-
Archivio News

ITALIA-FRANCIA: NEL '27 QUEL DOPPIO DEI MIRACOLI CONTRO I MOSCHETTIERI

Nel 1927 la Francia di Cochet, Lacoste, Borotra e Brugnon strappò per la prima volta la Davis agli Usa di Tilden e aprì un ciclo leggendario

di Enzo Anderloni | 07 aprile 2018

Nel 1927 la Francia di Cochet, Lacoste, Borotra e Brugnon strappò per la prima volta la Davis agli Usa di Tilden e aprì un ciclo leggendario. Quell’anno rischiò solo una volta: a Roma contro l’Italia di De Morpurgo e De Stefani. Nella giornata del doppio, riviviamone uno… storico

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

I dirigenti dell’Automobile Club di Roma stavano ultimando i lavori del Circuito automobilistico. L’opinione pubblica e la politica mondiale guardavano a Mosca, al Cremlino, preoccupati che dopo le ultime notizie potesse rompere l’alleanza con la Francia. L’Italia, invece, dibatteva su Torino-Bologna, sull’arbitro Pinasco, su un gol e una partita annullata che porteranno alla revoca dello scudetto granata. In quel giugno del 1927 che tanto somiglia alla primavera del 2018, la Francia dei quattro moschettieri, René Lacoste, Henri Cochet, Jean Borotra e Toto Brugnon che sta per iniziare un lungo regno in Coppa Davis, scende al Tennis Club Roma per il quarto di finale della Zona Europea. Il presidente De Minerbi vuole farne il club più chic della capitale, vuole sfidare il Parioli, dove gioca spesso il re di Svezia. Durerà poco: i soci, poco disposti a pagare le 4 mila lire di quota, passeranno al circolo rivale.
L’Italia parte sfavorita e chiude la prima giornata sotto 2-0. Giorgio De Stefani, il gentiluomo che si passava la racchetta dalla destra alla sinistra e tirava due dritti, cede in tre set a Henri Cochet che, scriveva Mary K. Browne della United Press, “potrebbe diventare più forte di Tilden perché riesce a colpire in anticipo come nessun altro”. Il ministro delle finanze, Volpi, ammira però il gioco del barone Hubert De Morpurgo, cittadino asburgico di passaporto italiano. Dava il meglio nelle grandi occasioni, e a Roma portò al quinto René Lacoste, il più giovane e austero dei Moschettieri.

Capolavoro… doppio
In doppio la Francia schiera la sua coppia migliore: la roccia Jacques Brugnon e Cochet, il figlio del custode del Tennis Lione che disegna arabeschi con la racchetta. È lui, dirà Sydney Wood, l’unico vero mago nella storia del tennis.
L’Italia conferma De Stefani e De Morpurgo (nella foto a sinistra), praticamente il capo del clan azzurro. Racconta Gianni Clerici, in 500 anni di Tennis, che il barone rifilò un memorabile schiaffo al gentleman De Stefani, suo allievo, la prima volta che lo sconfisse in campo. Ma quel 12 giugno 1927, i due firmano un capolavoro e vincono 6-4 6-4 6-4. Nell’ultima giornata, il ponentino non allevia il caldo insostenibile di un’estate in anticipo. Cochet è sfibrato, De Morpurgo si esalta. Vince 7-5 5-7 6-1 7-5. I francesi non si aspettavano quell’improvviso spettacolo di brillantezza. Così, avendo permesso al Basco Salterino Jean Borotra di rimanere a Milano per affari (si occupa di distributori di benzina per la SATAM), devono correre in albergo e far rialzare in qualche modo Lacoste, rimasto a letto abbattuto dal troppo caldo.

Il sogno e il risveglio
De Stefani, che in quegli anni sarà il miglior secondo giocatore di Davis d’Europa, francesi esclusi, ha la sua grande occasione. È ancora giovane, inesperto, non è ancora il finalista del Roland Garros 1932, il n.9 del mondo di cui Fred Perry non riusciva a leggere i passanti. Il suo tennis autodidatta, è un mancino diventato ambidestro perché la mamma l’ha costretto a usare la destra, ha qualche limite nella corsa in avanti e nel gioco di volo. Ma è abbastanza testardo da vincere il secondo set, dopo aver perso il primo. L’Italia sogna. Ma il risveglio è amaro. Lacoste chiude 6-3 6-8 6-1 6-3 e firma quella che rimane l’ultima vittoria della Francia in Italia in Coppa Davis. Ci sarà lui, al posto del capitano Gillou, al Germantown Tennis Cricket Club di Philadelphia per l’ultimo singolare del Challenge Round. Cochet sfida “Little Bill” Johnston. “Non ha servizio, non ha rovescio, non tira forte ma non sai mai dove manderà la palla”, dirà Lacoste. Cochet vince. “Un singolo giocatore non avrebbe potuto battermi”, dirà Tilden. L’ha battuto una squadra. Uno per tutti, tutti per uno. Inizia l’era dei Moschettieri.