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MI SI È RISTRETTA LA RACCHETTA? QUESTIONE DI POLLICI

Uno degli attrezzi più classici, la Head Prestige MP, passa da 98” a 95” di piatto corde

di Enzo Anderloni | 30 marzo 2018

Uno degli attrezzi più classici, la Head Prestige MP, passa da 98” a 95” di piatto corde. Ma è solo perché adesso l’azienda ha deciso di misurarla all’interno del telaio. Ecco i nuovi trend e un colpo d’occhio ai pollici quadrati

di Enzo Anderloni

“Oddio mi si è ristretta la racchetta!”. “No, tranquillo. Era già piccola così. Ma non lo sapevi”. Potrebbe essere questo il botta e riposta tra due appassionati di tennis dopo che il primo, navigando tra i dati delle nuove Head Prestige MP e PRO, scopre che il piatto corde è passato, da un anno con l’altro, da 98 pollici quadrati a 95.
Una controtendenza che lascerebbe di stucco: nel progredire delle prestazioni negli si è andato sempre guadagnando qualcosa in termini di generosità del piatto. Anche Federer tre anni fa è passato dalla sua vecchia Wilson da 90 pollici quadrati a una nuova Wilson da 97. Guadagnando in facilità di gioco e spinta.
Perché per un grande classico del gioco agonistico di controllo e precisione come Prestige, alla Head avrebbero deciso di invertire il percorso?
In realtà non è successo niente del genere: la notizia, comunque singolare, è che i tecnici austriaci si sono improvvisamente accorti che per queste racchette, e solo per queste, avevano sempre calcolato la superficie del piatto misurandola sul profilo esterno del telaio. Di tutte le altre racchette, loro e altrui, vengono invece comunicate le dimensioni del piatto rilevate internamente al telaio.
Sollecitati da segnalazioni dei consumatori statunitensi, più pignoli degli europei, hanno riconsiderato la questione e deciso di adeguare allo standard anche le Prestige, indicando la grandezza del piatto all’interno: che è di 95 pollici quadrati.
La vera curiosità è che nessuno in questi anni si era lamentato che il piatto delle Prestige fosse troppo piccolo. Forse perché certe differenze sono difficili da percepire. Forse perché per certi tipi di gioco un ovale più severo e votato al controllo premia rispetto a dimensioni più generose.

Pollici che fanno la differenza
Per prima cosa abbiamo voluto renderci conto visivamente (e condividere con voi) quanto evidente sia la differenza di tre pollici quadrati su una racchetta da tennis. In queste pagine la proponiamo in scala 1:1. Beh, fa un certo effetto. Il singolo ‘square inch’, quadratino da 2,54 cm per lato, sembra piuttosto ininfluente. Quando si passa a 3, le cose cambiano: è un’area d’impatto dove entra comodamente un’intera palla da tennis. Di sicuro, dunque una differenza la fa.

Eppure su approssimazioni di questo genere si è a lungo giocato nel mondo dell’attrezzo tennistico. Esempio su tutti, la dimensione comunemente assegnata agli storici ‘racchettoni’, in particolare quelli di Prince, che hanno fatto la storia. Per tutti, e per tanti anni, sono state racchette da 110 pollici quadrati. Sinonimo di racchette ‘oversize” si contrapponevano alle ‘midsize’ da 90 pollici quadrati. In realtà il loro piatto corde, quello della mitica Graphite di Andre Agassi, Michael Chang, Monica Seles, Gabriela Sabatini ecc.ecc. era da 107 pollici quadrati. Come sarebbe stato poi specificato chiaramente anche dalla Casa.
È strano dunque come quello che dovrebbe essere un dato certo, matematico, abbia assunto nel tempo una valenza psicologica. E sia comunicato al pubblico in funzione delle tendenze.

È noto nell’ambiente delle Case produttrici che per certe racchette iper-leggere, iper-tecnologiche e iper-dimensionate, quelle studiate per il pubblico degli amatori o degli agonisti veterani, non si vada oltre una certa dimensione nella comunicazione. Il potenziale acquirente potrebbe vergognarsi di acquistare una racchetta troppo generosa (e, parliamoci chiaro, vantaggiosa). Dunque si finisce per fermarsi poco oltre i 115 pollici quadrati nelle indicazioni ufficiali. Poi magari la realtà va ben oltre i 120. E non c’è assolutamente niente di male. Anzi.

Il momento della verità
L’azione chiarificatrice di Head giunge in realtà in un momento in cui c’è un piccolo ma significativo ritorno a dimensioni contenute, a partire proprio dalle nuove generazioni e dai tennisti di alto livello che potrebbero avvantaggiarsi di attrezzi più “facili”. Già il giapponese Nishikori aveva scelto una Wilson Burn da 95. Addirittura un giovanissimo come il canadese Shapovalov, dal tennis rischioso e spumeggiante, ha scelto una Yonex VCore da 95. E dai 95 pollici quadrati non si schioda Juan Martin Del Potro con la sua Wilson Burn FST 95, che non si discosta dalla sua vecchia, inseparabile Wilson Six One 95.
In conclusione: una sempre maggiore chiarezza su questo tipo di informazioni sarebbe un gran bene per tutti. Al tempo stesso questi valzer di centimetri/pollici (anche solo virtuali) dovrebbero spingerci a non farci condizionare troppo da alcuni dati tecnici e a orientare le nostre scelte sulla base delle prove sul campo, senza pregiudizi. C’è chi è prevenuto su racchette al di sotto dei 98 pollici quadrati, chi si spaventa se un telaio supera i 300 grammi. Ancora prima di prenderlo in mano. Ed è uno sbaglio.
Il segreto della performance di un attrezzo è nella bontà del suo progetto e nel modo in cui interagisce con il nostro modo di giocare. Esistono piatti corde piccoli che aiutano molto di più sulle palle non perfettamente centrate rispetto ad altri, più ampi. Di certo, a parità di condizioni strutturali, una superficie più ampia offre più spinta e tolleranza. Non ci resta che provare e cercare il meglio per noi. Però con la mente sgombra e il campo ben aperto davanti.