-
Archivio News

DEL POTRO E FEDERER, UN’ALTRA CATEGORIA

L’argentino, tornato molto vicino agli standard che gli permisero di vincere gli Us Open nel 2009, ha dato vita a un confronto di livello altissimo con lo svizzero

di Enzo Anderloni | 21 marzo 2018

L’argentino, tornato molto vicino agli standard che gli permisero di vincere gli Us Open nel 2009, ha dato vita a un confronto di livello altissimo con lo svizzero. Un tennis che mancava da quando i Fab Four hanno cominciato a scricchiolare fisicamente e che rimarca l’eccezionalità di questo gruppo di campioni nel quale un “Palito” meno sfortunato avrebbe avuto un posto fisso

di Enzo Anderloni - foto Getty Images

Non eravamo più abituati a emozioni così. Roba forte, di un’altra categoria. Il rumore dell’impatto del diritto da 100 miglia orarie di “Palito” Del Potro, con il pubblico del deserto californiano che fa “ooh”, come i bambini. Il Più Forte di Sempre che non riesce a rispondere a servizi devastanti e sente che la palla dell’avversario pesa troppo. Diventa frettoloso, nervoso, perde la perfezione del suo ritmo esecutivo. Quel livello di tennis è roba forte anche per lui che si chiama Federer.
La sfida finale di Indian Wells ci ha riportato, come per incanto, nella magia del tennis dell’ultimo decennio, quello dei fenomeni assoluti. E se Federer è il più forte di tutti i tempi, come ha definitivamente certificato la leggenda Rod Laver regalandogli una delle sue vecchie Dunlop di legno, simbolo di passaggio del testimone, è anche merito del fatto che ha avuto avversari di statura incredibile.

Se non si fosse ripetutamente infortunato, se non avesse dovuto farsi operare quattro volte, tre al polso sinistro, uno come Juan Martin Del Potro sarebbe stato il quinto dei Fab… Four. E che razza di tennis siano capaci di mettere in campo questi fenomeni l’abbiamo improvvisamente rivisto sul centrale di Indian Wells. Qualcosa che sta una spanna sopra alla “normale” eccellenza. E infatti sua Eccellenza Federer ha perso l’aplomb, è stato spinto a scavare talmente tanto in fondo alle sue capacità da scegliere persino di tirare addosso al suo avversario pur di prendersi un punto importante. Cose che un signore come lui fa solo se ha un coltello alla gola.

Il fatto che da straordinario campione Federer sia riuscito a crearsi le occasioni per vincere anche in tale frangente e che le abbia fallite rischiando più del dovuto (perché sentiva che la qualità dell’avversario richiedeva soluzioni al limite delle sue possibilità) rinforza ulteriormente i meriti dell’argentino, capace nel 2009 agli Us Open di strappare la finale allo svizzero ma soprattutto di prendere letteralmente a pallate Nadal in semifinale, nel momento in cui il binomio “Roger-Rafa” spazzolava tutto.

Il recupero di Del Potro a questo livello è una grande notizia, che il circuito Atp avrebbe potuto annunciare con molto anticipo se i suoi metodi di calcolo delle classifiche non avessero richiesto quasi due anni di rincorsa/purgatorio allo sfortunato argentino per recuperare un ranking che gli consentisse di affrontare i tabelloni con una testa di serie adeguata. E quindi di non dover impattare con un Top 10 ai primi turni come gli succedeva nel 2017 nonostante avesse già dimostrato nella seconda metà del 2016 (anno in cui conquistò l’argento alle Olimpiadi e guidò l’Argentina alla conquista della prima Coppa Davis andando a battere Andy Murray allora n.2…) di essere uno dei tre/quattro giocatori più forti in assoluto ma piazzato dal ranking di fine 2016 solo al n.38.

I lampi d’eccellenza accecante di Indian Wells non ci hanno impedito di entusiasmarci anche per quello che è successo nell’Atp di Inving, Texas: raggiungendo la finale il nostro Matteo Berrettini (nella foto a destra), 21 anni, ha ottenuto i punti per entrare per la prima volta tra i primi 100 giocatori del mondo, al n.95. Era solo un Challenger, ma con i suoi 150.000 dollari di montepremi aveva un cast da circuito maggiore.

Le prime otto teste di serie erano comprese entro i primi 77 giocatori del mondo e il n.1 era il giapponese Sugita, n.40, l’avversario che costrinse Fabio Fognini a un’epica battaglia nella recente sfida di Davis. Ebbene, al di là del simbolico abbattimento del muro dei 100, la sensazione più bella che Berrettini trasmette è di essere in grado di esprimere un tennis che emerge naturalmente anche in un tabellone così, battendo proprio Sugita, poi l’americano Smyczek n.117, il bosniaco Basic, n.75, e l’ungherese Fucsovics, n.60.

Era dall’esplosione di Fognini, un decennio fa, che non avevamo un Top 100 così giovane. Gran bella prospettiva per lui e per gli altri talenti azzurri che stanno facendo la corsa con lui.

Articolo tratto da SuperTennis Magazine n. 11 - 2018

Per scaricare il numero completo della nuova rivista settimanale potete CLICCARE QUI Registrandovi al servizio My Fit Score potrete riceverla automaticamente ogni mercoledì via newsletter. La rivista è scaricabile (e stampabile) in formato pdf.

SuperTennis Magazine – Anno XIV – n.11– 21 marzo 2018

In questo numero

Prima pagina –Un’altra categoria Pag.3

Circuito mondiale –Bentornato Delpo! Pag.4

Circuito mondiale –Osaka formato Slam Pag.6

Terza pagina – Da Steffi a Serena, un secolo fa… Pag.8

Focus Next Gen – Hurkacz, che colpi! Hubert l’ambizioso Pag.10

I numeri della settimana –Finalmente un 1.000 Pag.12

Il tennis in tv – Ogni giorno, Miami live Pag.14

Pre-qualificazioni IBI 18 –Le frecce del Sud: tutti verso Roma Pag.16

In Italia– Genova in prima fila: c’è la Francia di Davis Pag.20

Circuito Fit-Tpra – Dopo Indian Wells c’è un nuovo leader Pag.22

Personal coach – Gioca e… tieni il tempo: in campo col metronomo Pag.24

Racchette & dintorni: Rafa alla Decima mentre Roger vola Pag.26

L’esperto risponde – Che infortunio ha subito Andy Murray? Pag.29