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PARLA POLMANS, IL "LEGIONARIO" NEXT GEN

Il ventenne australiano, sempre in campo col cappello cosiddetto da legionario, nel 2018 ha vinto 22 partite su 25

di Enzo Anderloni | 29 marzo 2018

Il ventenne australiano, sempre in campo col cappello cosiddetto da legionario, nel 2018 ha vinto 22 partite su 25. Un ruolino di marcia che lo tiene fisso nei Top 10 della Race to Milan. Il salto di qualità? Sul cemento di casa di Launceston, dove ha vinto il primo Challenger

di Alessandro Nizegorodcew
foto Getty Images e J. Anthony Top Seed

“Sarebbe un grande traguardo poter partecipare alle Atp Next Gen Finals 2018. Farò del mio meglio per qualificarmi”. Marc Polmans ha le idee chiare e sa come raggiungere i propri obiettivi. Fiducia, consapevolezza e continuità. Venti vittorie consecutive, un titolo Challenger e tre allori Futures in un 2018 iniziato con i fuochi d’artificio. Questo il biglietto da visita del giovane tennista australiano, classe 1997 e n.197 Atp, che sta vivendo un’annata da sogno. La Race to Milan, che lo vede stabilmente tra i primi 10, testimonia un importante salto di qualità, ma Polmans non si monta la testa. “Ho tante cose da migliorare - ci spiega -, in particolare sulla parte atletica e sul servizio”.

Da Durban a Melbourne
Marc Polmans nasce a Amanzimtoti, in Sudafrica, il 2 maggio del 1997. I genitori sono entrambi professionisti di badminton e papà Gavin è nel giro della nazionale. “Ma io ho iniziato a giocare a tennis a Durban, a 4 anni, perché ci giocava il fratello minore di mia mamma - racconta -. Ho amato questo sport sin dall’inizio e mi ritrovavo a giocare ore e ore contro il muro di casa. Sin da piccolo il mio sogno era quello di diventare un professionista”. La famiglia Polmans decide di trasferirsi in Australia nel 2007 scegliendo come meta la città di Melbourne.

“I miei genitori hanno deciso di cambiare radicalmente alla ricerca di uno stile di vita migliore e, non per ultimo, anche per darmi la possibilità di crescere tennisticamente sotto l’egida di Tennis Australia, visto che in Sudafrica il tennis non è molto popolare. Ho avuto la fortuna che Tony Vermaak, mio primo allenatore, si sia trasferito in Australia così da poter continuare a lavorare insieme a lui. Sono legato al mio paese natale, ho tanti amici e familiari che vado spesso a trovare, ma mi sento australiano e per sempre rappresenterò questa bandiera”.

Un 2018 da impazzire
Ventidue vittorie e tre sconfitte. Questo il ruolino di marcia di Polmans nei primi tre mesi di stagione. Il salto di qualità è giunto sul cemento di casa di Launceston, dove Marc ha conquistato il suo primo challenger della carriera. In sequenza sono giunti tre Futures consecutivi, due su erba e uno su terra battuta, a dimostrazione della grande capacità di adattamento a ogni superficie. “Mi piace giocare su ogni genere di campo e il mio tennis è particolarmente vario - spiega -. Cerco di utilizzare la palla corta e provo a venire spesso a rete per mettere pressione ai miei avversari. Il mio idolo è Roger Federer, che considero il miglior giocatore di tutti i tempi anche e soprattutto per la varietà del suo tennis”. Il prossimo step prevede di giocare solamente tornei Challenger per poi approdare al tour Atp. “Il mio attuale obiettivo è migliorare il servizio, sia in precisione che in potenza. Devo anche diventare più forte sotto l’aspetto fisico e più veloce per coprire ancor meglio il campo. Devo crescere ancora molto, e ne sono consapevole”.

Doppista di lusso
Il giovane ‘aussie’ è anche un grande specialista del doppio, che lo ha visto brillare sia a livello giovanile che professionistico. Tanti i successi raggiunti da junior con l’amico Jake Delaney, insieme al quale ha trionfato all’Australian Open nel 2015 (arrivando nei quarti di finale in singolare dopo aver battuto Shapovalov). Da professionista, in coppia con il connazionale Andrew Whittington, si è spinto sino alla semifinale dello Slam down-under, superando coppie di alto livello come Rojer/Tecau ed Herbert/Mahut.