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VERSO ITALIA-FRANCIA: INTERVISTA ALL'ESORDIENTE MATTEO BERRETTINI

Parla Berrettini, per la prima volta in maglia azzurra: “I titolari sono altri, ma io mi voglio far trovare subito pronto”

di Enzo Anderloni | 05 aprile 2018

Parla Berrettini, per la prima volta in maglia azzurra: “I titolari sono altri, ma io mi voglio far trovare subito pronto”. L’ingresso nei Top 100 dà fiducia: “Tra Australian Open e Doha m’è scattato qualcosa: la strada è giusta”

di Alessandro Nizegorodcew - foto Getty Images

Ingresso tra i Top 100, prima convocazione in Nazionale e una crescita costante ed esponenziale. Matteo Berrettini sta vivendo un periodo da sogno, culminato con le vittorie su Sugita, Basic, Smyczek e Fucsovics nel Challenger Atp di Irving. “Non ho giocato particolarmente bene - racconta ‘Berretto’, come lo chiamano nel circuito - ma sono stato sempre attento e concentrato. In finale contro Kukushkin ho sofferto il suo stile di gioco, ma sono contento del risultato raggiunto. I Top 100? Si tratta di un nuovo punto di partenza, non di arrivo. Devo migliorare ancora tantissimo”.

Top 100 ma anche prima convocazione in Coppa Davis.
“Lo scorso anno avevo realizzato il sogno di scendere in campo, contro Fabio Fognini, sul Centrale del Foro Italico. Nel 2018 è arrivata la mia prima convocazione in Coppa Davis subito dopo essere entrato tra i Top 100. È un periodo davvero positivo. La sfida con la Francia (6-8 aprile, Genova, ndr) sarà difficilissima perché i transalpini sono campioni in carica e sanno adattarsi bene a ogni tipo di superficie. Sono consapevole di avere davanti a me tennisti come Fognini, Seppi e Lorenzi, certamente più meritevoli di giocare titolari, ma mi farò trovare pronto qualora dovesse servire il mio apporto. Non vedo l’ora di vivere le emozioni della Davis e fare il tifo come un matto”.

Negli ultimi mesi hai raggiunto i migliori risultati sul cemento, ma anche sulla terra ti sei sempre trovato bene.
“Sono cresciuto sul ‘rosso’ e amo giocare su questa superficie. Ho raggiunto i migliori risultati sul veloce, è vero, ma nelle prossime settimane spero di tornare a fare tanti punti anche sulla terra battuta. Dopo la Coppa Davis dovrei giocare il Challenger di Barletta per poi disputare un buon numero di tornei del circuito maggiore”.

A cosa è dovuto il salto di qualità?
“Credo di essere cresciuto dal punto di vista degli spostamenti e sul rovescio, anche se c’è ancora tanto lavoro da fare. Ho migliorato lo slice, ma non devo abusarne. Inoltre ho acquisito una maggiore consapevolezza con servizio e dritto, che rimangono le mie armi principali. Nel complesso è stata una trasferta nordamericana lunga e positiva, tra Indian Wells, Irving e Miami, con tanti match giocati che mi hanno fatto crescere e capire in che cosa dover migliorare per raggiungere il livello dei Masters 1000”.

Che differenze hai notato tra i Challenger e i Masters 1000?
“Vedere e analizzare gli allenamenti dei tennisti che vivono l’alto livello da anni è importantissimo. La sensazione è che i giocatori più esperti e abituati al circuito Atp stiano in campo in maniera più consapevole rispetto a noi giovani. Indian Wells e Miami sono state due grandi opportunità da cui imparare”.

Cosa manca per arrivare a quel livello?
“Mi sto affacciando a questo livello con continuità da pochissimi mesi. Ho giocato il mio primo slam in tabellone agli Australian Open e, a Doha, ho conquistato il primo match in un main draw Atp contro Troicki. Sono state esperienze importanti, che mi hanno dato la consapevolezza di poter giocare a livello del circuito maggiore. Mi manca qualcosa, ma allo stesso tempo penso di potermela giocare alla pari con i Top 50”.

Obiettivi?
“Non sono solito pormi degli obiettivi rispetto a risultati e ranking. Devo ancora seminare molto, come mi ripete sempre il mio coach Vincenzo Santopadre. È il modo per poter poi raccogliere nei prossimi anni. Per questo motivo cercherò di giocare il più possibile nel circuito Atp. Voglio continuare così, perché sento che è la strada giusta”.