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BAD BOYS SÌ O NO, ADESSO TOCCA A LORO

Federer, battuto a Miami dall’aggressivo australiano Kokkinakis sceglie il volto di Nick Kyrgios, compagno di avventure di Kokki, per promuovere la Laver Cup

di Enzo Anderloni | 28 marzo 2018

Federer, battuto a Miami dall’aggressivo australiano Kokkinakis sceglie il volto di Nick Kyrgios, compagno di avventure di Kokki, per promuovere la Laver Cup. Il re del tennis di oggi vede evidentemente in temperamenti sanguigni come i protagonisti del futuro

di Enzo Anderloni

A giudicare dal sorrisone con cui si è congratulato con Thanasi Kokkinakis a fine partita a Miami, quel rovescio in back senza intenzione, affossato in rete sulla seconda di servizio dell’avversario proprio nel matchpoint, deve essere stato una liberazione. Un Roger che non alza il livello nel momento decisivo, così passivo quando avrebbe l’occasione di salvare ancora la partita, è un Roger che non si sta divertendo, a cui si è spenta la scintilla di una nuova sfida da raccogliere.

E in effetti per Federer l’impegno di rivincere Indian Wells e Miami, in una carriera da quasi 20 anni e 20 Slam si deve essere trasformato quest’anno in una missione da travet. Vado a farlo e ce la metto tutta ogni giorno perché devo. Perdere con il giovane Kokki, uno astioso, che lui conosce molto bene perché l’ha voluto come compagno di allenamenti a Dubai ma che impiega mezzo secolo per battere (pausa media tra un punto e l’altro nel match con Roger 29 secondi contro i 16 dello svizzero) e poi ti tira un missile che quasi non vedi, non gli è piaciuto. Come non gli era piaciuto cedere a Del Potro a Indian Wells.

Però, come succede qualche volta quando ti salta quella cena o quell’impegno con gli amici ma in qualche modo ti senti sollevato, perché puoi star fermo senza sentirti in colpa, Roger sorride e stacca: largo ai giovani. Lascia spazio a loro a Miami. Lascia anche il n.1 e il ‘divertimento’ di dover riconfermare quattro titoli sul “rosso” a Rafa Nadal. Ci rivediamo fra un paio di mesi sull’erba. A proposito di giovani, l’idea del prossimo futuro lo stesso Roger deve avercela piuttosto chiara se per promuovere la sua classicissima Laver Cup, si è portato a Chicago Nick Kyrgios. Tra la finale in California e l’esordio in Florida ha trovato il tempo per volare nell’Illinois dove si sono fatti trovare anche il quasi ottuagenario Rod Laver e l’ormai incanutito John McEnroe per una bella foto con Nick-la-peste.

Il pepe della prossima sfida tra Europa e Resto del mondo l’ha individuato nell’accostamento del suo volto di monarca assoluto dell’eleganza e sportmanship con quello del ‘bad boy’ più talentoso del circuito. Uno non sempre “politically correct”.

Col taglio di capelli da calciatore, il brillantone all’orecchio, la catenona d’oro al collo, l’incedere da bullo e certi atteggiamenti e dichiarazioni, Kyrgios non piace a tutti. Tennisticamente fa paura e di certo è una testa pensante, ha personalità, non te le manda a dire. Ha cominciato a mettere in discussione pubblicamente l’etichetta che si sente addosso. Ha stigmatizzato su twitter un lancio di racchetta ‘impazzito’ della sua connazionale Gavrilova, che ha sfiorato un raccattapalle, affermando che se l’autore del gesto fosse stato lui sarebbero arrivate condanne pesantissime dei giudici e dai media di tutto il mondo. S’impegna. Ha partecipato in modo ben più che formale alla commemorazione della tragedia della Marjory Stoneman Douglas High School, la scuola dove lo scorso 14 febbraio furono uccise 17 persone.

Compagno di avventure di Kokkinakis (che dopo aver battuto Federer ha perso lottando con Fernando Verdasco non senza averlo affrontato a brutto muso perché lo spagnolo aveva qualcosa da ridire con il padre di Kokki che si agitava in tribuna), Kyrgios si è fatto tatuare sulla mano destra, quella che impugna la racchetta, una massima semplice, solo due parole ma significative: Inspire others, sii di ispirazione per gli altri.

Negli ultimi vent’anni circa questo compito lo ha svolto Federer, insieme ai suoi compagni di avventura. E il tennis è diventato un fenomeno di riferimento planetario. Se Nick e i suoi (gente col caratterino dei Medvedev, Zverev, Coric) si sentono pronti ad assumersi la responsabilità, il momento è propizio. Tocca a loro.

Articolo tratto da SuperTennis Magazine n. 12- 2018

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SuperTennis Magazine – Anno XIV – n.12– 28 marzo 2018

In questo numero

Prima pagina –Adesso tocca a loro Pag.3

Circuito mondiale –Bad boys, si o no? Pag.4

Terza pagina – Miami trasloca oltre il ponte Pag.8

Focus Next Gen – Polmans vuol venire a Milano Pag.10

I numeri della settimana –Tre sconfitte rumorose Pag.12

Il tennis in tv – A ritmo di Charleston Pag.14

In Italia– Dai banchi di scuola alle tribune degli IBI18 Pag.15

Pre-qualificazioni IBI 18 – Roma e il Foro Italico: un sogno senza età Pag.16

Circuito Fit-Tpra – Tutti pazzi per i Grand Prix Pag.18

Personal coach – Sui battiti e beat, migliorai… ballando Pag.20

Racchette & dintorni: Si è ristretta la racchetta? Pag.22

L’esperto risponde – Durante un match si può essere trattti per crampi? Pag.25