è caldissima, asfissiante. Lo sarà anche due settimane dopo, allo Stadio Olimpico, per celebrare il primo, e finora unico, trionfo azzurro agli Europei di calcio. I fratelli d’Italia si destano nella ripetizione della finale contro la Jugoslavia sulla girata del debuttante Anastasi che sancisce il 2-0. E Capitan Facchetti solleva la Coppa. L’Italia dello sport si divide, in quei giorni di maggio, fra il Giro d’Italia che parte e incoronerà Merckx per la prima volta Cannibale, e gli Internazionali che finiscono. Nel terzo duello al Foro fra Margaret Court e Lesley Turner-Bowrey c’è lo stesso spirito delle finali del 1963 e 1964. La federazione australiana fa un’eccezione alla regola degli scarsi rimborsi in Fed Cup e riconosce un premio più alto a Smith per la trasferta a Parigi. Turner-Bowrey chiede lo stesso trattamento, ma viene esclusa dalle convocazioni. È uno stimolo in più nella finale. Vince 2-6 6-2 6-3 e conquisterà il titolo anche in doppio e doppio misto.

Il miglior match
Tom Okker, l’olandese volante che perderà pochi mesi dopo contro Arthur Ashe la prima finale dello Us Open aperto ai professionisti e a fine carriera aprirà una prestigiosa galleria d’arte contemporanea, si impone invece su Bob Hewitt. Sfida l’australiano che gioca per il Sudafrica, più pesante nei movimenti e nei colpi da fondo, sul terreno della leggerezza e del gioco di volo. È il miglior match del torneo, nessuno ha mai giocato meglio in Europa. Okker sale due set a uno, Hewitt attraversa il quarto senza sforzi. Ma nel quinto, scrive l’inviato del Guardian David Gray, “l’olandese è di nuovo gloriosamente libero”. Okker chiude 10-8 6-8 6-1 1-6 6-0. Vola, l’olandese dal temperamento artistico. E con lui vola Roma, verso una nuova era.